Ancora echi della mostra ‘La pittura dell’incanto’

30 aprile 2009 0 commenti
Ancora echi della mostra ‘La pittura dell’incanto’
Ancora echi della mostra ‘La pittura dell’incanto’

Intanto una domanda: ‘Boschetti il Brughel di Romagna?’

PITTORI. Questo è un contributo modesto ma che a suo modo si spera utile, scritto a margine della mostra ‘La pittura dell’incanto’ dedicata da Santarcangelo a Giuseppe Boschetti presso i ‘Musei Comunali’, nei mesi di dicembre 2006/gennaio 2007.

BOSCHETTI BRUGHEL DI ROMAGNA? Boschetti, molto prima di questa mostra, è per quei pochi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo fin dai primi passi il Brughel della Romagna. Una convinzione avvallata, più avanti, anche dallo scrittore e critico d’arte tedesco Roland Gunter, che precisa: “ E’vero, come pittore Brughel è stato certamente un suo antenato, un antenato che Boschetti ama e conosce molto bene”. Nell’opera La Riunione( 1991), infatti, un quadro del maestro fiammingo è visibilmente riconoscibile sulla parete della stanza. Certo, quanto evidenziato nella mostra omnia del ‘maestro’ santarcangiolese, è molto di più. Per la prima volta, almeno al grande pubblico, Boschetti ha dato infatti una visione di sé piuttosto complessa, sostanziosa e strabiliante; tale almeno da meritare ulteriori e più esaurienti approfondimenti in vista di una ‘consacrazione’ definitiva e ai massimi livelli che in tanti sostengono essere ormai doverosa. Ma questo rapporto a distanza con Pieter Brughel ( 1525/1569) è uno di quegli aspetti che incuriosiscono di più. Affinità ce ne sono, umane ma anche sul modo di ‘fare’ pittura. Il fiammingo, come annota Giovanni Arpino, in pieno Cinquecento, non si dedicò a decorare altari o chiese o palazzi o altri luoghi pubblici; dipinse invece per gli amici, per i pochi collezionisti che lo ammiravano, per sé. E non fu neppure un ‘burlone’, come parve ad alcuni critici ottocenteschi francesi, ma un uomo mite, serio, di poche parole, gran lavoratore, attento scoprire l’umanità attorno più che ad indulgere sul pettegolezzo quotidiano. Più o meno dicasi di ‘Pino’ Boschetti. Sotto l’aspetto umano e artistico. Anzi, per lui, ‘fare’ pittura sembra essere un ‘fatto’ del tutto personale; coltivato da sempre, da quand’era dipendente comunale, con passione autentica d’autodidatta, nel suo ‘studiolo’ nascosto in un maestoso ed antico palazzo di fronte alla Collegiata. Non cede quadri che a pochissimi, accumulando così un ‘patrimonio’ unico e completo di un percorso d’arte davvero singolare.
Brughel è il pittore del ‘mondo contadino’. Boschetti è il pittore “della sua piccola città, rivelata in ogni angolo, immersa nella campagna, non lontano dal mare e ai piedi della rocca di San Marino”. Il mondo contadino del pittore di Fiandre, è rivelato nel più minuto particolare anatomico, di costume e di atteggiamento, evitando l’idillio e risaltando semmai scene dove “ persino Cristo è umiliato, dove la fede è derisa o ridotta a semplice oggetto di superstizione, dove la crapula e la paura e la deformazione fisica e morale sono all’ordine del giorno”, pur se incastonati “ in paesaggi di sogno, tra grani e faggi, tra querce e giaggioli, tra fieni e miti pecore e dolci covoni e acque in riposo e ghiacci virginali”. Il piccolo mondo cittadino del pittore santarcangiolese, invece, non è soltanto disegnato, “ è guardato dal di dentro, fatto com’è di una miriade di personaggi e scenari”. Rappresentando così la complessa realtà di un mondo che riemerge dalla memoria; un mondo arcaico e forse idealizzato al punto da renderne impossibile una collocazione temporale precisa. Un’ ultima affinità. Brughel aveva iniziato con grandi quadri, con fitti e gremiti racconti, e solo verso la fine della vita aveva cambiato composizioni e soggetti. Anche Boschetti è un meraviglioso “narratore di storie”. Basta mettere a confronto, da una parte, opere quali ‘I proverbi fiammingi’ e ‘Lotta tra Carnevale e Quaresima’, ma anche ‘ La giornata buia’, ‘La fienagione’, ‘La mietitura’, ‘I cacciatotori nella neve’, ‘La danza nunziale’ e il ‘Corteo nunziale’, ‘Il paese della Cuccagna’ ed altri ancora; e, dall’altra, ‘Il teatro in piazza’ ( 1978), la ‘Fiera di San Martino’( 1979) e la ‘Serata d’estate’.

Tante affinità, dunque, ma anche tante diversità: tutte qui? No di certo. Soprattutto perchè, rispetto al maestro di Fiandre, Boschetti realizza un percorso compositivo, cromatico ed umano tutto suo e attuale. Cimentandosi nella raffigurazione di un registro tematico, davvero ampio e sorprendente: povertà e dignità, erotismo, vanità umana e quotidianità, religione e anticlericalismo e così via. Da approfondire e da scoprire ulteriormente, è ovvio, magari tramite altri utili contributi.

Roberto Vannoni

Nella immagine, un ‘giovane’ Boschetti ( qui ritratto da Massimo Montanari) ripreso davanti al suo ‘cavalletto’ durante una ‘seduta creativa’.

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