L’autunno, le fiere, colorano e vivacizzano la città

30 aprile 2009 0 commenti
L’autunno, le fiere, colorano e vivacizzano la città
L’autunno, le fiere, colorano e vivacizzano la città

Colore e vitalità sono anche gli ingredienti ‘naturali’ dei tanti ‘menù’ offerti dagli artisti di Santarcangelo: poeti, ormai famosi, ma anche pittori, numerosi, di epoche distanti tra loro. E di maestri del colore Santarcangelo ne ha cresciuti diversi: dall’eponimo Guido Cagnacci ( 1601/1663) ad altri, più recenti, numerosi al punto che è un peccato dimenticarne qualcuno: Moroni, Turci, Lombardini, Bernardi, Astolfi, naturalmente il ‘grande’ Pino Boschetti e altri ancora come Beltrambini e Tanzi, recentemente scomparsi.

E potrebbe essere proprio Guido Cagnacci, in teoria, ad offrirci spunti insospettati. Di lui, inquieto girovago, oggi, non si trova molto nella città natia ( eccezion fatta per due opere alla Collegiata). Certo, sarebbe interessante ‘ reincontrarlo’ da qualche parte. Sarebbe molto interessante. Perché personaggio, controverso, indocile, geniale. Perchè autore di approdi artistici notevoli come quello, terminale, alla corte imperiale viennese. Guido Cagnacci, solo molti anni dopo la morte ha visto consolidare fama e considerazione. Per decenni infatti è stato creduto, molto romanticamente, soltanto un ‘ lunatico guascone errante’; considerazione che giunge- nota Giorgio Pasini nel bel saggio sulla rivista ‘ Romagna Arte e Storia’ ( 1987)- non del tutto gratuita. La letteratura settecentesca, infatti, lo descriveva come un uomo brutto ( ‘obeso, barbuto e tozzo’ ) e addirittura ignorante ( ‘d’altri studi fuorché della pittura digiuno’); ma anche cattivo ( ‘genio bizzarro’ e ‘mordace’) e soprattutto immorale per via dei suoi nudi, o meglio, delle sue ‘nude’, esibite ad ogni occorrenza e senza pudori. Pettegolezzi, sul suo conto, sono sempre fioccati. Giampietro Zanotti, a metà Settecento, rispondendo ad una richiesta di Giovan Battista Costa, rivelò che dalle sue parti dell’artista santarcangiolese giravano poche opere, anzi, che talune venivano nascoste o cedute con qualche scrupolo per i soggetti audaci che dipingevano. Zanotti, a seguire, aggiunse anche un piccante retroscena: “ Quando ero giovane- riferì- ho conosciuto alcuni vecchi che avevano avuto amicizia del Cagnacci e diceano che seco conduceva sempre una giovinetta vestita da uomo; e diceano ( ancora costoro) che da questa ricopiava quante femmine facea”. Qualcuno, a ottant’anni dalla morte, lo paragonò addirittura ad un altro Caravaggio ‘truce e fosco’, con al seguito un cane color pece, insistendo inoltre sul dettaglio che ‘ girava sempre con una bella giovane’. Montature ? Certo è che ci sono tutti i dati per un ‘ritratto’, una prima ‘cartolina’. Comunque siano state le cose, oggi, resta problematico capire di che cosa i suoi contemporanei ( e non solo) restassero tanto scandalizzati: forse, ch’egli vivesse con una giovane senza sposarla? O che nelle sue tele, assai ‘realistiche’, essa fosse sempre denuda? O che, peggio del peggio, la giovane contravvenisse ad ogni regola ‘travestendosi’ da uomo? Gossip d’altri tempi! Legami con le donne, il nostro, deve averne avuti però diversi. Di vario tipo. Ad esempio, una notte, del 21/22 ottobre 1628, subito fuori la Porta Romana di Rimini, venne arrestata dal bargello della corte episcopale su richiesta dei famigliari la ventisettenne contessa Teodora Stivavi vedova Battaglini, mentre stava per scappare con il pittore Guido Cagnacci. Fuga d’amore ? Forse sì, forse no: perché di mezzo sembrava esserci soprattutto- secondo i parenti della donna- ‘interesse di roba, per privarla dell’amministrazione dell’heredità del marito’. Cagnacci, raramente visse amori tranquilli. Altro esempio, infatti, è quello collocabile il 15 aprile 1636, allorquando una certa Giovanna di Serravalle ma abitante a Rimini si presentò ad un notaio dichiarando di voler donare tutti i suoi beni al pittore Cagnacci. Strascichi giudiziari a parte , la giovane, lo seguì poi per oltre un decennio, docilmente, come serva, modella e amante. Fu lei, Giovanna, a posare rannicchiata per la Maddalena di Urbania, nella chiesa di Santa Maria Maddalena. Altre sue pose vennero documentate in Romagna, per una allegoria; a Forlì, nelle vesti di santo guerriero, paggio, angelo e, ancora una volta nuda, da Lucrezia e da Cleopatra. La relazione con Giovanna s’interruppe quando la giovinezza della donna, precocemente fiorita, altrettanto rapidamente svanì. Qui però le ‘storie’, del Cagnacci con Giovanna, del Cagnacci con Teodora e con qualche altra come la serva di Cesenatico, s’intrecciano senza speranza di capirci qualcosa. Forse ci fu, in extremis, un ritorno di fiamma con la nobile Teodora, ridiventata vedova. Forse. Perché tutto resta sospeso. Intanto il pittore viaggiava passando da Cesenatico ( per acquistare un ‘capanno’ sul porto) a Venezia e infine a Vienna. Mentre di altre donne importanti della sua vita, la madre e soprattutto le sorelle Virginia e Lucia, più giovani di lui di qualche anno, un po’ bigotte, restò poco da dire: il loro nome saltò fuori di tanto in tanto, quasi solo per questioni di denaro, e la loro vita non sembrò mai interferire con quella del pittore, di cui però ricevettero l’eredità.

Per una città qualsiasi personaggi come questi potrebbero, molto cinicamente, ‘fare gioco’. Un gran bel gioco. Se proprio non ci si vuole impegnare in altro. Basterebbe trovare però il modo di ricollocarli, ad esempio, laddove come nel caso di Cagnacci essi mossero i loro primi passi nel mondo. Del resto è lui o no l’ eponimo di una lunga striscia di maestri del colore santarcangiolesi ? In attesa di risposte, giusto segnalare la mostra ‘tutto compreso’ su Guido Cagnacci annunciata al Santa Giulia di Forlì all’inizio del prossimo anno.

Roberto Vannoni

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