Era l’ultimo pescatore di rane di Capanni
Esperti di rana, delle quali andavano a caccia fin da bambini, erano i fratelli Montemaggi: Riner detto Gusto e Alvaro entrambi deceduti, e Vittorio detto ‘Vituriein’.
CAPANNI. E’ morto l’ultimo pescatore di rane di Capanni, frazione di Savignano, ovvero Vittorio Montemaggi, 70 anni, che sette anni fa si mise alla guida del comitato che ideò la ormai famosa ‘sagra’ dedicata alla rana.
La storia delle rane di Capanni risale addirittura all’inizio del ‘900 quando non esistevano le case in muratura, costruite poi negli anni venti, ma solo palafitte sopra il Rubicone che costeggia la frazione di Capanni. Esperti di rana, delle quali andavano a caccia fin da bambini, erano i fratelli Montemaggi: Riner detto Gusto e Alvaro entrambi deceduti, e Vittorio detto Vituriein. Cominciarono a pescare rane all’età di 7-8 anni. Andavano per i fossi, nel fiume e negli acquitrini. Di giorno prendevamo le rane con le mani o con la caparola (una sorta di retino a sacco) e di notte con una specie di lanterna, la cetilena a carburo. Usavamo anche una fiocina di legno all’interno della quale gli aghi erano fatti con i raggi delle biciclette e degli ombrelli. Le portavamo a casa alla mamma Giulia, nata nel 1905 a Capanni su una palafitta, e lei provvedeva a cuocerle in un sugo a brodetto. E un tegame di rane significava festa grande. Vittorio Montemaggi ha lasciato la moglie Luciana, il figlio Eros ex assessore comunale a Savignano, attualmente direttore della piscina di Cattolica e delegato della Federazione italiana nuoto, la nuora Chiara e i nipotini Giulia e Luca. Vittorio era un grande appassionato di ballo liscio e non mancava mai a nessuna delle feste di paese nel Rubicone e nelle altre zone dal cesenate al riminese. Per questo il giorno del suo funerale, l’8 settembre nella chiesa di Capanni, a cui hanno partecipato più di mille persone, è arrivata la banda di San Giorgio di Cesena. (E.P)
Nella immagine, Vittorio Montemaggi.



