Pascoli? Amava mangiare e bere davvero bene!

17 novembre 2009 1 commento
Pascoli? Amava mangiare e bere davvero bene!
Pascoli? Amava mangiare e bere davvero bene!

Fin da ragazzo andava all’osteria ‘Di Magnùl’ dove si faceva fare un ottimo pesce fritto e il brodetto…

GATRONOMIA. Giovanni Pascoli era una buona forchetta, amante della cucina, dello stare a tavola e soprattutto del mangiare bene. La sua predilezione era naturalmente il mangiare romagnolo e non perdeva mai l’occasione di pubblicizzare la cucina di casa sua durante le conferenze e il peregrinare in giro per l’Italia.

Un ritratto inedito del grande poeta che è stato approfondito da Rosita Boschetti, direttore del Museo di Casa Pascoli.

Cosa ha scoperto?
“Il tutto è iniziato nel 2008 quando ho fatto una ricerca per preparare una cena pascoliana da fare alla Torre su indicazione del sindaco Gianfranco Miro Gori – afferma Rosita Boschetti –. Insieme a Giorgio Zicchetti, operatore volontario di Casa Pascoli, scorrendo le pagine del libro di Mariù Pascoli sulla vita del fratello Giovanni, abbiamo letto alcune ricette di piatti romagnoli prediletti dal poeta”.

Cosa amava mangiare Giovanni Pascoli?
“Nel libro di Mariù e nelle lettere scritte agli amici custodite a Casa Pascoli, si evince che a tavola Giovanni Pascoli prediligeva piadina, tagliatelle al ragù, erbe di campagna cotte che lui chiamava ‘ragazul’ e le mangiava uso cassoni fra la piadina. Poi amava il ‘bazòt’ che era un formaggio semimorbido che metteva in mezzo alla piadina; poi la carne lessata o meglio ‘il lesso con le patate lesse’ come diceva lui e il pollo arrosto”.
Come pesce?

“Fin da ragazzo Giovanni Pascoli andava a mangiare con i suoi amici il pesce a Bellaria all’osteria ‘Di Magnul’ dove si faceva fare un ottimo pesce fritto e il brodetto. Poi quando andò a Castelvecchio di Barga in provincia di Lucca, Giovanni Pascoli scriveva al suo amico Piroz, Pietro Guidi, segretario comunale di San Mauro, di spedirgli pacchi di pesce tra cui sogliole, cefali e selvaggina in modo particolare gli ‘spippoli’. Piroz esaudiva le richieste dell’amico Zvanì, spediva il tutto, ma con i tempi di oltre 100 anni fa, succedeva spesso che il pesce arrivava fradicio a Castelvecchio di Barga. E Pascoli ci rideva sopra”.

Ha dedicato delle poesie ai mangiari di Romagna?
“C’è una poesia-poemetto in versi sulla piada. Poi ‘Il desinare’ dedicata alla polenta. Il famoso risotto romagnolesco che gli preparava Mariù e che lui mette in versi e spedisce all’amico giornalista milanese Augusto Guido Bianchi il quale gli aveva consigliato di mangiare il risotto alla milanese mandandogli la ricetta in versi composti dalla moglie”.

La cosa che l’ha colpita di più in questa ricerca?
“Il fatto che Giovanni Pascoli avesse il bisogno continuo di sentirsi vicino alla sua terra e a San Mauro. Utilizzava tutto per parlare del posto dov’era nato. E anche quando era a Castelvecchio di Barga voleva sentirsi a casa sua. Per questo oltre a chiedere all’amico Piroz di mandargli il pesce, si faceva cucinare dalla sorella tutti piatti romagnoli. Davanti casa sua aveva piantato l’erba cedrina che aveva davanti all’uscio della sua casa natale di San Mauro e che era la pianta preferita dalla mamma Caterina con le foglie che odoravano di limone”.

E come vino?
“Giovanni Pascoli a Castelvecchio di Barga aveva la sua cantina privata piena di vino romagnolo, sangiovese in primis e poi ‘Champagne La Tour’ fatto alla Torre, il Sangiovese Budriol prodotto a Santa Giustina di Rimini da suo cognato. Fra l’altro chiese al suo amico Tosi, amministratore della Torre, di mandargli tralci di viti di sangiovese, ‘maglioli e barbate’, da piantare nel suo podere in Toscana per produrre personalmente in vino romagnolo.
E c’è una frase molto bella di Pascoli che dice: ‘L’anima di mio padre lavora dentro di me. Sono diventato lui’. Insomma Pascoli
amava mangiare e bere bene”.

(E.P.)

Nella immagine,Rosita Boschetti direttore del Museo di Casa Pascoli.

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