Nostalgia, per quei trenini verso l'Entroterra

8 giugno 2010 0 commenti
Nostalgia, per quei trenini verso l'Entroterra
Nostalgia, per quei trenini verso l'Entroterra

Fino a poco oltre il secondo Dopoguerra ce n’erano tanti. Poi, tutto scomparve. Tranne i ricordi, ancora numerosi e struggenti.

IL TRENINO. “ E’ istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare un fondi di 2 milioni di euro per l’anno 2009, per l’avvio di un programma di valorizzazione e di recupero delle ferrovie dismesse” ( legge 24 dicembre 2007, n.244). Se si osserva una carta delle ferrovie italiane non è difficile accorgersi che l’area ‘compresa tra la costa marchigiana-romagnola e il Montefeltro’ costituisce un vero e proprio ‘deserto ferroviario’. Visto che per circa 140 chilometri non è sopravissuta più alcuna linea che dirami verso l’interno.

Eppure, tra Romagna e Marche, non è raro imbattersi tuttora in resti stazioni, magazzini, caselli, viadotti ( più o meno devastati ) e portali di galleria’. Sono le ‘tracce’ sopravvissute d’un sistema ferroviario mai attestatosi ad un livello organico complessivo ma che, fino a qualche decennio fa, risaliva ‘sbuffando’ dalla costa le belle colline dell’entroterra.
Ferrovie ‘minori’, le chiamavano, ma che nelle intenzioni avrebbero dovuto svolgere ruoli importanti. Diciamo avrebbero perché alcune, come la Santarcangelo-Fabriano, non sono mai state portate a compimento. Colpa del decadere inusitato e repentino di interessi economici e strategici. Oggi, di quella linea, restano in funzione solo i 32 chilometri che separano Pergola da Fabriano. Appare davvero ‘strano’ oggi non rintracciare più seguendo gli orari ormai ingialliti quanto le foglie d’autunno, le stazioni di Fermignano, Cagli, Urbino, San Marino, Pietracuta di San Leo, Novafeltria, Verrucchio, Corpolò. Di loro resta solo qualche ‘casa’ più o meno degradata; oppure qualche viadotto, anch’esso più o meno sopravvissuto; oppure qualche galleria, senza più luce.
Dal 1973, la provinciale ‘Marecchiese’ utilizza una ‘variante’ laddove un tempo correvano i binari. Di un ‘trenino’, che sia pure per poco caratterizzò un’epoca. La tratta fu terminata nel ’22; e doveva servire al trasporto dello zolfo, che dalla grande miniera di Perticara ‘ facevano piombare’ sulla ‘teleferica’ a Mercatino Marecchia, poi Novafeltria. Da Mercatino lo zolfo, finchè fu remunerativo, veniva fatto poi arrivare a Cesena, per essere poi smistato altrove.

Di quel romantico mezzo di locomozione sono ancora in tanti a ricordarlo, commuovendosi. Non è male che i giovani sappiano queste cose. I frammenti dei ricordi sono infiniti. Basta solo fermarsi con qualcuno di allora e farseli rievicare.

Frammenti personali, frammenti pubblici. Comunque il prezioso patrimonio d’un epoca. Che si assemblò con un altro evento.
Un evento che celebrò emblematicamente la ‘febbrile operosità’ del nuovo comune dell’Alta Valmarecchia, ovvero Mercatino Marecchia.
L’altro evento fu l’inaugurazione del teatro Sociale, dal 3 all’11 ottobre 1925, con una memorabile rappresentazione della Bohème di Puccini.

E fu nella serata finale che un ruolo da grande protagonista toccò anche al ‘trenino’. Si vedrà più sotto. Intanto sulla giornata di inaugurazione del Teatro Sociale si favoleggiò per anni.

Più o meno così: fin dalla prima sera, uno stuolo invidiabile di cavalieri d’ogni età affollava il parterre del Teatro in rigoroso abito scuro da sera; mescolato ad un altrettanto affollato stuolo di dame, dai vestititi leggiadri, fantasiosi e ‘valorizzati’ da qualche audace scollatura, oltre che dagli sguardi più lucenti di gioielli, ricami e lustrini.
E ancora: soci del Teatro e famiglie stipati discretamente negli angusti box del primo e secondo ordine di palchi; e altra folla, diciamo la meno abbiente, la più anonima, ad allungare il collo bisbigliando dal semioscuro loggione.
All’esterno, le strade deserte e umide d’autunno erano state illuminate ‘a giorno’ dalla Società Elettrica Val Marecchia; mentre sui binari della piccola stazione ferroviaria poco sopra il livello del rumoroso fiume sottostante, il ‘trenino’ sbuffava tra nauseanti nuvole di vapore.
Impaziente, lui sì per davvero, di ricondurre a casa nel cuore di
una lunga notte addolcita da un folgorante chiaro di luna, i tanti forestieri che per non mancare all’evento s’erano eccezionalmente serviti della ‘corsa speciale ferroviaria’ sulla ‘tratta’ Rimini-Mercatino Marecchia-Rimini.

Roberto Vannoni

Nella immagine, viaggio inaugurale del trenino Rimini- Mercatino Marecchia ( ora Novafeltria)-Rimini.

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