'Un’oncia di rosso cinabro' di Chiara Arrighetti.

6 settembre 2010 0 commenti
'Un’oncia di rosso cinabro' di Chiara Arrighetti.
'Un’oncia di rosso cinabro' di Chiara Arrighetti.

Letture Mensili di Filippo Fabbri.

Un affresco di Rinascimento a pochi anni di distanza da una data destinata a mutare il corso della storia, qual è stata la scoperta dell’America. Un flagello destinato ad abbattere qualsiasi classe sociale e colpire indistintamente tutti, ovvero la peste, in uno dei periodi più rigogliosi dell’arte italiana. Sono le contraddizioni di fine XV secolo, sfondo che ambienta il bel romanzo della romagnola d’adozione, Chiara Arrighetti, ‘Un’oncia di rosso cinabro’ (CartaCanta editore, 2010, pp. 248, euro 16,00). Teatro della vicenda, la cittadina di Cotignola, destinata a passare alla storia per la presenza di due artisti che hanno lasciato una profonda impronta nella storia dell’arte di casa nostra: i fratelli Zaganelli, Francesco e Bernardino. Strano tandem il loro: concepiscono l’arte in maniera opposta, litigano e si dividono su tutto, eppure riescono a trovare un punto d’incontro nei loro lavori, ancora oggi considerati capolavori dell’arte italiana. Francesco, il maggiore, organizzatore e pianificatore, volge lo sguardo al mondo fiammingo, in quegli anni impersonato dalle pennellate di Duhrer; Bernardino, temperamento volubile, accompagna la sua abilissima mano pittorica con slanci teorici quasi da manuale, influenzato dall’arte veneta e ferrarese, invasato di alchimia in anni in cui la chiesa la guardava con disprezzo. La loro bottega è il punto di riferimento della vita artistica della cittadina di Cotignola, tutt’altro che isolata dal mondo, anzi con lo sguardo volto all’Europa. Una bottega che acquista ancor più prestigio con l’arrivo di un valente giovane che si fa largo grazie a un’innata abilità pittorica, Stefano di Bondinello. Sopravvissuto alla peste, che ha falcidiato la sua famiglia, ad eccezione del padre, il ragazzo si impone per la sua semplicità unita alla serietà. Al punto da difendere la bottega anche a prezzo della vita. “In questo romanzo tutto è essenziale, tutto e apparente semplicità, ma c’è, in realtà, tanta sapienza”, scrive Gabriella Poma nella prefazione. Giusta sintesi di un racconto storico con venature di giallo.

Nella immagine, la copertina del romanzo.

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