Argomenti di inizio anno. La fabbrica degli euro.

Argomenti di inizio anno. La fabbrica degli euro.
Euro, Zecca dello Stato. Immagine di repertorio

LA ZECCA DI STATO. Dalle nostre parti parlare di denaro ad inizio anno porta bene. Vediamo se è vero. Intanto, questa – scrive  Federico Farina, in una sua bella ricognizione sull’argomento – , potrebbe essere la domanda di un quiz televisivo: che cosa accomuna una moneta da un euro, la targa di un’automobile, la ricetta di un medico della mutua e un permesso di soggiorno? Sono tutti valori o documenti stampati dalla Zecca. O meglio, dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, del quale la Zecca vera e propria è solo uno dei dipartimenti. L’elenco degli oggetti o delle pubblicazioni di uso quotidiano che hanno impresso il marchio Ipzs, infatti, comprende libri d’arte, software, medaglie e distintivi di ogni genere, modulistica, la Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, codici di leggi, francobolli, marche da bollo e tessere plastificate. Molto di più, insomma, di quanto non facciano pensare la parola zecca e la sua immagine di officina dove oro e argento vengono fusi e battuti. Per secoli, in effetti, la zecca è stato questo. Oggi, invece, l’Ipzs è una spa al 100% di proprietà del ministero dell’Economia e delle finanze, con diverse sedi a Roma, quella centrale in piazza Giuseppe Verdi, lo stabilimento storico della Zecca in via Principe Umberto e il nuovo stabilimento nel quartiere Appio, un centro di produzione sulla via Salaria e un polo di oltre 100 ettari a Foggia. “L’Istituto lavora su grandi commesse statali e su clienti privati con ordini anche di piccolissime dimensioni”, spiega Roberto Pellas, vice responsabile della Zecca di Stato.
“Un mercato, soprattutto quello statale, che non conosce crisi. Anzi, col tempo le richieste dai ministeri sono aumentate perché è cresciuto il know how necessario per garantire che l’emblema dello stato, in qualsiasi forma compaia, su valori bollati o timbri, patenti o cataloghi, sia riservato e seguito nella giusta custodia”. Un’azienda molto diversificata, insomma, che ha chiuso il bilancio 2006 con una produzione del valore di 493 milioni di euro, un fatturato di 468 milioni e, nonostante gli investimenti per la stampa, la distribuzione e l’installazione dei software per il Permesso di soggiorno elettronico e per il passaporto elettronico, un utile netto di 32 milioni di euro. Un risultato nel quale i ricavi per la produzione di monete e di medaglie, quelli più propria, cioè, della Zecca, contano per il 15%.

LA STORIA DELLA ZECCA DI STATO. Inaugurata il 27 dicembre 1911 alla presenza di re Vittorio Emanuele III, la Zecca dello Stato raccoglieva l’eredità della Zecca dello Stato pontificio e, secondo la tradizione, della Zecca di Roma. “Per molto tempo nell’incisione a bulino o su pietre dure l’Italia ha avuto la stessa fama mondiale che per le arti figurative, pittoriche o che ha oggi per la moda e il design”, conferma Marco Cattini, docente di Storia economica all’università Bocconi. “Ci sono paesi che per molto tempo hanno fatto coniare le monete qui. Ancora oggi che la reputazione della zecca è soprattutto legata alla tecnologia di cui dispone, la Scuola dell’arte della medaglia è un punto di riferimento assoluto”. Nello stabilimento di via Gino Capponi, dove si trova anche il Centro nazionale anti contraffazione, oggi si conia moneta circolante (la stampa delle banconote, infatti, è a cura della Banca d’Italia), monete per collezionisti (circa 500mila pezzi all’anno) e medaglie di ogni genere per lo stato italiano, per San Marino, per il Vaticano e per qualunque privato che ne ordini anche un pezzo soltanto. “La zecca, di fatto, è un’azienda di tipo metalmeccanico che opera all’interno di un gruppo editoriale”, sintetizza Pellas. “Non ha dunque alcun potere discrezionale, tanto meno sulla quantità e sul taglio delle monete da stampare, che è regolato da un contingente stabilito ogni anno dal ministero del Tesoro di concerto con la Banca d’Italia e la Banca centrale europea nel quale sono anche indicate le quantità dei diversi tagli perché non tutte le monete hanno lo stesso mercato e la stessa richiesta”.

La storia recente della zecca ha una data che segna un prima e un dopo: il 28 gennaio 2002, giorno dell’ingresso ufficiale nella dimensione euro. “Da quel momento non siamo più noi, in Italia, a decidere quanta moneta serve”, spiega Cattini. “Alla Banca d’Italia è sempre affidato il compito di monitorare la quantità in circolazione, una quota che aumenta e diminuisce a seconda dei flussi migratori e turistici, ma le decisioni si prendono a livello europeo”. La produzione quotidiana nelle stanze di via Capponi non segue mai un ritmo costante e procede per successive campagne di stampa dei diversi tagli. Ci sono giorni, dunque, nei quali dalle macchine escono solo monete da 1 euro, altre solo 10 centesimi e altre ancora nelle quali i macchinari tacciono perché la produzione ha già superato la richiesta. Le monete vengono poi impacchettate in rotolini che identificano la macchina e l’operaio che le ha stampate e vengono consegnate alla Cassa Speciale del Dipartimento del Tesoro che le distribuisce alle filiali della Banca d’Italia e, da qui, alle banche. Nel 2007 la zecca stamperà oltre 700 milioni di pezzi, sensibilmente meno rispetto al 2006, quando il contingente richiesto dal Tesoro fu di 822 milioni di pezzi (per un controvalore di oltre 240 milioni di euro), così diviso:

valore pezzi realizzati (in milioni) %

2€ 50 6.1

1€ 108 13.1

50 cent. € 5 0.6

20 cent. € 5 0.6

10 cent. € 180 21.9

5 cent. € 119 14.5

2 cent. € 196 23.9

1 cent. € 159 19.3

Il dato per certi aspetti sorprendente è che, a parte il ritiro e la deformazione delle lire italiane, che proseguirà fino al 2012, la Zecca si occupa soltanto di immettere moneta nuova sul mercato. “La sostituzione della valuta vecchia, usurata è un’attività che, nella nostra economia, è prevista solo per le banconote – osserva Pellas-. L’esperienza del passaggio dalla lira all’euro ci ha lasciato in eredità però una buona competenza sul riciclo dei metalli che spero potremo mettere presto a frutto anche per rinnovare l’euro circolante”.

 

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