Borgo Saffi come il ‘sabato del villaggio’ leopardiano. Con le case dei salinari.

14 aprile 2011 12 commenti
Borgo Saffi come il ‘sabato del villaggio’ leopardiano. Con le case dei salinari.
Borgo Saffi come il 'sabato del villaggio' leopardiano. Con le case dei salinari.

Ricordi di profumi, colori ed anche il bocciolo di una rosa. Ma oggi?

CERVIA. Nei primi anni cinquanta del secolo scorso il patrimonio edilizio di Cervia era diverso da quello di oggi .
C’erano allora poche pensioni a conduzione familiare,il lussuoso “ Marepineta”,il romantico Grand’Hotel sul lungomare,qualche villetta in stile “liberty”,altre più modeste,  le case dei salinari di proprietà dello Stato ed inoltre stupendi viali alberati e una bicicletta per ogni abitante . Pedalare è un piacere per il corpo e per lo spirito . Cervia è sempre stata  una cittadina ideale per viverci,un gioiello della Costa Adriatica . Nel corso del mio ultimo soggiorno in quella ridente cittadina, sono rimasto colpito dal benessere piuttosto diffuso tra gli abitanti,dall’efficienza dei pubblici servizi ,dalla cura dei giardini ,dalle belle aiuole fiorite . Un vero culto dei fiori . Non voglio dire che a Cervia tutto scorra liscio come l’olio ma è certo che i suoi abitanti se la passano piuttosto bene . Se poi c’è qualche piccolo difetto,qualche piccolo inconveniente,poco male .La perfezione è monotona e nessuno la pretende . Piccoli difetti sono il pizzico di sale ( quello dolce di Cervia,naturalmente! ) che rende sapida la minestra .
La perfezione è fastidiosa per noi comuni mortali, forse perché appartiene all’altro mondo ."Repetita iuvant". Gli antichi Greci,che non erano sprovveduti,attribuivano agli dei quasi tutti i difetti degli uomini; un modo come un altro per accorciare le distanze,per sentire più vicine le divinità . Personalmente preferisco lasciare all’autore del “ Il Gabbiano Jonathan Livingston “ quella folle ricerca della perfezione che appartiene a pochi eletti in odore di santità .
LE CASE DEI SALINARI SUL BORGO SAFFI.Torniamo a Cervia e al suo patrimonio edilizio . Sono le case dei salinari di cui intendo parlare ,  case fatte per viverci non per essere guardate . Sul Borgo Saffi c’erano e ancora ci sono alcuni antichi edifici costruiti tra il 1803 e il 1813 e destinati ad ospitare i salinari con le loro famiglie .Spesse mura ciclopiche simili ad inespugnabili fortezze medioevali,dotate di cantinole con grate in ferro, idonee a salvaguardare la vita domestica .
L’edificio che ricordo è quello posto sul lato destro in direzione di marcia verso la Pinarella . E’ un edificio con un cortile interno da cui parte una scala che consente agli abitanti l’accesso al piano superiore . In quel cortile razzolavano polli e galline,tacchini e pulcini,forse c’erano anche una mucca e un cavallo . Non ricordo questi due animali ma mi sembra impossibile che non vi fossero . Di certo c’erano due carri fermi e adagiati a terra che protendevano le stanghe di attacco verso il cielo e, in quello spazio, si respirava odore casalingo,una socialità che ricordava tanto l’atmosfera del “ Il Sabato del Villaggio “ di leopardiana memoria .Cervia e Recanati sembravano vicine . Tante famiglie vicine che vivevano gomito a gomito e diventavano una sola grande famiglia .  All’interno di quel cortile avvertivo una sensazione di pace,di aria serena,suoni e profumi che, quasi sempre,si diffondono nell’aria di un ambiente dedito al  lavoro;un angolo d’Italia vera,espressione di un mondo antico e ricco di valori oggi scomparsi. Avevo circa nove anni quando andavo in quel posto per me carico di  attrazione . Al centro del cortile c’era una piccola aiuola e,al suo interno,una pianta di rose che soltanto le ali di una farfalla riuscivano a sfiorare;foglie e spine proteggevano l’unico bocciolo di quella pianta che veniva spolverato dal vento e bagnato da piccolissime gocce di rugiada mentre il suo stelo svettava verso il cielo per consentirgli di ricevere luce e calore ; luce e calore che,a sua volta,il bocciolo dispensava a chi lo guardava . Era la mia calamita!  Non ho visto quel bocciolo diventare una rosa e il ricordo lo trasforma in purissimo brillante .
Sono proprio certo che vi fossero quell’aiuola,quella pianta e quel bocciolo ? Ho paura a chiedere , ho paura che qualcuno possa dirmi che non sono mai esistiti . Di certo c’era e c’è ancora il Borgo Saffi con le case dei salinari ed il cortile . Tutto il resto soltanto un sogno,il mio desiderio di rivedere la delicatezza e la bellezza di quel bocciolo diventato una rosa, quella bellezza che Dostoevskij ebbe a definire “ campo di battaglia dove Dio e il diavolo si contendono il cuore dell’uomo “ .
Probabilmente quell’aiuola,quella pianta e quel bocciolo rappresentano la traslazione di un sogno,la metafora di un mio desiderio . Oggi il ricordo è l’unico paradiso dal quale nessuno potrà mai cacciarmi .
Scritto da Franco Cortese.
Nell'immagine, Torre salina di Cervia.
 

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