Collaborazione tra Portogallo e Romagna. Per la lotta alle malattie polmonari.

Collaborazione tra Portogallo e Romagna. Per la lotta alle malattie polmonari.
Ospedale di Forlì, foto di repertorio

DAL PORTOGALLO A FORLI’. Nasce da un’importante collaborazione scientifica Italia – Portogallo la visita del prof.Antonio Morais dell’ Hospital São João di Oporto (Portogallo) all’Ospedale di Forlì. Da anni l’Unità Operativa di Pneumologia, diretta dal prof.Venerino Poletti, ha rapporti con diverse strutture sanitarie e professionisti del Portogallo per attività di ricerca e di studio delle malattie polmonari. A dicembre 2010 il gruppo di pneumologi forlivesi ha persino vinto, per le “ricerche condotte sulla fibrosi polmonare idiopatica”, un ambìto premio internazionale di 25 mila euro in ricordo ed onore del Prof Robalo Cordeiro, fondatore della moderna Pneumologia in Portogallo. La collaborazione è proseguita con la visita del prof.Antonio Morais dell’Ospedale di Oporto (Portogallo) all’ospedale di Forlì per l’apprendimento e lo studio di alcune tecniche e tecnologie per le diagnosi e delle malattie polmonari, uniche in Italia. La visita anche l’Uo di Pneumologia, diretta dal prof.Venerino Poletti, prossimo segretario (da settembre 2011) Presidente del Gruppo di studio sulle “Malattie polmonari diffuse” della European Respiratory Society.
INNOVAZIONI & MALATTIE POLMONARI. Per la prima volta in Italia, l’U. O. di Pneumologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, diretta dal prof. Venerino Poletti, ha utilizzato una sonda che, attraverso il “freddo” (crioprobes ) consente prelievi di maggiori dimensioni, e, dunque, diagnosi più accurate, diminuendo, a tutto beneficio dei pazienti, il ricorso alla chirurgia.Tale sonda, introdotta attraverso un fibrobroncoscopio, viene portata nel tessuto polmonare e poi raffreddata a -89 gradi celsius, per tre-quattro secondi. Quindi, si asporta il tessuto, in porzioni assai superiori rispetto alle pinze utilizzate fino ad oggi. La metodica, diffusa in pochissimi centri pneumologici al mondo, ha il vantaggio di fornire frammenti di tessuto circa tre volte più grandi rispetto a quelli ottenibili con pinze normali. La biopsia transbronchiale, cioè la tecnica che permette il prelievo di tessuto polmonare passando “dall’interno”, dalla trachea e dai bronchi, è stata introdotta nella pratica clinica per la prima volta negli anni Sessanta alla Mayo Clinic, Stati Uniti. Tale tecnica, all’inizio, era molto pericolosa; solo con l’utilizzo del fibrobroncoscopio le complicanze sono state ridotte e la tollerabilità migliorata. Tuttavia, c’era un altro “problema”: i prelievi ottenuti erano di piccole dimensioni. Nel 2008, proprio il gruppo di Pneumologi di Forlì ha pubblicato una ricerca in cui si dimostra che l’utilizzo di pinze di maggiori dimensioni (pinze “jumbo”) aumenta il rendimento diagnostico senza accrescere le complicanze. Ora, ai medici forlivesi, che vantano centinaia di pubblicazioni scientifiche su Pubmed, è venuta un’altra idea: ricorrere, primi in Italia, alla sonda che utilizza il freddo, la “crioprobe”. “Sono molto affezionato alla biopsia transbronchiale - spiega il prof. Poletti - perchè le mie prime pubblicazioni, di circa vent’anni fa, su riviste prestigiose, avevano come oggetto di indagine proprio questa metodica. Questa innovazione, però, promette grandi risultati. Il rendimento diagnostico appare alto anche in patologie complesse come la Fibrosi polmonare idiopatica, qualora si presenti con quadri radiologici atipici. Inoltre, le complicanze sono nettamente inferiori a quelle osservabili dopo biopsia chirurgica. Tutto ciò conferma ancora una volta come l’innovazione tecnologica proceda di pari passo con la ricerca scientifica e le relative pubblicazioni”. I primi risultati ottenuti “con il grande freddo” stanno per apparire, in un confronto con l’esperienza del Bromptom Hospital di Londra, sulla rivista portoghese di Pneumologia.

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