Approvata l’aggregazione delle aziende romagnole del trasporto pubblico locale

Approvata l’aggregazione delle aziende romagnole del trasporto pubblico locale
trasporto-pubblico, foto di repertorio

RAVENNA. Il consiglio comunale ha approvato con i voti favorevoli dei gruppi di maggioranza e quelli contrari dei gruppi di opposizione l’aggregazione delle aziende romagnole del trasporto pubblico locale mediante la fusione per incorporazione delle società Avm, Atm e Tram servizi nella società Start Romagna spa.

LA DELIBERA. La delibera è stata presentata da Valentina Morigi, assessore al Bilancio.
L’assessore ha ricordato che il progetto di aggregazione ha avuto inizio con la sottoscrizione, nel giugno 2009, di una convenzione tra le Province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, i Comuni di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini e la società Ravenna Holding.
La convenzione prevede tre fasi per giungere all’aggregazione. La prima è già stata perfezionata con la costituzione di Start Romagna, società di capitali che inizialmente aveva il ruolo di holding in quanto conferitaria delle partecipazioni di Avm, Atm e Tram Servizi; la seconda, in corso di attuazione e oggetto della delibera approvata ieri sera, riguarda l’incorporazione da parte di Start Romagna delle tre società operative Avm, Atm e Tram Servizi. La terza e conclusiva fase, ancora da attuare, è relativa all’apertura del capitale a un partner industriale.
Start Romagna ha convocato per il 28 settembre i soci in assemblea straordinaria per deliberare l’approvazione del progetto di fusione e il nuovo statuto della società che avrà un capitale sociale di 25 milioni di euro.
Morigi
ha inoltre sottolineato che “col processo di aggregazione conseguente all’operazione di fusione, si potranno cogliere importanti sinergie strategiche, gestionali e funzionali derivanti dalle economie di scala consentite dalla creazione di un soggetto di maggiore massa critica rispetto alle tre imprese singolarmente considerate”.
Ci troviamo – ha aggiunto Morigi – in un contesto che da una parte vede l’Europa chiedere ai suoi stati membri il rispetto del protocollo di Kyoto e dall’altra il governo italiano approvare una manovra che taglia del 75 per cento i contributi sul trasporto pubblico a Regioni ed enti locali, andando a pregiudicare seriamente la prospettiva di ampliare l’offerta di mobilità sostenibile.
Dobbiamo far fronte a questi tagli riorganizzando al meglio le nostre aziende di trasporto pubblico locale. In questo senso la Regione Emilia Romagna è stata lungimirante, provvedendo già nel 2008 a una legge di incentivazione delle aggregazioni dei soggetti gestori dei trasporti pubblici locali e avviando un ragionamento strategico per l’attuazione di un progetto di integrazione ferro – gomma
”.

DIBATTITO IN CONSIGLIO. Non ritengo calzante – ha detto Morigi riferendosi all’intervento del consigliere Vandini – il confronto con Hera, perché Hera è quotata in borsa e in questo caso non c’è alcuna intenzione di replicare quel modello”.
Il consigliere Ancisi – ha concluso Morigi – propone una totale privatizzazione. Ancora una volta si scontrano due visioni diametralmente opposte. Noi riteniamo che il trasporto pubblico locale sia un servizio con una natura spiccatamente sociale. Affidarlo in toto al privato significherebbe abdicare al mantenimento di tale caratteristica, con le conseguenze di una riduzione dei tragitti meno ‘appetibili’, di minori tutele per i lavoratori e di un aumento insostenibile delle tariffe”.
Al dibattito sono intervenuti:
Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna):In linea teorica l’operazione appare vantaggiosa, tuttavia abbiamo delle perplessità che non ci consentono di considerarla tale.
Con la fusione la nostra azienda scompare in una più grande, ma non è ancora stata attuata, e quindi non ne conosciamo l’esito, l’apertura del capitale a un partner privato, vitale per la ripresa del trasporto pubblico locale, e non sappiamo nulla del piano industriale. Insomma, conosciamo la scatola ma non il contenuto.
Il settore del trasporto pubblico locale in Romagna rischia il fallimento e unire tre società deboli non significa farne una forte. Bisognerebbe restituire un’impresa economica così difficile da gestire all’imprenditoria privata, in grado di mettere a disposizione quelle risorse che il pubblico non può più fornire, sgravando la società dall’interferenza e dallo strapotere dei politici designati dai sindaci, che produce inefficienza, sperperi, clientelismi. Per questo non condivido affatto che si cerchi un partner privato offrendogli la poco appetibile posizione di minoranza, in sudditanza degli interessi politici e di partito e non del bilancio aziendale e della qualità del servizio, non dandogli l’autonomia di impresa che gli deve essere propria. Le parti, in una logica che deve essere insieme d’impresa e di servizio pubblico, dovrebbero rovesciarsi: i Comuni dovrebbero mantenere una quota di minoranza sufficiente per esercitare le funzioni di governo e di controllo pubblico della società, cedendo al partner industriale la maggioranza, con cui gestire e amministrare in autonomia l’azienda. Si ricaverebbero maggiori preziose entrate per i bilanci sofferenti dei Comuni e si ‘acquisterebbe’ un imprenditore incoraggiato a investire risorse nell’azienda, quelle risorse finanziarie e tecniche indispensabili per reggere e sviluppare il servizio, che ora non possono più venire dai fondi pubblici.
Del resto, l’influenza nefasta della politica si vede già nell’impostazione della nuova società. Un consiglio di amministrazione di cinque membri, laddove basterebbe un amministratore unico. La previsione di un condirettore che sarà un inutile doppione del direttore. La persistenza di tre agenzie provinciali della mobilità, governate da altrettante schiere di politici della maggioranza, laddove ne basterebbe, logicamente, una sola romagnola: per giunta, queste agenzie, che dovrebbero regolare e controllare l’operato della società, sono composte da politici scelti dagli stessi sindaci che nominano, di fatto, gli amministratori, in una grottesca sovrapposizione tra controllori e controllati.
Insomma, persiste la volontà di mantenere in piedi un carrozzone politico, più grande, magari lucidato a nuovo, senza considerare che il trasporto pubblico non potrà salvarsi quando i nodi del finanziamento pubblico ‘a perdere’ verranno portati drammaticamente al pettine dalla crisi economica sempre più stringente. Si sfugge ancora una volta alla scelta decisiva per le sorti di qualsiasi servizio reso ai cittadini secondo le regole dell’economia e del mercato: la scelta tra carrozzone ed impresa"

Alberto Ancarani (Pdl): “Dopo averla affrontata con grande partecipazione in commissione arriva in consiglio comunale la delibera per l’accorpamento delle società per il trasporto pubblico di Ravenna, Forlì e Rimini.
Si tratta di un percorso in qualche modo obbligato promosso da una legge regionale e già avviato con la previsione di istituire anche un'unica agenzia di controllo che superi le attuali agenzie d'ambito esistenti in ogni provincia.
Il gruppo PDL in genere condivide il principio dell'accorpamento, in quanto consente economie di scala senz'altro auspicabili.
Il caso di Start Romagna e dunque della nostra ATM che dovrebbe sciogliersi per entrarvi potrebbe quindi, sebbene con qualche disagio dovuto alla maggior lontananza dalle specificità e dalle esigenze dei singoli territori, creare opportunità virtuose se messo in atto con criteri manageriali e depoliticizzati in quanto potrebbe produrre opportunità di risparmio economico e gestionale senz'altro notevoli.
Non pare tuttavia che si stia andando in questa direzione: infatti anche se da tre consigli di amministrazione si passa ad uno solo, il numero dei consiglieri di amministrazione, necessario a rappresentare tutti i territori e a mantenere il numero dispari è di 5 unità, e addirittura lo statuto di Start Romagna prevede la figura del Con-direttore amministrativo che appare esclusivamente un modo per salvaguardare meglio gli stipendi dei direttori generali delle varie società che altrimenti perderebbero la poltrona, rappresentando un chiaro esempio di come la virtuosità da noi auspicata non si verifichi in quanto si continua a non ragionare in senso industrial-manageriale ma si perpetrano i vecchi metodi delle salvaguardie politiche.
Ma c'è di più. Essendo il piano industriale tuttora conosciuto solo da pochi e per esempio non dal consiglio comunale che dovrà votare – così come sconosciuto è stato per la commissione che si è già svolta – rimane un grandissimo punto interrogativo per quanto riguarda i costi del personale che, come l'esperienza di questi anni ha insegnato, rischiano di essere il macigno economicamente più rilevante proprio perché allorquando i contratti in essere con le singole società che dovrebbero fondersi scadranno, inevitabilmente il nuovo contratto sarà fatto secondo i criteri del miglior trattamento economico oggi previsto per la società in cui i lavoratori sono meglio remunerati e lavorano con le condizioni migliori.
Il fenomeno sarà addirittura devastante perché i costi per il personale coprono il 60% del bilancio ma le economie di scala si producono nel tempo in modo che le spese per il personale stesso e i suoi inevitabili spostamenti in un bacino molto più ampio si riverbereranno subito sui conti, rendendo l'operazione accorpamento un fallimento. Insomma, i costi finiranno inevitabilmente per rendere non solo nulli, ma addirittura inesistenti tutti i benefici economici che, almeno sulla carta l'accorpamento dovrebbe produrre
”.

Sarah Ricci (Sel): “L'incorporazione per fusione apre la terza fase del processo, che prevede poi l'ingresso nel capitale del partner industriale privato e quindi la gara per l'affidamento del servizio, come previsto dalla legislazione e dalla precedente convenzione.
Il progetto di creazione di un'unica azienda di tpl romagnolo risponde a quanto previsto dalla LR, che ha l'obiettivo di creare significative economie di scala, sinergie sul fronte della gestione, funzionalità dei servizi in armonia con la logica di area vasta di integrazione dei servizi.
E' chiaro che questa operazione va oggi letta alla luce di quanto avviene a livello nazionale. Non si può infatti non tenere conto del fatto che il governo ha deciso di cancellare di fatto il trasporto pubblico, andando a correggere i conti dello stato con tagli letali al tpl, nell'ordine del 76% dei trasferimenti.
E' chiaro quindi che il progetto START va oggi valutato anche con parametri diversi da quelli che nella fase iniziale ci videro molto perplessi sull'operazione.
Oggi infatti si tratta di fare tutto il possibile per garantire ancora servizi e infrastrutture, barlumi di prospettive di sviluppo (penso alla possibile integrazione ferro- gomma), e salubrità ai bilanci, tutte condizioni difficili da perseguire alla luce della progressiva riduzione delle risorse disponibili.
Questo non significa chiudere gli occhi davanti all'assenza di un chiaro piano industriale, né rinunciare a pretendere che questo garantisca la massima tenuta occupazionale, e tanto meno non vigilare domani sulle condizioni di lavoro, salario e contratto all'interno della nuova società.
Allo stesso tempo si dovrà porre molta attenzione al piano degli investimenti, con particolare riguardo al rinnovo del parco mezzi, non sempre adeguato ai bisogni della nostra mobilità e della nostra società.
Crediamo inoltre che siano maturi i tempi per studiare forme inedite di governance partecipata, che valgano per tutte le società partecipate, ma soprattutto per quelle che, come questa, allontanano dal territorio la direzione e l'amministrazione.
Oggi il nostro è quindi un voto di realismo e responsabilità, davanti ad un quadro incerto, che ha nella precarietà finanziaria indotta dal governo l'unico elemento di certezza, e che ci impone quindi di adottare scelte che permettano risparmi e razionalizzazioni gestionali.
Da domani si deve lavorare senza deleghe in bianco al management, per trasformare in certezze positive i molti punti di domanda ancora aperti
”.

Pietro Vandini (Movimento 5 Stelle): “Si è detto che l’aggregazione produrrà economie di scala e miglioramenti gestionali e funzionali, ma per quanto ne sappiamo non ci sentiamo di condividere questa opinione.
Ancora non conosciamo il piano industriale, ma abbiamo già potuto rilevare un aumento dei prezzi degli abbonamenti nonostante la consapevolezza dell’arrivo di fondi dalla regione e dell’ottimizzazione del servizio che tanto si sbandiera.
Non necessariamente ‘più grande’ significa ‘più efficiente’. Numerosi sono gli esempi di carrozzoni enormi che pesano sulle spalle dei cittadini e di piccole aziende che reggono il peso dell’economia.
Tra le ragioni per le quali la fusione sarebbe vantaggiosa è stato indicato un risparmio nell’acquisto dei mezzi, ma non vorremmo che tale risparmio andasse a discapito della qualità come ad esempio è successo qui a Ravenna, dove per spendere meno ci si è “dimenticati” di tenere conto delle difficoltà incontrate dalle persone con disabilità, e si sono acquistati autobus con le minime dotazioni indispensabili e con gravi mancanze nei confronti della possibilità di fruizione per i disabili; riteniamo che vantaggi nell’acquisto di mezzi si potrebbero ottenere anche attraverso un ‘gruppo di acquisto’ e non necessariamente con delle fusioni.
Siamo preoccupati anche dalla parziale privatizzazione. Temiamo che potrebbe nascere una società in parte sottratta al controllo diretto del Comune. In questo senso ci sono esperienze che non ci fanno stare tranquilli. Non vorremmo essere all’alba di una nuova ‘Hera’ del trasporto
”.

Denis Di Martino (Pd) ha ripercorso i passaggi che hanno portato all’aggregazione delle tre aziende e ha commentato: “Ci stiamo ponendo l’obiettivo di continuare ad erogare un servizio fondamentale e in forte difficoltà. Alcune delle perplessità manifestate appaiono legittime, dal momento che il processo è molto complesso e quindi non privo di elementi di difficoltà; tuttavia ritengo che in commissione molti dubbi siano stati chiariti. La fusione dovrà portare alla creazione di un soggetto con maggiore massa critica, quindi ad aumentare l’efficienza e a ridurre i costi. L’unica alternativa sarebbe quella di sparire.
Per quanto riguarda l’ingresso di un partner industriale, non è detto che si concretizzi, ma sarebbe certo un passo avanti importante riuscire ad attrarre nuovi capitali.
Per quanto riguarda il personale mi sembra che l’accordo raggiunto costituisca un buon equilibrio tra le esigenze di riduzione dei costi e di tutela dei lavoratori
”.

Paolo Guerra (Lega Nord): “L’ipotesi di accorpamento è di per sé condivisibile. Le nostre preoccupazioni riguardano il piano industriale, che sarebbe stato corretto mettere a disposizione dei consiglieri durante la commissione, affinché potessero poi analizzarlo e quindi valutarlo. Non conoscendo il piano industriale non possiamo avere alcuna idea dell’esito che il processo di aggregazione potrà avere.
Considerando i precedenti accorpamenti delle aziende municipalizzate di Ravenna, è davvero difficile formulare un giudizio positivo sul progetto Start a priori
”.

Diego Rubboli (Federazione della sinistra): “Stiamo passando da un sistema a un altro e quello nuovo potrà consentire economie di scala e miglioramenti gestionali e funzionali solo se sarà più semplice, con meno variabili; cioè, in altre parole, se richiederà meno lavoro per il mantenimento del suo ordine. Auspico che sia così e il mio voto sarà favorevole.
Per quanto riguarda la fase successiva, quella dell’apertura del capitale a un partner industriale, ho delle perplessità; comprendo che si tratta dell’unico sistema per accedere a capitali che il pubblico non ha, ma temo che l’esito possa essere un aumento delle tariffe e una riduzione dei percorsi con meno utenti
”.

Davide Buonocore (Idv): “L’intento di questa amministrazione è costituire aziende economicamente sostenibili, ma aziende prive di tensione ai risultati e disattente ai servizi da erogare e alla loro qualità non sono sostenibili.
E’ per questo che l’elemento fondamentale per rinnovare le aziende partecipate: una strategia sui risultati da raggiungere in termini di servizi da dare ai cittadini, anche alla luce delle difficoltà finanziarie effettivamente esistenti. Senza questo piano strategico, non è possibile introdurre nuovi sistemi di valutazione, non si possono dare missioni e obiettivi ai consigli di amministrazione e ai manager, non si può coinvolgere il personale operativo in una difficile azione di recupero. Senza creare le condizioni per coinvolgere, valorizzare e, se è il caso, sanzionare gli addetti delle partecipate, da cui in concreto tali servizi dipendono, si corre il solito pericolo: a un miglioramento dell' efficienza finanziaria, utile spesso solo nel breve per il bilancio comunale, corrisponde una navigazione a vista delle aziende, inefficace per rispondere alle impellenti esigenze della produzione dei servizi e incoerente alle aspettative dei ravennati e della città.
In attesa di approfondire tutti gli ambiti che rientrano nel progetto sono d'accordo con la proposta di unificazione delle aziende di trasporto in un'ottica di risparmio di risorse ed efficienza dei servizi ai cittadini ricordando la fondamentale necessità di dialogo con Regione e Provincia per le linee di rispettiva competenza, onde evitare inutili doppioni e sovrapposizioni
Si tratta solo di un primo atto e che altri ne seguiranno proprio per determinare una strategia di intervento che punta non solo ad aumentare l' efficienza (cioè spendere meglio le risorse dei cittadini e degli utenti), ma a promuovere le condizioni per potenziare e migliorare i servizi che vengono oggi offerti ai cittadini e alle cittadine anche quando sono antieconomici se servono chi ha piu’ bisogno da un punto di vista fisico ed economico.
Creare un' unica azienda serve non solo per ridurre sprechi e duplicazioni – compresi i CdA – ma soprattutto per riorganizzare il trasporto collettivo, programmando servizi più efficaci per l' utenza,e utilizzare al meglio le risorse umane professionali presenti nelle diverse aziende.
Aziende che oggi soffrono dei tagli della manovra "Tremonti"
Siamo ben consapevoli e conosciamo altri casi di unificazione in Italia – come Atac a Roma – in cui l' accorpamento di aziende è diventato l' occasione per duplicare dirigenti e fare assunzioni "facili" e siamo altrettanto consapevoli che a Ravenna nn avverrà garantendo una forte trasparenza pubblica dei processi.
L' unificazione delle tre aziende dovrà essere accompagnata da un piano industriale che, secondo le strategie dell' Amministrazione comunale, punti a riorganizzare i servizi con una miglior integrazione gomma/ferro, insieme alla gestione dei parcheggi di interscambio, e promuova un miglior utilizzo del personale favorendo anche la mobilità interna.
So bene che questo implica un dialogo serrato con le aziende e con il sindacato, che è già cominciato.
Siamo consapevoli che i servizi di trasporto pubblico miglioreranno se contestualmente miglioreranno le condizioni per circolare in città, se si ridurranno le auto in circolazione, se ci saranno corsie riservate protette per gli autobus, con aree a traffico limitato, con nuove aree pedonali, con un controllo ferreo dei vigili e dei varchi telematici contro i comportamenti abusivi.
E determinanti saranno i cittadini nel rispettare le regole di cui avranno compreso l' importanza collettiva.
Ma serve anche un disegno e delle regole di area vasta che abbraccino almeno la scala provinciale, dove hanno origine la maggioranza di flussi veicolari che ogni giorno entrano nella città. Quindi, efficienza dei costi (cosa utile), ma anche strategie, piani industriali, valorizzazione delle risorse umane a garanzia di un livello del servizio ottimale ed utile per i cittadini
”.

Learco Vittorio Tavoni (Lega Nord): “Quando si valuta una aggregazione di aziende il piano industriale è la cosa più importante da esaminare. Esprimersi in sua assenza significa praticamente votare sul nulla. Ritengo una mancanza di rispetto estremamente grave il fatto che non ci sia stato presentato il piano industriale. Per questo il mio voto sarà contrario”.

Elio Gasperoni, presidente di Ravenna Holding, è intervenuto per sottolineare che tutte e tre le aziende protagoniste della aggregazione sono in equilibrio economico finanziario e che il processo di aggregazione è partito dalla consapevolezza che, alla luce delle mutate condizioni del trasporto pubblico locale in ambito nazionale, aziende di piccole dimensioni non possono più garantire servizi adeguati: “Il trasporto pubblico locale, se vuole essere sostenibile e fare investimenti, può essere offerto solo in condizioni di area vasta. E’ positivo che si sia intrapresa questa strada in un momento in cui i conti delle aziende sono ancora in equilibrio. Si è giocato d’anticipo. E’ stato un segno di lungimiranza”.

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