Alfredo Panzini, 5 quaderni autografi all’Accademia di Bellaria

Alfredo Panzini, 5 quaderni autografi all’Accademia di Bellaria
Alfredo Panzini (foto di repertorio) in una storica fotografia.

RIMINI-BELLARIA. La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini consegnerà, dopo averli acquistati, cinque quaderni autografi di Alfredo Panzini all’Accademia Panziniana di Bellaria Igea Marina. La cerimonia è stata programmata per venerdì 4 novembre alle ore 17.00 presso la sala di ‘Casa Finotti’ all’Accademia in via Pisino 1 (attigua alla Casa Rossa’ a Bellaria Igea Marina). Dopo l’ultimazione dei restauri alla chiesa S.Apollinare di Cattolica e il restauro in corso al Tempio Malatestiano, la Fondazione quindi rinnova il suo impegno nel campo della cultura impegnandosi per dare valore alle realtà del territorio provinciale.

“Il patrimonio più necessario alla coscienza di uomini e di cittadini – dice Massimo Pasquinelli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini – è forse proprio quello immenso della scrittura: manoscritti, dattiloscritti, opere a stampa, carteggi ed epistolari, zibaldoni di appunti, sono la fonte primaria per indagare e ripensare la nostra coscienza storica e spirituale”.In coerenza con questa convinzione la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha acquistato cinque quaderni manoscritti, vergati a penna dal narratore, storico, critico e linguista Alfredo Panzini (1863-1939), al tempo della sua studiosa adolescenza, tra il 1880 e il 1881, mentre frequentava l’allora Convitto Nazionale Marco Foscarini, a Venezia. I quaderni, di circa 300 pagine in totale, raccolgono ricordi di collegio, temi svolti, riflessioni personali e brani di varia letteratura anche poetici.

Queste testimonianze dello scrittore appena diciottenne possono ben essere considerate un terreno di prova del futuro narratore e saggista, una testimonianza utilissima nella comprensione di un destino intellettuale e artistico che andava a formarsi e a maturare. “I cinque quaderni panziniani che la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ci consegna in comodato gratuito – aggiunge Arnaldo Gobbi, Presidente dell’Accademia Panziniana – andranno ad arricchire notevolmente il nostro già voluminoso patrimonio cartaceo del letterato-scrittore, e sono certo che i nuovi documenti serviranno a mettere a fuoco un periodo della vita di Panzini, quello della giovinezza, ancora tutto da scoprire nei suoi particolari. L’Accademia Panziniana custodirà gelosamente questo patrimonio che la Fondazione così generosamente offre alla nostra Associazione. Si impegna, fra l’altro a divulgare, mediante stampa, il contenuto di questi quaderni, per una sempre migliore conoscenza di Panzini, che Bellaria Igea Marina considera, senza ombra di dubbio, suo illustre concittadino”.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini lascerà in deposito i quaderni all’Accademia Panziniana, luogo deputato agli studi sul grande scrittore e naturale ambito di conservazione e divulgazione dell’opera e delle memorie di Alfredo Panzini.

ALFREDO PANZINI

Alfredo Panzini nasce a Senigallia, nella parrocchia del Duomo, in via Cesare Battisti 6, il 31 dicembre 1863. Il padre nacque e visse a lungo a Rimini e il fratello di Alfredo, Ugo, impiegato comunale, suonò la cornetta nella banda comunale di Rimini. La famiglia della madre, pur trasferita nelle Marche, era di origine romagnola. L’infanzia Alfredo Panzini la trascorre a Rimini. Ha dieci anni quando viene iscritto al ginnasio comunale, che lascia subito per trasferirsi (grazie alle raccomandazioni di un segretario di prefettura) al collegio Marco Foscarini di Venezia dove completa il liceo, rimanendoci fino al 1881. La famiglia Panzini abita nel Borgo S. Giuliano e il ricordo di questa età della sua vita dev’essere particolarmente caro ad Alfredo che lo rievoca con tratti poetici in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 20 agosto 1928. Alfredo Panzini frequenta l’ateneo di Bologna dal 1882 al 1886, dove è allievo di Carducci e Acri. Carlo Bo ha sostenuto che “Bellaria è stata la patria vera – quella che l’amore ha saputo correggere nel segno della terra d’origine – dello scrittore”. Alla Biblioteca di Rimini sono legate due opere di Panzini, Legione decima, nella quale confluirono i risultati del confronto e dei suggerimenti del bibliotecario della Gambalunghiana, prof. Carlo Lucchesi, e Il bacio di Lesbia, che lo stesso Lucchesi disse essere nato alla Gambalunghiana. Sposa a Parma Clelia Gabrielli nel luglio del 1890. Dalla loro unione nascono quattro figli. Panzini diventa uno scrittore gettonato prima con La Lanterna di Diogene (1907) e soprattutto con Le Fiabe della virtù, nel 1911. E’ allora che anche i critici cominciano ad occuparsi di lui. “L’uomo nuovo di questo periodo è Panzini”, scrive Giuseppe Prezzolini. Una notorietà (nel 1922 esce “Il padrone sono me” che sancisce l’ormai indiscussa popolarità di Panzini scrittore letto e apprezzato dal grande pubblico) che lo porta a nuove collaborazioni con la carta stampata: “Il Resto del Carlino” (dal 1917), il “Giornale d’Italia” e il “Corriere della Sera”, dove è chiamato da Luigi Albertini nel 1925, continuando a scrivere per il quotidiano milanese tre articoli al mese fino al 1930. Nel 1929 un altro traguardo: la nomina ad Accademico d’Italia, quando ormai la carriera è ai massimi livelli e i romanzi di Panzini vengono tradotti in molte lingue, non solo europee, e la trasposizione teatrale di Io cerco moglie (1920) va in scena a Parigi. Oltre alla narrativa e alle opere critiche, Panzini si cimenta anche con la storia (è del 1931 Il Conte di Cavour), scrive antologie scolastiche e cura quell’opera ciclopica che va sotto il nome di Dizionario Moderno: alle varie edizioni lavora per circa 30 anni a partire dal 1905.
Panzini muore nella sua casa romana di via Giuseppe Avezzana il 10 aprile 1939, lunedì di Pasqua e riposa insieme alla moglie nel cimitero di Canonica, nel comune di Santarcangelo.

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