Politica di coesione 2014-2020. Quali opportunità per le Regioni?

Politica di coesione 2014-2020.  Quali opportunità per le Regioni?
Piazza-affari-Borsa-Crisi-Italia-Grecia.Fotografo: tamtam

La futura politica di coesione 2014-2020: quali opportunità per le Regioni?

Lorenza Badiello, della regione Emilia Romagna, servizio di collegamento con l’Ue, si è soffermata sulla ‘futura politica di coesione’.  Salvare la Grecia, ‘sorvegliare’  (?) l’Italia , ricapitalizzare le banche europee e aumentare il Fondo salva Stati. Questo il sunto del Vertice di fine ottobre tra capi di Stato e di Governo dell’Ue. Un percorso difficile verso una più forte integrazione di politica economica che rappresenta l’unica via verso la stabilità e la crescita del continente.

È in questo contesto delicato che l’Unione europea è impegnata nell’importante dibattito sul nuovo bilancio dell’UE e sul futuro delle prossime politiche europee 2014 – 2020.
Nel mese di ottobre, la Commissione europea ha infatti presentato le proposte di regolamenti, ovvero di quei pacchetti legislativi, tanto attesi, sulla prossima politica di coesione e sulla futura Politica Agricola Comune (PAC), che saranno adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro il 2013.

Trattandosi delle due principali politiche europee di competenza regionale, e che rappresentano il 76% dell’attuale bilancio dell’Ue, le regioni d’Europa sono chiamate ad portare il proprio contributo in seno al dibattito in corso.

In materia di politica regionale, le proposte della Commissione enfatizzano la necessità di una “maggiore efficacia ed efficienza” nell’utilizzo dei Fondi strutturali, così come si evinceva anche dal V Rapporto sulla coesione economica, sociale e territoriale e dalla successiva consultazione europea.

Le novità più significative della futura politica regionale sono A) la “nuova Architettura della politica”, B) l’”approccio rivolto ai risultati” e C) “una maggiore integrazione con le altre politiche europee”.

A) La nuova architettura della politica post 2013 prevede due obiettivi, il primo definitivo ‘Investimenti per la crescita e l’occupazione’ e il secondo denominato ‘Cooperazione territoriale’. Entrambi si applicano a tutte le regioni d’Europa, a prescindere dal livello di ricchezza; viene così superata la tradizionale filosofia dei Fondi strutturali basata su diversi obiettivi per specifiche categorie di regioni.

B) L’approccio rivolto ai risultati prevede una maggiore concentrazione delle risorse su alcune priorità di intervento collegate alla strategia Europa 2020 e, altresì, una misurazione degli interventi attraverso l’utilizzo di indicatori. Questi ultimi permetterebbero di misurare l’efficacia dell’impiego dei fondi, evidenziando in tal modo l’impatto della politica di coesione nei diversi territori. In questo contesto sono definite condizionalità ex-ante, ex-post e macro-economiche (quest’ultime molto contestate dalle regioni d’Europa), che dovrebbero servire a migliorare la performance.

C) Per migliorare il coordinamento tra la politica di coesione e le altre politiche europee, è prevista una maggiore integrazione – attraverso il Quadro Strategico Comune – dei Fondi strutturali con il Fondo Agricolo per lo Sviluppo rurale e il Fondo marittimo e per la Pesca.

In materia di risorse, la proposta prevede che all’obiettivo ‘Investimenti per la crescita e l’occupazione’ siano dedicati 324 miliardi di euro, di cui il 16,39% per le regioni più sviluppate.

Nella proposta legislativa, il Fondo sociale europeo viene rafforzato, e per le regioni più sviluppate è previsto che esso rappresenti almeno il 52% delle risorse totali. Anche la Cooperazione territoriale viene valorizzata in termini finanziari con l’attribuzione di 11 miliardi di euro, pari al 3,48% del totale della politica di coesione. In linea con il nuovo obiettivo europeo della coesione territoriale, introdotto dal Trattato di Lisbona, il pacchetto legislativo prevede altresì la possibilità di sviluppare iniziative territoriali per aree con caratteristiche particolari, incluse le aree urbane.

In materia di programmazione delle attività, la Commissione concluderà con lo Stato membro un Contratto di Partnership, che sarà redatto con il contributo delle regioni e che identificherà gli obiettivi prioritari a livello nazionale, i risultati attesi e le modalità per raggiungerli. Si tratta naturalmente di un negoziato in corso il cui esito finale non è certo. La proposta della Commissione sulla politica di coesione e sull’insieme delle politiche europee dovrà essere approvata, insieme al prossimo Quadro finanziario pluriennale, dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Le regioni europee hanno ora il compito strategico di contribuire alla definizione delle prossime politiche europee di loro interesse e di influenzare i lavori di Consiglio e Parlamento, affinché esse siano caratterizzate da una forte dimensione regionale, da adeguate risorse e da modalità di implementazione chiare ed coerenti.

LA REGIONE EMILIA ROMAGNA. La regione Emilia Romagna è già da tempo impegnata nelle diverse fasi del negoziato attraverso tutti i canali istituzionali, le diverse reti europee e un collegamento con vertici dell’Ue. Tra gli appuntamenti promossi dalla Regione e volti a sostenere la posizione regionale nei confronti delle istituzioni UE, il seminario sulla Macroregione Adriatico-Ionica (tenutosi il 4 novembre a Bologna) e la conferenza con il commissario europeo al Bilancio Lewandoski e il presidente della commissione Bilancio del Parlamento europeo Lamassoure (il prossimo 30 novembre a Bruxelles).

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