Basta parlare di crisi. Parliamo di crescita, e crediamoci agendo.

Basta parlare di crisi. Parliamo di crescita, e crediamoci agendo.
frecce tricolori, foto di repertorio

ITALIA& CRESCITA. Iniziamo a parlare di crescita e non solo di crisi. Credo che ormai sia giunto il momento di riprendere in mano questa parola e metterla in bocca. Provare a pronunciarla, sentire come suona. Smettiamo di dire solo ‘crisi‘ perchè questa crisi è già abbastanza presente anche senza nominarla continuamente. Togliamola dal vocabolario per un pò e combattiamola sul piano dei fatti. Quindi, contemporaneamente al doveroso senso di sopravvivenza e ottimismo, è il caso di metterla nelle azioni questa parola. Sappiamo che non sarà facile, ce lo dicono soprattutto i fatti di questi giorni. L’altalena della borsa di inizio settimana è diventata ormai un quotidiano precipitare, salvo rari momenti di sollievo. Anche le annunciate dimissioni di Berlusconi non hanno provocato dei gran miglioramenti. C’è chi dice che questo annuncio di dimissioni è arrivato troppo tardi, c’è chi dice che ha peggiorato la situazione. Circola infine una voce più pericolosa, quella secondo cui ormai, Berlusconi o no, nuovo governo o nuove elezioni, non ci sia più nulla da fare. Non E’ questo l’atteggiamento che ci porterà fuori da questo fango.

Non sarà facile ma qualcosa è stato fatto. Ora, che venga mantenuto.
Dunque, diamo uno sguardo alla situazione e a quello che si sta facendo. Cerchiamo di conoscere ciò che viene messo in campo per poter giocare, ognuno per quello che può, la propria partita. Una cosa è chiara: non sarà facile, anche perchè è ormai certo che un maxiemendamento non basterà a sostenere la crescita. Lo ha annunciato anche il premier Berlusconi  in chiusura del G20 di Cannes, aprendo la possibilità a nuovi decreti legge o disegni di legge.

In questi giorni i presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione delle Province d’Italia e dell’Associazione nazionale comuni Italiani, Vasco Errani, Giuseppe Castiglione e Graziano Delrio hanno chiesto al governo di includere nel Maxi-emendamento i contenuti dell’accordo che Regioni, ANCI, UPI e Ministero dell’Economia hanno raggiunto in merito all’applicazione del Patto di Stabilità e sul riparto delle risorse derivanti dalla Robin Tax. Contenuti che a quanto pare non risulterebbero nel maxi-emendamento, ragion per cui regioni, province e comuni stanno facendo sentire la loro voce.

“Il disegno di legge di stabilità approvato dal Consiglio dei Ministri e all’esame del Parlamento – scrivono Errani, Castiglione e Delrio – non contiene, inspiegabilmente, le norme concordate”. Ora che “il Governo sta lavorando al Maxi-emendamento”, occorre che includa “il contenuto dell’accordo in maniera da conferire certezza di regole e di obiettivi finanziari alle Regioni e agli Enti locali al fine di consentire – concludono i Presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’UPI e dell’ANCI – la predisposizione dei propri bilanci entro i termini di legge”.

E’ auspicabile, anzi giusto, che quanto raggiunto negli accordi tra enti e Ministero dell’Economia venga inserito nel maxi-emendamento. Questo deve avvenire non solo per una questione di contenuto ma anche per una questione di fiducia. E’ indispensabile che le persone – di cui i comuni, le province e le regioni sono costituiti – sappiano che possono fidarsi di chi – anche se in una situazione al limite – ad oggi li rappresenta. E’ fondamentale sapere che il confronto e la concertazione “funzionano” ancora, che alla fine l‘incontro democratico è ancora alla base dei passi verso un futuro di crescita. 


Alleghiamo, in due parti, il testo del maxi-emendamento Maxi_emendamento_nuovo_testo_parteI - Maxi_emendamento_nuovo_testo_parteII

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