Cani e gatti. Se la coppia scoppia, a chi li affido?

Cani e gatti. Se la coppia scoppia, a chi li affido?
coppia che litiga (foto di repertorio)

AMORE e ANIMALI.  La separazione di due persone è quasi sempre fonte di dolore e disagi. Tante le questioni legali ed economiche che spesso un matrimonio o un’unione finita male, possono portare con sè.
Forse non tutti sanno che tra questi le ragioni della separazione, al 5° posto si collocano il gatto o il cane di famiglia.
Il cane è migliore amico dell’uomo? Pare che sia proprio così: Nel 70% dei casi è all’uomo-marito (compagno) che viene attribuita la “colpa” di dedicare più cure all’animale di casa che alla moglie.
Sforzandoci di non cedere a battute su chi sia a volte il vero animale in casa, se quelli a due zampe o quelli a quattro gambe… Addentriamoci un altro po’ in questo insidioso ma interessante terreno.

Secondo gli esperti (ad esempio l’etologo Danilo Mainardi), il fido-micio “di turno” spesso e volentieri diventa il terzo elemento della coppia, nel senso che può diventare fonte di rivalità e gelosie. Può capitare che l’uomo difenda il cane per aver calpestato i fiori, mentre la donna lo rimprovera, o viceversa. Conflitti che si acutizzano se il cagnolino o gattino era già di proprietà di uno dei due coniugi, mentre la questione è più gestibile se si tratta di una “proprietà” in comune.

In attesa che sia portata all’attenzione delle Camere la proposta di legge presentata dall’ “Intergruppo Parlamentare Animali”, volta a raccordare le norme vigenti con quelle già adottate in materia in sede europea, cominiciano ad essere numerose le sentenze in materia di affido del cane o del gatto, muto testimone della fallita unione coniugale e non.
Se, in ambito penale, si è posto rimedio al vuoto normativo, con l’approvazione della Legge 189 del 2004, in ambito civilistico sono evidenti le carenze. Carenze che vanno colmate perchè ormai è una coppia su due ad avere un animale domestico, fonte di affetto ma anche parte del contendere quando la coppia scoppia.

LA LEGGE.

Queste le novità di cui si chiede l’approvazione.
Sarà istituito il titolo XIV bis del primo libro del Codice Civile intitolato ”Degli animali”; viene introdotto l’art. 455-bis del codice civile:
“1. Gli animali sono esseri senzienti”.
“2. Le disposizioni concernenti i diritti civili delle persone sono estese agli animali, laddove compatibili e non in contrasto con altre norme speciali e settoriali sugli animali”.
“3. Gli animali sono soggetti alle leggi speciali che li riguardano, oltre che alle disposizioni del presente codice, in quanto applicabili”.
Questa norma recepisce, ad oggi solo nelle intenzioni, quanto già disposto dal Trattato di Lisbona,entrato in vigore in ambito europeo gia dal 1°gennaio 2009 a seguito della ratifica degli Stati membri ed introduce il concesso dell’animale come “essere senziente”, un essere capace di provare sensazione e,in quanto tale meritevole di diritti e conseguente tutela.

Sarà introdotto l’articolo 455-ter del codice civile:
“1. Per gli animali familiari, in caso di separazione di coniugi il Tribunale in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole, e se del caso degli esperti di comportamento animale, ne attribuisce l’affido esclusivo o condiviso alla parte in grado di garantire loro la sistemazione migliore inerente il profilo della protezione degli animali.
Il Tribunale ordinario è competente a decidere in merito anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio”.
Attualmente, in caso di separazione o cessazione di convivenza, non vi sono norme ad hoc che disciplinino la materia, lasciando alla sensibilità di pochi magistrati il compito di dirimere controversie roventi sull’argomento.
Basta l’intestazione del microchip o è chi lo cresce e se ne occupa a dimostrare di avere più titolo a tenerlo con sé dopo il naufragio dell’unione?

In materia, la prima sentenza in assoluto cui riferirsi è quella emessa dal Tribunale di Cremona l’11.6.2008, secondo cui: ”valgono le regole per l’affido congiunto” come sei i due cani in questioni fossero i “figli” della coppia.
In realtà, se per un figlio questo è , quando funziona, il regime più idoneo per crescere, stante la separazione dei genitori, per i cani non vale lo stesso principio. Infatti il cane elegge il suo “capobranco” che diventa il suo riferimento principale per tutta la vita. Inoltre anche per il cane occorre gestire il “trauma da separazione” a causa dei cambiamenti di vita che la separazione impone.

 

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