Lo sport per escludere, controllare e torturare. In mostra l’Europa nazista

Lo sport per escludere, controllare e torturare. In mostra l’Europa nazista
Olimpiadi di Berlino, 1936. Hitler sul palco d'onore. (foto di repertorio)

RIMINI-PARIGI. Oggi lo sport è un valore riconosciuto in quanto portatore di un modo di vivere sano e all’insegna dello stare insieme. Sport per crescere imparando il rispetto dell’altro senza escluderlo se non è un campione. Questo è quanto si cerca di trasmettere ai bambini e ai ragazzi. Eppure c’è stato un tempo in cui lo sport era ufficialmente un metodo di affermazione di forza e di esclusione di chi non stava al passo. L’orrenda selezione nazi-fascista e il controllo della popolazione, si esecitavano anche attraverso lo sport.

LA MOSTRA. A Parigi una grande mostra sullo sport nell’Europa nazista: tra i curatori Laura Fontana responsabile del Progetto Educazione alla Memoria del Comune di RiminiIl Mémorial de la Shoah di Parigi ospita fino al 18 marzo 2012 la mostra Le sport européen à l’épreuve du nazisme. Des J.O. de Berlin aux J.O. de Londres 1936-1948 (Lo sport europeo sotto il nazionalsocialismo. Dalle Olimpiadi di Berlino alle Olimpiadi di Londra. 1936-1948). Laura Fontana, Responsabile Progetto Educazione alla Memoria del Comune di Rimini e Responsabile per l’Italia del Mémorial de la Shoah, è tra i curatori scientifici della mostra che arriverà in Italia nel mese di ottobre 2012.

LO SPORT COME AFFERMAZIONE DI FORZA. Attraverso la ricostruzione dello sviluppo delle pratiche sportive, della concezione del corpo come affermazione di forza e di identità collettiva, dell’uso stesso dello sport, tra manipolazione e distrazione delle masse e strumento per costruire « l’uomo nuovo » è possibile leggere tutta la storia dell’Europa del XX secolo, soprattutto il tragico periodo che va dalle Olimpiadi di Berlino organizzate dalla Germania nazista nel 1936 al timido riaffermarsi dello spirito olimpico con le Olimpiadi di Londra del 1048, nell’immediato dopoguerra.
La mostra, ricca di immagini, documenti e oggetti provenienti da numerose federazioni sportive, collezioni pubbliche e private nonché dai principali Musei dello sport e dell’ebraismo al mondo, si propone di incrociare la storia dello sport negli anni Trenta e Quaranta con la storia politica dell’Europa totalitaria, coinvolgendo il visitatore in un percorso che illustri l’utilizzo dello sport operato dai regimi fascisti, per controllare le masse, irreggimentare la gioventù e giustificare teorie razziste di superiorità, ma anche in grado di raccontare le tante storie di atleti, ebrei e non ebrei, che subirono misure discriminatorie dall’esclusione alla persecuzione, fino alla tortura e alla morte nei campi.

NOMI E IMMAGINI. Alfred Nakache, stella del nuoto europeo, Victor « Young » Perez e Leone Efrati, pugili di fama internazionale, i cugini Alfred e Gustav Felix Flatow, medaglia d’oro per la ginnastica alle Olimpiadi di Atene del 1896, Attila Petschauer, schermidore pluripremiato ai Giochi di Amsterdam del 1928 e di Los Angeles del 1932, sono solo alcuni nomi di grandi campioni dello sport di origine ebraica che videro la propria carriera arrestarsi brutalmente con l’affermarsi del nazismo in Germania e del fascismo in Italia e che subirono la deportazione. Molti di loro perderanno la vita nei ghetti e nei campi di concentramento. L’italiano Leone Efrati, soprannominato Lelletto, morirà nel complesso concentrazionario di Auschwitz, mentre il francese Alfred Nakache sarà uno dei rari sportivi sopravvissuti che dopo Auschwitz riuscirà a riallenarsi e a partecipare alle Olimpiadi di Londra del 1948.

LO SPORT CHE ESCLUDE. Lo sport dunque come forma di esclusione sotto i regimi fascisti, quando ebrei e oppositori politici vennero privati del diritto di continuare a praticare la propria disciplina, lo sport come forma di tortura nei lager, per i tanti sportivi deportati che furono costretti dalle SS e dai kapo’ a battersi per un tozzo di pane, ma lo sport anche come forma di resistenza. La storia di Albert Richter, ciclista, e di Max Schmeling, pugile, entrambi tedeschi non ebrei, lo dimostra in maniera esemplare. Entrambi campioni internazionali negli anni Trenta, osannati dalle folle e amatissimi da Hitler e da Goebbels, che tentarono di sfruttarli come immagine di propaganda della superiorità ariana, rifiutarono di aderire al nazismo, rimasero fedeli coraggiosamente al proprio allenatore ebreo e seppero opporsi in una certa misura alla dittatura. L’esposizione racconta i destini degli atleti ebrei, zingari ed omosessuali dalle Olimpiadi di Berlino del 1936 a quelle di Londra del 1948, con l’attenzione dei regimi totalitari allo sport quale formidabile strumento di propaganda, attraverso il messaggio di una gioventù fiera ed eroica nel corpo e nello spirito. Particolare attenzione è riservata al Reich e alle persecuzioni contro gli atleti ebrei, cosa che non impedisce l’assegnazione del massimo evento sportivo mondiale al Paese che sfrutta pienamente le possibilità propagandistiche dell’evento, con grande successo delle Olimpiadi che raccolgono a Berlino tre milioni di spettatori.

PERSECUZIONI. Storie di atleti perseguitati e tolti dalla competizione perché ebrei come Gretel Bergmann, detentrice del primato tedesco di salto in alto o di sportivi perseguitati e deportati nei campi di concentramento come la campionessa di atletica Lilli Henoch o il pugile Victor “Young” Perez o ancora il pugile italiano Lazzaro Articoli, fino al caso del saltatore Carl Ludwing Long, “ariano perfetto” escluso dalle liste degli sportivi esenti dal servizio militare (morì a Cassino nel 1943) perché amico ed estimatore di Jesse Owens, il formidabile campione di salto in lungo afroamericano, “spina” nel fianco del regime nazista proprio in occasione delle Olimpiadi berlinesi.
Una storia dunque complessa e affascinante quella che racconta una mostra sicuramente da non perdere. La versione italiana sarà ospitata a Bologna a ottobre 2012, grazie al sostegno dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, della Provincia e del Comune di Bologna.
Informazioni, www.memorialdelashoah.org

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