Legge 180/2011, come le micro, piccole e medie imprese saranno più competitive? Facciamo il punto.

Legge 180/2011, come le micro, piccole e medie imprese saranno più competitive? Facciamo il punto.
Appalti. Immagine di repertorio

LIBERTA’ D’IMPRESA, PUBBLICATO LO ‘SMALL BUSINESS ACT’ ITALIANO. Sulla Gazzetta Ufficiale n.265 del 14 novembre scorso è stata pubblicata la Legge 11 novembre 2011, n.180 recante “Norme per la tutela della libertà d’impresa – Statuto delle Imprese“, (vedi testo allegato STATUTO DELLE IMPRESE – 2011-11).

Tale legge costituisce il primo approccio italiano al c.d. “Small business act” europeo, con la previsione di una serie di misure volte a valorizzare e promuovere il ruolo delle micro, piccole e medie imprese nel tessuto socio-economico nazionale e comunitario.

DEFINIZIONI. Innanzitutto, è opportuno fare un po’ di chiarezza e individuare il campo di applicazione di tale importante normativa. Pertanto, chi sono le ‘micro, piccole e medie imprese’? In base a quanto definito dalla stessa Commissione europea ( nella Raccomandazione del 6 maggio 2003 (2003/361/CE):

1) La categoria delle microimprese delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.
2) Si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR.
3) Si definisce microimpresa un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR.

UN GARANTE ‘AD HOC’ E PIU’ SEMPLIFICAZIONE. Tra gli aspetti salienti di questo importante provvedimento, oltre a quelli contenuti nei principi generali, quelli riguardanti la semplificazione normativa, anche attraverso l’istituzione (articolo 17), presso il Ministero dello Sviluppo Economico, del Garante per le micro, piccole e medie imprese il quale, tra le diverse funzioni, analizzerà in via preventiva e successiva l’impatto della regolamentazione, nonché l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di non richiedere alle imprese informazioni già contenute nel Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio (articolo 9).

Nel quadro dei principi fissati dalla legge si prevedono “la progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, in particolare delle micro, piccole e medie imprese, in conformita’ a quanto previsto dalla normativa europea”; “la partecipazione e l’accesso delle imprese, in particolare delle micro, piccole e medie imprese, alle politiche pubbliche attraverso l’innovazione, quale strumento per trasparenza della pubblica amministrazione; “il sostegno pubblico, attraverso misure di semplificazione amministrativa da definire attraverso appositi provvedimenti legislativi, alle micro, piccole e medie imprese, in particolare a quelle giovanili e femminili e innovative”.

RITARDATI PAGAMENTI E ANTITRUST. È poi previsto l’obbligo per il Governo di recepire entro un anno la Direttiva sui Ritardati Pagamenti 07/11/UE, che fissa il termine di 30 giorni per i pagamenti di merci e servizi forniti dalle imprese alla Pubblica Amministrazione, e di 60 giorni per il pagamento tra i privati. Su questo punto sarebbe stata auspicabile una maggiorè tempestività, resa difficoltosa dalla valutazione del livello della spesa pubblica, che verrebbe incrementato da un pronto recepimento a livello nazionale della Direttiva di cui sopra.

Di immediata applicazione, invece la possibilità dell’Antitrust, di intervenire con diffide e sanzioni verso le grandi imprese che pagano in ritardo le PMI (presunzione automatica di abuso a prescindere dall’accertamento di dipendenza economica dell’impresa creditrice). Sono previste, poi, procedure semplificate per l’accesso agli appalti pubblici delle aggregazioni di imprese.

APPALTI. Di particolare rilievo per la materia degli appalti sono le disposizioni contenute negli articoli 12, 13 e 15 della legge.
L’art. 12 stabilisce l’innalzamento della soglia per l’affidamento dei servizi tecnici mediante procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori economici da 100.000 a tutto l’importo infra comunitario (fino al 31.12.2011 euro 193.000 per i settori ordinari), di cui all’art. 91, c.2, del Codice. Viene dunque meno l’obbligo della “gara nazionale da 100.000 fino all’importo sotto soglia.
Come noto, peraltro, dall’8 giugno 2011, data di entrata in vigore del nuovo Regolamento attuativo (DPR 207/2010), la selezione degli operatori economici può avvenire o mediante elenchi aperti o tramite indagini di mercato con previa pubblicazione di avviso sui siti internet di cui all’art. 66, c.7, del Codice. Si conferma dunque la chiara volontà del legislatore di “semplificare” il sotto-soglia dei lavori e dei servizi tecnici, già espressa dapprima con il DL 162/2008 e poi proseguita con il recente decreto sviluppo. Rimane invece aperta la questione degli affidamenti c.d. “diretti” fino a 40.000 euro, nonostante la (discussa e discutibile) apertura dell’Autorità espressa con il parere n. 22/2011.

All’articolo 13, comma 2 lett a) recita testualmente che la Pubblica Amministrazione e le Autorità competenti (quindi anche le Stazioni Appaltanti) sono tenute, purchè ciò non comporti nuovi oneri finanziari, a “… suddividere, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 29 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, gli appalti in lotti o lavorazioni ed evidenziare le possibilita’ di subappalto, garantendo la corresponsione diretta dei pagamenti da effettuare tramite bonifico bancario, riportando sullo stesso le motivazioni del pagamento, da parte della stazione appaltante nei vari stati di avanzamento”. Non solo. E’ prevista l’estensione dell’obbligo di fatture quietanziate alle forniture con posa in opera di minori dimensioni. In sostanza la tutela di cui all’articolo 118, comma 3 del Codice dei contratti si applica anche alle somme dovute agli esecutori di fornitura con posa in opera di minori dimensioni (articolo 15). Sempre in tema di gare viene previsto il divieto di richiedere alla imprese concorrenti requisiti finanziari sproporzionati rispetto al valore delle gare medesime (principio condivisibile ancorchè un po’ vago mancando di un riferimento quantitativo forse desumibile dall’articolo 29 del Codice dei Contratti Pubblici).

Di portata certamente innovativa, La norma è comunque destinata ad esplicare i suoi effetti già in fase di “progettazione” dell’appalto, sia per lavori che per servizi e forniture (si veda per questi ultimi la nuova disposizione dell’art. 279 del Regolamento), vincolando la stazione appaltante, “purchè ciò non comporti nuovi o maggiori oneri finanziari”, a frazionare l’appalto complessivamente considerato in più lotti, ovvero evidenziando, in particolare per servizi e forniture, accanto alla prestazione “principale” anche quelle “secondarie” (in realtà la norma già esiste nell’art. 275 del Regolamento), predisponendo il correlativo sistema di qualificazione nel quale indicare con chiarezza la possibilità di assunzione in ATI verticale o in subappalto da parte delle piccole imprese “specializzate” nelle prestazioni scorporabili. Sull’obbligo di evidenziare le lavorazioni subappaltabili negli appalti di lavori, ovviamente nulla di nuovo.

DA NOTARE , INFINE. Da notare infine:

- l’articolo 3 “libertà associativa”, dove il Legislatore ha ritenuto di fissare, al primo comma, tale principio al di la’ di ogni possibile dubbio (“Ogni impresa è libera di aderire ad una o più Associazioni”).
- l’articolo 5, nel cui ambito vengono definite le cosidette “imprese tecnologiche”,quelle cioè che “sostengono spese di ricerca scientifica e tecnologica per almeno il 15 per cento dei costi complessivi annuali”.
- l’articolo 11, che stabilisce il principio generale per il quale le certificazioni relative a prodotti, processi ed impianti rilasciate alle imprese dagli enti di normalizzazione a ciò autorizzati sono sostitutive, fatti salvi i profili penali, della verifica da parte della Pubblica Amministrazione e delle Autorità competenti.
Rimangono fuori alcuni aspetti significativi come, in primo luogo, la possibilità, prevista nell’iniziale testo Vignali, di compensare i crediti e i debiti verso la Pubblica Amministrazione. Eccessivo anche il (solito) ricorso ai decreti applicativi successivi. Questo provvedimento garantisce di fatto una prima reale applicazione in Italia dei principi dello “Small Business Act”, la Carta Europea dei diritti per le piccole medie imprese, enunciata nella comunicazione della Commissione Europea COM (2008) 394 del 25 giugno 2008.

 

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