Solo un po’ di nebbia annuncia il sole, ma andiamo avanti tranquilli.

Solo un po’ di nebbia annuncia il sole, ma andiamo avanti tranquilli.
Euro. Immagine di repertorio

UNIONE EUROPEA&FUTURO. “ Il 2011 che si chiude – commenta Matteo Fornara, direttore della Rappresentanza a Milano - sarà un anno che verrà ricordato a lungo come uno dei più difficili della storia dell’Unione europea. La crisi ha messo in discussione il funzionamento degli strumenti fondamentali sui quali l’Unione si basa, in particolare la moneta unica. Evidenti lacune politiche ed istituzionali sono emerse in maniera flagrante: la più grave, quella di avere una politica monetaria comune e di non avere un coordinamento efficace delle politiche economiche e fiscali. Situazioni arrivate al limite della sostenibilità come quella della Grecia hanno messo in forse la sopravvivenza dell’euro e, di conseguenza, della costruzione europea. La mancanza di coesione politica tra i 27 Paesi dell’UE è alla base di questa crisi. È chiaro a tutti, ormai, che le nuove sfide che il mondo globalizzato lancia all’Europa non sono più sostenibili a livello dei singoli Stati. La stessa Germania sa benissimo di aver bisogno dell’Europa, del mercato unico, dell’euro, e la sua richiesta quasi ossessiva di stabilità è ampiamente giustificata dalla complessità della situazione generale, ma anche dalla storia del Paese”.

” Quest’anno – aggiunge F ornara-  le Istituzioni europee, sotto lo stimolo incessante della Commissione, hanno raccolto la sfida e, nel vertice che ha chiuso il semestre di presidenza polacca, hanno dato risposte concrete e molto rilevanti alle sfide legate al futuro della moneta unica e dell’Europa. L’architettura politico-istituzionale che il 2011 lascia all’Europa è sicuramente complessa, ma è finalmente basata su un presupposto senza il quale ogni sforzo è destinato al fallimento. Occorre la disponibilità degli Stati membri a cedere pezzi di sovranità (nell’accezione che questo termine ha sviluppato nel corso dei secoli passati) a un’entità comune, a cui si aderisce in maniera volontaria, che ha il compito di affrontare e risolvere le sfide comuni. Chi abbandona questo sistema complesso per tutelare l’interesse nazionale non ha capito l’essenza profonda del progetto, e ha una visione del tutto inadeguata di fronte alle sfide comuni. Sarà forse la nebbia sul canale che divide dal continente. Può certamente andare avanti per la sua strada, ma non può condizionare la volontà di tutti gli altri. È ora di approfondire la costruzione europea in maniera decisa e urgente, e chi lo capisce deve poter creare un quadro politico e istituzionale all’altezza delle sfide. Buona Europa a tutte e a tutti!”.


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