Alla scoperta del talento. Il ‘caso’ di Pino Boschetti, pittore ‘solitario’.

Alla scoperta del talento. Il ‘caso’ di Pino Boschetti, pittore ‘solitario’.
Casa Boschetti, ultime opere.

La curiosità di approfondire il contenuto pittorico dell’opera di Pino Boschetti, santarcangiolese, ex dipendente comunale ora in pensione, è venuta in occasione della mostra  ‘La pittura dell’incanto’ tenuta presso i Musei Comunali, nei mesi di dicembre 2006/gennaio 2007. L’impegno di questo artista, per molti versi ancora sconosciuto ai più, anche perchè non ama esporre le sue opere oltre i confini della sua città, desta da tempo e in quanti hanno avuto modo  di ‘valutarlo‘ direttamente, domande diverse. Alle quali abbiamo tentato di fornire risposte, sia pure limitate, nell’attesa ovviamente d’una ricognizione completa d’una produzione che, ad oggi, conta alcune centinai di quadri.

 ( I PARTE) Boschetti, molto prima di questa mostra, è per quei pochi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo fin dai primi passi, è considerato  il Brughel della Romagna. Una convinzione avvallata, in particolare , dallo scrittore e critico d’arte tedesco Roland Gunter, che su Boschetti si spende senza esitazioni: “  Senz’altro, come pittore,  Brughel è stato certamente un suo antenato, un antenato che Boschetti ama e conosce molto bene”.
Nell’opera La Riunione ( 1991), infatti, un quadro del maestro fiammingo è visibilmente riconoscibile sulla parete della stanza. Certo, quanto è stato evidenziato nella mostra omnia del ‘maestro’ santarcangiolese, è molto di più d’una semplice somiglianza. Per la prima volta, infatti, Boschetti ha fornito una visione di sé piuttosto complessa, sostanziosa e per certi versi strabiliante; tale almeno da meritare ulteriori e più esaurienti approfondimenti in vista di una ‘consacrazione’ definitiva e ai massimi livelli . Il rapporto a distanza con Pieter Brughel ( 1525/1569) è uno di quegli aspetti che incuriosiscono di più. Affinità ce ne sono, umane,  ma anche sul modo di ‘fare’pittura.  Il fiammingo, in pieno Cinquecento, come annota Giovanni Arpino, non si dedicò a decorare altari o chiese o palazzi o altri luoghi pubblici; dipinse invece per gli amici, per i pochi collezionisti che lo ammiravano  o per sé.

E non fu neppure un ‘burlone’, come parve ad alcuni critici ottocenteschi francesi, ma un uomo mite, serio, di poche parole, gran lavoratore, attento scoprire l’umanità attorno più che ad indulgere sul pettegolezzo quotidiano. Più o meno dicasi di ‘Pino’ Boschetti. Sotto l’aspetto umano, ma anche  artistico. Anzi, per lui, ‘fare’ pittura, sembra essere un ‘fatto’ ancor più  personale; coltivato da sempre, da quand’era dipendente comunale, con la passione autentica dell’autodidatta, nel suo ‘studiolo’ nascosto in un maestoso ed antico palazzo di fronte alla chiesa della Collegiata. Non ha ceduto quadri che a pochissimi, finendo con l’accumulare così un ‘patrimonio’  un percorso d’arte davvero singolare.

Brughel è il pittore del ‘mondo contadino’. Boschetti è il pittore “della sua piccola città, rivelata in ogni angolo, immersa nella campagna, non lontano dal mare e ai piedi della rocca di San Marino”. Il mondo contadino del pittore di Fiandre, è rivelato nel più minuto particolare anatomico, di costume e di atteggiamento, evitando l’idillio e risaltando semmai  scene dove “ persino Cristo è umiliato, dove la fede è derisa o ridotta a semplice oggetto di superstizione, dove la crapula  e la paura e la deformazione fisica e morale sono all’ordine del giorno”,  pur se incastonati “ in paesaggi di sogno, tra grani e faggi, tra querce e giaggioli, tra fieni e miti pecore e dolci covoni e acque in riposo e ghiacci virginali”. Il piccolo mondo cittadino del pittore santarcangiolese, invece,  non è solo una ricerca del dettaglio, essendo  “ guardato dal di dentro, fatto com’è di una miriade di personaggi e scenari”.  Finendo così  con il fornire la complessità d’ un mondo che riemerge, prodigiosamente,  dalla memoria; un mondo  arcaico e forse idealizzato al punto da renderne impossibile una collocazione temporale precisa.

Un’ ultima affinità. Brughel aveva iniziato con grandi quadri, con fitti e gremiti racconti, e solo verso la fine della vita aveva cambiato composizioni e soggetti. Anche Boschetti è un meraviglioso ‘narratore di storie’.
Basta mettere a confronto, da una parte,  ‘I proverbi fiammingi’ e ‘Lotta tra Carnevale e Quaresima’, ma anche ‘ La giornata buia’, ‘La fienagione’, ‘La mietitura’, ‘I cacciatotori nella neve’, ‘La danza nunziale’ e il ‘Corteo nunziale’, ‘Il paese della Cuccagna’ ed altri ancora, e, dall’altra, ‘Il teatro in piazza’ ( 1978), la ‘Fiera di San Martino’( 1979) e la ‘Serata d’estate’.

Affinità, dunque e  diversità. Da ‘valutare’  più a fondo,  le une e le altre . Soprattutto perchè, pur con i dovuti ossequi  al maestro di Fiandra, Boschetti realizza un percorso compositivo, cromatico ed umano tutto suo e  più attuale. Cimentandosi, con  crescente abilità,  nella raffigurazione di un registro tematico davvero ampio e  sorprendente:  povertà e dignità, erotismo e sensualità, vanità e fragilità umane, religiosità e anticlericalismo e così via.  Donando ‘ritratti’ diversi d’ una galleria umana ad ogni anno sempre più completa.

 

Roberto Vannoni

 

( NdR) Altri ‘pezzi‘ su Pino Boschetti verrano pubblicati su Romagnagazzette di seguito.

 

 

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