Sergio Zavoli scrive al presidente della Fondazione Banca Carim

Sergio Zavoli scrive al presidente della Fondazione Banca Carim
Sergio Zavoli, senatore (Foto di repertorio)

RIMINI. In merito all’operazione di aumento di capitale di Banca Carim, necessaria per superare la fase di amministrazione straordinaria in corso, il Presidente della Fondazione, Massimo Pasquinelli, ha ricevuto una lettera da parte del Sen. Sergio Zavoli, riminese, che, per i suoi contenuti, riguarda non appena la Fondazione in senso stretto ma tutta la città di Rimini e che per questo motivo si ritiene opportuno, con il pieno consenso dell’autore, divulgare.

Ecco la lattera:
Caro Presidente,
la notizia che la Fondazione Cassa di Risparmio si è vista riconosciuto il diritto di esercitare a tutto campo la sua preziosa funzione – non solo nell’interesse della città, della sua popolazione urbana, essendo il centro di riferimento di un territorio metropolitano tra i più saldi nelle sue radici, ma anche i più dinamici nelle sue proiezioni – mi ha riportato un legittimo orgoglio civico.
Le parole con cui, Presidente, ha voluto dare l’annuncio del rilanciato prestigio della Fondazione conferiscono alla circostanza una trasparente riconoscibilità civile, culturale, etica che non a caso riscuote l’interesse di altri istituti bancari, inclini a riconoscersi nell’idea di una Banca aperta alla comunità e alle istituzioni, Comune e Provincia in primis, con il proposito di animare un tessuto sociale al quale, per varie ragioni, Rimini aveva dedicato interessi, in genere, più settoriali che unificanti, più del luogo che di un territorio largamente e antropologicamente inteso.
La notizia, Presidente, a mio avviso sta anche in questo risveglio, insieme, concreto, psicologico, in definitiva d’impresa, e per il poco che vale desidero dirle la mia solidale condivisione.
Le racconterò, a parte, che tutto ciò mi rimanda a una particolare memoria di mio padre, la cui vita fu a lungo legata alla Cassa di Risparmio, e al ricordo di un mio discorso molto riminese – che avrebbe dovuto essere commemorativo, quindi un po’ paludato – tenuto a palazzo Garampi in occasione di una ricorrenza della Banca per antonomasia (cui si deve tanta parte della ricostruzione della città sconvolta dalla guerra) alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi, allora Governatore della Banca d’Italia, che favorì un incontro umano rimasto alla base di una bella amicizia, tuttora tra le ricchezze della mia vita non solo pubblica.
Qualcosa del genere è accaduto anche nei suoi riguardi, Presidente, e colgo l’occasione per ringraziarla, rivolgendo a lei, e ai suoi collaboratori, nella più sentita vicinanza, ogni miglior augurio per il tempo non facile, ma certo fruttuoso, che aspetta le prove di ciascuno e di tutti”

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