Shoah e dintorni. Non capisco e ho paura

Shoah e dintorni. Non capisco e ho paura
Scena del film Schindler List (foto di repertorio)

Pochi giorni fa è stato l’anniversario della morte di Fabrizio De André (Genova 18 febbraio 1940 – Milano 11 gennaio 1999). Tra pochi giorni, il 27 gennaio, sarà il giorno della memoria.
In testa ho questo: ho quella manciata di anni orribili di cui desidero parlare. E lo spunto per dire quello che ho dentro me lo ha dato lui, quella grande anima che è Fabrizio De André. Riporto una sua risposta ad un’intervista:
Di cosa ha paura oggi Fabrizio De André?Sicuramente della morte. Non tanto la mia che in ogni caso, quando arriverà, se mi darà il tempo di accorgermene, mi farà provare la mia buona dose di paura, quanto la morte che ci sta intorno, lo scarso attaccamento alla vita che noto in molti nostri simili che si ammazzano per dei motivi sicuramente molto più futili di quanto non sia il valore della vita. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo“.
(Speciale TG1, intervista di Vincenzo Mollica)

Dunque, eccomi qua a scrivere quello che penso. Lo penso da tanto tempo, da quando per la prima volta mi scontrai con i racconti sull’olocausto e tutta la “collezione” di tremende e inumane persecuzioni naziste. Lo penso da almeno 20 anni: penso che non capisco, non capisco come sia potuto accadere un simile inferno in terra. E sposo in pieno le parole di Fabrizio De André: “Io ho paura di quello che non capisco“. Quindi ho paura di quell’inferno. Ho paura della Shoah, dei campi di concentramento, delle torture e delle persecuzioni. Ho paura di quella libertà negata, dei diritti calpestati, ho paura degli occhi che nelle persone non vedono più l’essere umano.

Ma è storia passata, potrebbe dire qualcuno di voi. No, per me che quella storia non l’ho capita, no. Proprio perchè non l’ho capita, ne ho paura. Ma vi dico un’altra cosa: non voglio capirla. Cosa c’è da capire in un simile orrore? Mi devo io sforzare di comprendere il perchè migliaia di nazisti incarceravano e uccidevano ebrei, omosessuali, rom, oppositori politici, anziani, bambini, donne e malati? Quale motivazione potrebbe mai farmi pronunciare la frase: “ho capito”? Nessuna, Dio non voglia che mi accada, nessuna.

Le atrocità commesse dai nazi-fascisti non sono da capire. Credo che occorra conoscerle e poi, per sempre, ricordate. Qualche riga sopra, ho scritto di aver appreso delle persecuzioni circa 20 anni fa. Ebbene sì, avevo 12 anni e ho trovato quella che si può definire la fetta di storia più vergognosa dell’Europa, nelle pagine di Primo Levi. Ricordo benissimo me stessa mentre sbarravo gli occhi davanti al libro “Se questo è un uomo“. Ricordo di essermi detta più volte: “non è possibile che sia successo davvero”. E invece sì, era ed è tutto vero. Ringrazio ancora la mia insegnante di italiano che ci fece leggere quel libro come compito di narrativa. Spero che quel libro – o qualsiasi altro documento – circoli nelle scuole. E’ crudo e terribile, è un libro che ti strozza la mente e il cuore mentre leggi, ma è un libro di verità e i giovani la devono conoscere.

Ricordare è la parola d’ordine, se proprio un ordine, ogni tanto, bisogna darselo. Le testimonianze orali, dirette, sono sempre più rare perchè le persone che hanno vissuto quell’incubo sono quasi tutte morte. Ma con loro, in quel nulla o in quell’altra vita in cui andranno, non si porteranno tutto. Qualcosa ci hanno lasciato. Ci hanno lasciato le loro storie che noi abbiamo il dovere e l’onore di tramandare. Sono fiammelle di verità che dobbiamo mantenere accese.
Non voglio capire, voglio sapere e ricordare. Voglio scrivere per dire che ho paura che quell’inferno possa ritornare. Perchè? Perchè è vero quello che scrive De André, che la morte ci sta intorno. La vita viene calpestata ogni giorno in cui si muovono e spesso crescono piccole follie individuali. A volte si scopre che queste follie hanno assunto la forma di gruppi o di siti internet. Sul web compaiono elenchi di persone “colpevoli” di non essere razziste.
Tutto questo spaventa, tutto questo è sufficiente per arrivare alla conclusione che quell’odio verso la diversità non si è spento.
E io questo non lo capisco.
Voi?

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1 Commento

  • Andrea

    Ciao! Innanzi tutto complimenti per l’articolo, devo ammettere che mi sono identificato moltissimo in quello che scrivi e nelle tue paure.

    Io da quando ho conosciuto la storia (in quinta elementare, gira alla Risiera di San Sabba), ogni volta che si tocca questo argomento, è come se tutto quanto attorno a me si colorasse di grigio e mi mancasse l’aria… Mi chiedo continuamente come sia potuto accadere, come sia nato un’odio così assurdo ed incredibile, un disprezzo tale per la vita e come l’umanità abbia potuto arrivare a tanta indifferenza.
    Anche io questa storia la conosco e non la capisco, e non la capirò mai così come non tollererò mai chi la nega, chi la rifiuta e chi la elogia.
    Ho paura dell’odio, ho paura che possa tornare (o non essere mai morto), ho paura di poter rivedere quelle scene un domani e spero con tutto il cuore che il sacrificio forzato di tutte quelle persone sia servito all’uomo come monito su quali atrocità sa commettere.

    Lo ammetto ho un problema con questo argomento (forse un trauma, forse troppa sensibilità a riguardo) ed ogni volta che ne sento parlare, è come se sentissi i pianti e le grida di quella povera gente…
    Ma la vita ha voluto che vivessi vicino ad un sopravvissuto a Dachau, incredibile, e vedere la sua bontà d’animo nonostante ciò che ha patito, mi fa sperare che fino a che ci saranno persone continueranno a testimoniare ed a insegnare cosa può provocare l’odio, una speranza per un futuro più luminoso la voglio vedere…

    Scusa lo sfogo ;) buona vita!

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