Naufragio Costa. Due riminesi, padre e figlia di 5 anni, tuttora introvabili.

Naufragio Costa. Due riminesi, padre e figlia di 5 anni, tuttora introvabili.
Costa Concordia ( Infophono)

LA TRAGEDIA DEL CONCORDIA. Il nostro, è un ‘giornale’ di servizio,  che di cronaca s’occupa solo quando, quest’ultima, entra nella sfera del ‘sociale’ , diremmo anche del ‘costume’,  inteso come  ‘sintomo’ e ‘ spiegazione’ di quanto accade nel nostro Paese. Sul naufragio della nave da crociera ‘Concordia’ sugli scogli dell’isola del Giglio, i media hanno fornito in questi giorni dettagli e approfondimenti.

Personalmente, a noi, due aspetti del tragico evento ci hanno colpito: il ‘mistero’ d’una manovra fatta, sembra, con molta disinvoltura, per ‘porgere un saluto’ a qualcuno che risiede sull’Isola; e il contributo, spontaneo, e generoso, degli isolani. Un contributo che ha ‘turato’ le falle dei servizi di sicurezza della nave e probabilmente anche ( di parte) dei soccorsi. Comunque complessi, per soddisfare i bisogni di oltre 4mila passeggeri e membri dell’equipaggio. Più volte ci siamo soffermati sui connotati d’un Paese come il nostro, abitualmente bistrattato, spesso sull’orlo dell’ingovernabilità e del disastro sociale ed economico, indicativamente ‘arretrato’, eppure sempre pronto a ‘rinascere sulle proprie ceneri’, a stupire, quasi quanto la mitica Araba Fenice. Questa volta, a nostro avviso, del  Paese sono schizzati ( soprattutto) due caratteri: da un lato, la ‘bravata’ ( comunque da accertare) d’un comandante, che ‘bravo’ non avrebbe dovuto essere visto che quelle navi le pilotava da almeno sei anni; e dall’altra, un ‘cuore ’ mai sazio di spendere di sé un ‘palpito’ per  chi più ha bisogno.
La mobilitazione degli abitanti del Giglio, per noi, non è stata soltanto un episodio da medaglia d’oro, è stata semmai uno di quei connotati che rendono ‘speciale’ la Penisola. Recita infatti lo slogan pubblicitario: ‘ Non è difficile copiare l’Italia. E’ inutile. Perché unica’.

LE VITTIME E I DISPERSI. Al momento tra i dispersi del naufragio della Costa Concordia figurano anche due riminesi, padre e figlia di 5 anni, di cui la fidanzata dell’uomo non ha ancora notizie. E mentre sale il bilancio delle vittime ( almeno 5 o 6, da confermare), la nave schiantatasi contro uno scoglio a trecento metri al largo della costa dell’Isola del Giglio, in Toscana, s’è ora appoggiata ( provvisoriamente) su di un lato, ormai semi affondata. Intanto non demordono i sommozzatori della Guardia Costiera che ( ieri) hanno recuperato il cadavere di un altro passeggero, ‘imprigionato’  nel secondo corridoio, ovvero in una parte non invasa dall’acqua, anche se con  addosso il giubbotto salvagente. Scende invece a sedici, fra cui sei componenti dell’equipaggio, il numero delle persone che risultano tuttora disperse, mentre resta altissima l’apprensione per i due emiliano-romagnoli di cui non si riesce ancora a trovare traccia. Si tratta di un uomo di 36 anni, William Arlotti , originario di San Giuliano di Rimini, e della  figlia di 5 anni, che si erano imbarcati assieme alla fidanzata di lui per trascorrere una settimana sul Mediterraneo. Nel corso dell’evacuazione, durante lo smistamento dei passeggeri per la sistemazione sulle scialuppe di salvataggio, la donna sarebbe stata separata dal compagno e dalla bambina, e una volta sbarcata a terra non è stata più capace di mettersi in contatto con loro. Nel frattempo, la donna ha già fatto ritorno nella sua casa di Villa Verucchio.

Da quanto si è appreso non è facile individuare dove potessero trovarsi il riminese e la figlia al momento dell’incidente. Ma non è escluso che nel caos dell’evacuazione possano essere finiti nella parte dello scafo maggiormente inclinata. Si contano intanto  i morti. Che come sempre in questi momenti concitati variano di numero, in attesa delle verifiche d’obbligo. Cinque, di certo, due turisti francesi, Francis Serve e Jean-Pierre Micheaud, e un marinaio peruviano, Thomas Alberto Costiglia, e due anziani da identificare, sono le vittime finora accertate. All’appello mancherebbero, poi,  ancora 9 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. La Procura di Grosseto ha confermato le accuse di omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono della nave per il comandante Francesco Schettino, che rischia fino a 15 anni. Per gli sviluppi dell’inchiesta sono attese le tracce dalla ‘scatola nera’ della nave, peraltro già rinvenuta.

I DUE RIMINESI DISPERSI. Della vicenda dei due riminesi ancora dispersi dà ampio risalto la stampa locale. ” Tutti e tre – ha raccontato il padre della donna – si sono imbarcati a Civitavecchia e dopo un po’ mia figlia mi ha chiamato per dirmi che erano al buffet ed era tutto a posto. Poi verso le 23 mi ha chiamato nuovamente, dicendo:  ’La nave si è incagliata, mi hanno detto che non ci sono problemi e ci fanno scendere con le scialuppe’. Era tranquilla. Poi, la mattina, la disperazione. Quando l’ho richiamata piangeva disperata e mi ha raccontato che non sapeva dove fossero il fidanzato e la bambina. Al momento di salire sulle scialuppe, qualcosa li avevano divisi”.

L’ARRIVO A CESENA DEI 4 RAVENNATI . Sono invece arrivati, in serata, alla stazione di Cesena, i 4 ravennati che si erano imbarcati sul Concordia. Stanno tutti bene. Si tratta di Paola Marchi, titolare del Caffè San Rocco, e di tre parrucchieri: Elena Miccioli, Enis Maksudovski e Domenico Manfuso. La titolare del bar ravennate si era imbarcata con i due amici Elena ed Enis. A confermare alcuni dettagli sulla sua brutta avventura è stata la madre, contattata da una amica di Paola. “Mi ha chiamato di notte, intorno all’una – ha svelato la donna -. Mi ha raccontato che là stava succedendo il finimondo. E’ riuscita a dirmi soltanto che stava bene e che sarebbe tornata in treno”. Per tutti e quattro, comunque, la felice conclusione d’una esperienza che resterà indelebile.

 

 

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