Argomenti. Disoccupazione? Una pandemia del terzo Millennio.
DISOCCUPAZIONE : PANDEMIA DEL TERZO MILLENNIO. Per vivere occorre lavorare. Non solo per il guadagno,ma anche per l’intima soddisfazione di sentirsi utili alla società in cui si vive,per non sentirsi parassiti che vivono sulla pelle degli altri. Difficile dare una definizione sul lavoro e se chiedessimo a qualcuno di farlo,lo metteremmo in serio imbarazzo. Baudelaire sosteneva che “ ben considerando, lavorare è meno noioso che divertirsi”, mentre Andrè Breton diceva ” non serve a niente essere vivi, se bisogna lavorare “.
Su questo argomento, ognuno dice la sua. Se ascoltiamo la voce dei lavoratori che hanno perso il lavoro,oppure di quelli che un lavoro non l’hanno mai avuto e continuano inutilmente a cercarlo, oppure l’urlo, la rabbia e la sofferenza delle loro famiglie, c’è poco da stare allegri. Un vero dramma epocale, la pandemia del terzo millennio.
Per un giovane dei nostri giorni, il possesso di un diploma oppure di una laurea non fa differenza, sarà comunque destinato alla disoccupazione perché non ci sono più posti di lavoro. Tutto è inutile. Almeno che le cose non cambino a seguito di una grande programmazione. I titoli di studio hanno perso valore e il posto fisso,la cosiddetta ‘goccia’ è sparito perché gli organici delle varie Amministrazioni,erano tanto pieni da richiedere drastici tagli .Forse forse, solo un figlio di Ministro oppure di Direttore generale,può trovare ancora qualcosa.
Un disastro,se paragoniamo il momento ad altri momenti della storia, più fortunati almeno nel campo del lavoro.
Sotto il Fascismo, i giovani trovavano da lavorare nelle colonie, dove ricevevano uno stipendio raddoppiato e tanti altri vantaggi, come un alloggio confortevole e a basso costo,persone di servizio reclutate tra i colonizzati che si accontentavano di un piatto di minestra. Nella Germania nazista, il regime offriva ai giovani il sogno di sottomettere, con la violenza,il mondo intero per poi diventare padroni assoluti della terra. Offriva inoltre ricchezze rubate ad altri, potere e prestigio in nome di una superiorità di razza. In quel momento, nella Germania di Adolf Hitler non c’era disoccupazione, anche perché molti erano impegnati a far funzionare le camere a gas nei campi di concentramento di Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald e di tanti altri sparsi sul suolo tedesco. Veri e propri mattatoi dove avevano trovato lavoro le giovani ‘anime nobili’ del Terzo Reich. Altri erano invece impegnati in opera di indottrinamento di altri giovani, per poi avviarli alla nobile carriera di aguzzini.
In Unione Sovietica, il compagno Stalin firmava migliaia di condanne a morte per i dissidenti e lo faceva alle due di notte,dopo avere assistito al balletto ‘La morte del cigno’ nel vicino teatro lirico Bolscioi.
Che anima delicata! In quel Paese lavoravano tutti e tutti avevano in casa della Vodka,due metri di casa coperta dove dormire, la possibilità studiare e un lavoro in fabbrica a costruire cannoni. I giovani lavoravano nel partito, nella propaganda e guai a quelli che pensavano di potersi grattare la pancia! Si costruivano alloggi grandi quanto una cabina, scuole e ospedali,fabbriche di ogni genere. Di sicuro non c’era disoccupazione,anche perché se qualcuno rifiutava il lavoro,veniva subito spedito a lavorare nelle miniere della Siberia. Con Stalin, c’era poco da scherzare.
Nell’Italia dei nostri giorni, come in tutto l’Occidente, dilaga la disoccupazione e lo spettro del terzo conflitto mondiale, mentre in Cina si produce a costi che scoraggiano qualsiasi tentativo di concorrenza. Con quel Paese l’America è indebitata fino al collo e c’è anche il concreto rischio che la Cina diventi,in un prossimo futuro, Paese egemone.
Ormai siamo in troppi sulla terra e la terra sembra dar segni di insofferenza. Ci sono, in tal senso, segnali molto forti. Oggi, un’altra guerra, oltre che economica, sarebbe una guerra di religioni: le più pericolose. Chissà, se tra i tanti folli sognatori c’è già qualcuno che pensa di poter conquistare colonie da sottomettere in Paradiso.
Per i giovani, sarebbe una ’concreta’ opportunità di lavoro.
FRANCO CORTESE



