Vivisezione. La Camera approva l’emendamento Brambilla. E’ la fine di Green Hill?

Vivisezione. La Camera approva l’emendamento Brambilla. E’ la fine di Green Hill?
no_alla_vivisezione

ITALIA & ANIMALI. La Camera approva l’emendamento in materia di vivisezione (cosiddetto ‘Anti Green Hill’). L’articolo 16 della legge comunitaria fisserà criteri e principi attuativi della direttiva europea sulla sperimentazione sugli animali e scopi scientifici.

FELICI QUASI TUTTI. Felici le associazioni animaliste che sostenevano l’emendamento come LAV, Enpa, Lega difesa del cane e Oipa, mentre si dichiara contraria all’emendamento l’AIDAA.
Promotrice dell’emendamento sulla vivisezione è Michela Brambilla, da sempre ‘paladina’ della difesa dei diritti degli animali. La Brambilla  è apparsa comprensibilmente soddisfatta, e ha ribadito che obiettivo finale è abolire la sperimentazione in vivo sugli animali promuovendo il ricorso a metodi alternativi.

DIVIETO. Il divieto di allevare sul territorio nazionale gatti, cani e primati destinati alla sperimentazione, al termine dell’iter legislativo dovrebbe portare alla chiusura dello stabilimento Green Hill di Montichiari, l’unico allevamento di beagle in Italia, da cui partono 2500 cagnolini all’anno destinati ai laboratori europei.

GIOIA DIFFUSA. Si sta diffondendo gioia e soddisfazione, anche in mezzo a chi non è ‘addetto ai lavori’, cioè la gente fuori dalla politica e dalle associazioni, ma che comunque, da anni, chiede e spera che la sperimentazione sugli animali abbia fine. La rete – in testa i social-network – è ‘costellata’ di commenti positivi riguardo a questo passo in avanti verso il rispetto degli animali e della loro vita.

 

 

Ti potrebbe interessare anche...

1 Commento

  • marzia

    la vivisezione NON è scienza,è antiscienza !
    Basti pensare che statisticamente è meno predittiva del lancio di una moneta..
    Basti pensare che neanche un essere umano sano è un modello sperimentale idoneo per un suo simile malato e basti ricordare che:
    • Da “Nature” “… negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, i risultati ottenuti utilizzando il modello murino [cioè i topi, ndr] appaiono pressoché inutili”. +

    • Già nel 2000 il National Cancer Institute americano ha eseguito un’analisi retrospettiva di 39 farmaci confrontando il risultato dei test eseguiti sugli xenoinnesti con quello della successiva sperimentazione clinica sull’uomo di Fase 2. Ebbene: solo il 45% dei composti che avevano avuto effetti antitumorali negli xenoinnesti si sono dimostrati efficaci anche nei test clinici. (ricordiamo che il lancio di una moneta arriva al 50 per cento di probabilità!!).

    • Già nel 1981, le parole di Irwin Bross, ex direttore dello Sloan-Kettering, il più grande istituto di ricerca sul cancro del mondo erano: “I contradditori risultati della sperimentazione animale non solo hanno spesso ritardato e ipotecato il cammino della guerra al cancro, ma non hanno mai neppure determinato un solo tangibile avanzamento sul terreno della prevenzione o della cura del cancro umano”.

    • Ricercatori di società farmaceutiche come Eli Lilly : “Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare, e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio, con ciò che non siamo riusciti a fare nella cura clinica delle metastasi, vi renderete conto che in quei modelli ci dev’essere qualcosa di sbagliato”.

    • Holly Cheever, Veterinario americano asserisce: “Le patologie cardiache che si riscontrano nell’uomo non hanno alcuna correlazione con i problemi cardiaci dei cani. Di conseguenza, cercare di ricreare artificialmente nei cani le patologie cardiovascolari umane – prima causa di morte per l’uomo – è inappropriato, inutile e dirotta fondi”

    • Il cardiologo John Pippin, facoltà “Harvard Medical School”, analizzando gli articoli pubblicati dagli autori degli esperimenti, commenta: “E’ un insieme di articoli dai quali risulta in modo evidente l’uso strumentale di un esperimento per giustificare il successivo. In molti casi, una serie di domande prive di risposta – e generalmente non previste – emerse da uno studio sono state prese a pretesto per eseguire quello seguente. Più di una volta l’équipe invoca risultati errati o contraddittori di studi precedenti (spesso eseguiti da loro stessi) per giustificare un ulteriore esperimento”. Prosegue poi: “Questo lavoro esemplifica in modo straordinario una pratica diffusa: la manipolazione di modelli animali in base alle necessità e alla convenienza, indipendentemente dalla validità dei risultati che si ottengono.”)

    • Benjamin Wolozin, docente di farmacologia dell’università di Boston: “Il problema sta nell’abisso esistente tra il lavoro sperimentale con gli animali e i test clinici con l’uomo.”

    • Marius Maxwell, neurochirurgo formatosi ad Oxford, Cambridge e Harvard, in merito all’irriproducibilità del Parkinson umano negli animali intossicati , dice: “non ci sono prove del fatto che la loro predittività per il trattamento del Parkinson nell’uomo possa superare il risultato probabilistico del 50/50, come nel lancio della classica monetina”. (mentre un metodo di ricerca è ritenuto statisticamente significativo quando fornisce un valido risultato nel 95% dei casi!!)

    • Neancy Andreasen, psichiatra americana considerata tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale..Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.”

    • Prof. Croce Pietro, ex primario dell’ospedale Sacco di Milano, dopo anni di ricerca sui modelli animali, umilmente e onestamente li riassumeva cosi: “errore metodologico”.

    • Prof. Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero,Psichiatria, commenta razionalmente che “un metodo sbagliato non si corregge,si abolisce!”

    • Prof. Rocca Rossetti Salvatore,ordinario di nefro-urologia e Direttore dell’Istituto di Urologia dell’Università di Torino sostenendo dice: “nessun chirurgo è diventato tale perché ha imparato ad operare sull’animale,semmai sull’animale ha disimparato”..

    • Prof.Sprovieri al Congresso di Sorrento del 1980 diceva pubblicamente: che “la ricerca biomedica non ha bisogno di animali,è insensato e pericoloso continuare a seguire questa via tradizionale”.

Inserisci un commento

l'email non verrà visualizzata

opzionale