Elisa Marchioni, Pd, scrive a Vitali: ‘ Qui dobbiamo parlare di politica’.

Elisa Marchioni, Pd, scrive a Vitali: ‘ Qui dobbiamo parlare di politica’.
Elisa Marchioni. Immagine di repertorio

RIMINI & IL FUTURO DELLA PROVINCIA. Elisa Marchioni, parlamentare riminese gruppo Pd - commissione Attività produttive, referente Turismo gruppo Pd alla Camera, ha scritto al presidente della Provincia Stefano Vitali. Questo il testo della lettera.  ” Caro presidente Vitali, non siamo qui… a scrivere il galateo, ma permettimi di esprimere le perplessità che, in tutta franchezza, la tua convocazione, mi suscita. Rassicuro sul mio orgoglio: sta benissimo; qui non si tratta di me, o di protagonismi singoli: parliamo di politica, del nostro dovere e di soluzioni ai problemi delle persone.
E’ sempre stata tra le tue facoltà quella di convocare un tavolo istituzionale per chiedere l’impegno di tutti, che ho anche sollecitato personalmente più volte; mi colpisce quindi che tu l’abbia esercitata solo ora e con questa modalità. Mi viene da chiedere, volendo realizzare un tavolo il più possibile inclusivo, se non fosse però praticabile la possibilità di presentare un documento aperto alle proposte e alla firma, invece che un documento chiuso e già sottoscritto. E come mai tanti esclusi: tutti dalla fase preparatoria, molti dalla convocazione. Perché non chiedere a tutti di fare parte di questo percorso? Lasciando liberi di aderire o meno. A cominciare dal senatore Zavoli, l’assessore Melucci, i segretari dei partiti e i capigruppo in Consiglio dell’Udc, i Verdi, l’Italia dei valori, i Comunisti italiani, che, tra l’altro, fanno parte della maggioranza grazie alla quale puoi sedere alla presidenza della provincia; le altre forze politiche, che non ti sostengono, ma che possono essere interessate ad un patto straordinario. Non si ha traccia delle parti sociali.

Mi viene inoltre da chiedere se l’invito rivolto ai segretari dei due partiti a cui riservi onore e onere di farsi carico della crisi, non rischi di confondere la natura istituzionale della convocazione con una concertazione politica, che avrebbe tenore e portata del tutto diversa. E’ del tutto condivisibile che si cerchino tutte le strade efficaci per uscire dalla crisi. E ci sono sempre stata perché siamo in una fase in cui il Paese e il territorio chiedono risposte. Attenti però a non compromettere proprio l’operatività del tavolo, perché resta differenza fra soluzioni inedite e soluzioni confuse. E la partenza di questa iniziativa, che non chiarisce chi c’è e perché, chi non c’è e perché, espone al rischio di divenire fonte di divisione invece che di allargamento delle responsabilità.

E guarda bene, ci tengo a ribadirlo, che non sono settaria, faziosa né allergica a guadare oltre gli steccati tradizionali: l’ho dimostrato in diverse occasioni; ulteriore prova ne sia la partecipazione attiva ai lavori dell’Integruppo parlamentare, di cui fanno parte da Bersani a Lupi, da Letta a Realacci, che è un esempio di come ci si possa confrontare sui valori più alti dell’impegno politico e cercare le convergenze possibili; anche a Rimini, prossimamente, avremo un incontro di due figure di primo piano di questo tavolo.

Ci aspettano molte sfide, per cambiare in Italia ciò che attende da troppo tempo un cambiamento vero. Anche negli assetti istituzionali: proprio in questi giorni in commissione Affari costituzionali comincia il dibattito sul futuro delle Province: un dibattito aperto, senza esiti scontati. Per il quale l’apporto delle province stesse è fondamentale, per salvaguardare ciò che tutti siamo chiamati a mettere al primo posto: l’interesse dei cittadini. Per rispondere a questo compito, ciascuno di noi è chiamato a fare al meglio la propria parte.
A mio parere, il più possibile lontano dalle prove di forza, e dai protagonismi che allontanano le persone dalla politica una volta di più.

Caro Presidente, ti ho espresso le mie perplessità. Ma nessuno ha l’appalto delle scelte giuste, e siccome sono stata votata dalle persone per anteporre ciò che è importante a tutto il resto, se il Presidente della mia provincia, il presidente che fa parte del mio partito, mi convoca per rispondere alla crisi, non posso mancare. Porto con me tutti i dubbi che ti ho esposto, e che esporrò domani, chiedendo di modificare l’elenco degli ammessi e l’agenda. Ma sarò al mio posto, per verificare se al di là di tutto, resti la possibilità di trovare spazi per fare qualcosa di buono per i nostri cittadini con l’impegno di ciascuno”.

 

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