‘Yoko poko mayoko a Tōkyō’: i mille e più usi dell’italiano dei giapponesi

‘Yoko poko mayoko a Tōkyō’: i mille e più usi dell’italiano dei giapponesi
Insegne e pubblicità giapponesi contenenti parole italiane. Immagine di repertorio5

ITALIA – GIAPPONE. In Giappone capita sempre più spesso d’imbattersi in insegne e pubblicità contenenti parole italiane: sembra ormai che l’uso della nostra lingua per pubblicizzare creativamente nuovi prodotti o locali stia diventando una tendenza sempre più consolidata.

Scritte italiane basate su inaspettate assonanze linguistiche e originali giochi di parole, più o meno voluti, sono però solo alcuni esempi dei mille e più usi possibili dell’italiano studiato, imparato, parlato e, soprattutto, amato da tutti quelli per cui non è la lingua madre.

L’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, con la supervisione scientifica dell’Università per Stranieri di Siena e l’appoggio dell’Ambasciata d’Italia in Giappone, è costantemente impegnato nella documentazione di tale fenomeno e, dopo la mostra delle opere partecipanti alla gara video e fotografica indetta a Tokyo in occasione della X Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, ha il piacere di presentare per la prima volta in Italia i risultati di questa ricerca in collaborazione con la Fondazione Italia Giappone.

Diverse sono state le occasioni per poter conoscere il progetto:

Il 6 e il 7 luglio 2011 in occasione dell’Isola del Giappone, due serate dedicate alla presentazione della cultura, del cinema, della musica e della gastronomia giapponese nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina.

Dal 5 al 25 settembre 2011 mostra multimediale a Mantova, nella sala Polivalente di Palazzo Te in occasione del Festival della Letteratura.

PRENDIAMO QUESTO ESEMPIO. Navigando su internet abbiamo trovato questo interessante documento.  Nelle scuole italiane s’insegna a non ripetere le stesse parole a breve distanza in un testo scritto. Questa è una raccomandazione stllistica superflua per chi conosce sufficientemente bene la lingua italiana scritta, così ricca di risorse espressive rispetto ad altre lingue, tra le quali l’inglese stesso e, ancor più, il giapponese. Benché non sia sempre da considerare errore in senso stretto – ad esempio nelle traduzioni tecniche ove chiarezza e coerenza terminilogica devono assumere priorità sullo stile di scrittura – non si può negare che anche testi di questo tipo guadagnino in scorrevolezza e non generino noia nel lettore se sono il risultato di un attento bilanciamento tra precisione terminologica e buon stile di scrittura, evitando così di frustrarne la motivazione di proseguire nella lettura.

Riportiamo qui di seguito un paragrafo giapponese tratto da un realetesto tecnico, quindi la corrispondente traduzione in inglese fatta dal classico traduttore giapponese o cinese (caso frequentissimo per i testi tecnici in inglese relativi a prodotti fabbricati in Giappone o in Cina) e, ancora, la corrispondente traduzione in italiano fatta in modoeccessivamente letterale dall’inglese da un traduttore madrelingua italiano (!). Infine, la stessa traduzione italiana lievemente migliorata e, soprattutto, liberata dalle ripetizioni superflue:

(A) Frase originale in giapponese:

(B) Traduzione letterale in inglese:

(C) Traduzione italiana originale:

(D) Traduzione italiana migliorata:

 

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