Sentenza Eternit: 16 anni di carcere ai colpevoli di quella strage.

Sentenza Eternit: 16 anni di carcere ai colpevoli di quella strage.
Processo Eternit, giustizia è stata fatta

SENTENZA ETERNIT. E’ arrivata la sentenza del processo Eternit a Torino. Per la prima volta i vertici di una multinazionale sono stati condannati per i disastri provocati dalle loro filiali nel mondo. 16 anni di carcere a Stephan Schmidheiny e a Louis De Cartier De Marchienne che in tempi diversi guidarono la holding svizzera dell’amianto. Sono stati giudicati responsabili delle migliaia di malattie e di morti generate dalla dispersione delle fibre di amianto. Secondo la sentenza del collegio presieduto dal giudice Giuseppe Casalbore i due sono colpevoli di rimozione volontaria di cautele per i danni avvenuti dopo il 13 agosto 1999; De Cartier è colpevole di disastro ambientale doloso a partire dal 27 giugno 1966, e Schmidheiny dal 18 settembre 1974. Gli stabilimenti italiani al centro del processo erano Casale Monferrato (Alessandria), dove si contano 1.600 morti a causa dell’amianto, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Napoli-Bagnoli, dove i morti sono oltre 600. Numeri che parlano di malattia, sofferenze e mancanza di rispetto per la vita umana, una mancanza durata troppo tempo. Questa sentenza viene definita storica, ridona significato alla parola ‘giustizia’ e in parte aiuta ad alleviare il dolore di quelle famiglie che hanno vissuto o ancora vivono il dramma della malattia.

Le parti civili sono 6.392 fra parenti delle vittime, malati, sindacati, enti territoriali e associazioni; molti hanno accettato una transazione facendo scendere il numero a circa 5 mila. Gli  indennizzi accordati arrivano a ottanta milioni di euro, di cui 25 per la sola città di Casale e 20 per il Piemonte. I familiari hanno ottenuto fra i 30 e i 35 mila euro ciascuno, e potranno anche iniziare un’altra causa per ottenere il resto. Secondo l’accusa dei pm Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace, Eternit non fece quasi nulla per risolvere o ridurre il problema dell’amianto e delle sue conseguenze sulla salute, addirittura, a tal riguardo, faceva contro-informazione.

Dal collegio difensivo, l‘avvocato difensore Astolfo Di Amato, lancia un avvertimento-allarme per il post-sentenza:  ”Se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade in tutti gli stabilimenti periferici, allora investire in Italia, da adesso, sarà molto difficile”. Probabilmente non è un’affermazione totalmente sbagliata, ma la notizia di questa sentenza è ancora fresca, la ‘botta’, come si dice è ancora calda, e per ora risuona, nell’aria e  nelle bocche di tanti italiani, un solo pensiero: ‘giustizia è stata fatta’.

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