Roma 2020, un lusso troppo caro.Il no di Monti e la delusione di Petrucci.

Roma 2020, un lusso troppo caro.Il no di Monti e la delusione di Petrucci.
Roma 2020 e Monti. Immagine di repertorio

ROMA 2020, IL NO DI MONTI E LA DELUSIONE DI PETRUCCI.Siamo stanchi di essere associati ad un malaffare che non ci riguarda. Organizzativamente siamo all’avanguardia e l’Italia deve essere fiera del mondo dello sport e dei suoi successi’. E’ un Petrucci che sembra non capacitarsi ancora il giorno dopo il no di Monti alla candidatura di Roma 2020: “Per due anni abbiamo lavorato a questo progetto in piena sintonia con tutte le istuzioni e nel nostro comitato promotore c’erano anche cinque membri del Comitato Olimpico Internazionale. E’ vero che siamo in tempo di crisi e tagli, ma credo sia anche un momento per investire e sognare. E questo noi non l’abbiamo fatto. Abbiamo fatto svanire un sogno, peccato! - Più di tutto mi infastidisce il fatto che il presidente Monti abbia aspettato l’ultimo giorno per darci una rispostaE poi ha anche detto che abbiamo fatto un ottimo lavoro“.

TANTI I DELUSI A CINQUE CERCHI. Anche tanti sportivi, con un appello ufficiale pubblicato su 8 quotidiani nazionali si erano rivolti al professor Monti per chiedere di cambiare idea.  61 atleti italiani di alto livello,  fra cui anche i calciatori Francesco Tottie Gianluigi Buffon, hanno deciso di ‘recapitare’ in questo modo a Monti una lettera con la quale lo invitano a dare la sua approvazione a ‘Roma 2020′.

Caro Monti, sottoscriva l’impegno del Governo per Roma 2020“, si legge nella pagina pubblicitaria voluta dalla Fondazione ‘Roma 2020′ e firmata oltre che da Totti e Buffon, anche da atleti ed ex atleti fra i quali Valentina Vezzali, Josefa Idem, Federica Pellegrini, Alex Zanardi, Fiona May, Igor Cassino e Antonio Rossi.

PECCATO PERDERE L’OCCASIONE. E c’è anche chi se la prede con i mali endemici dell’ Italia: “ la corruzione, gli sperperi, le evasioni e le infiltrazioni criminali nei grandi lavori infrastrutturali hanno fatto saltare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020, uno degli appuntamenti che avrebbe rappresentato un bel volano per l’economia dell’Italia“.

È questo il pensiero di Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi (aderente a Confcommercio), struttura portante nel comparto del turismo.
Capisco la prudenza del presidente del Consiglio, Mario Monti, collegata al rischio di veder lievitare i costi per la gestione dell’evento. Se si considerano le opere costruite in occasione di grandi eventi e mai utilizzate e gli scandali ad esse collegate si possono comprendere le preoccupazioni del capo di Governo. È un peccato, perché appuntamenti come l’Expo 2015 e le Olimpiadi a Roma sono momenti straordinari da non perdere per un paese come l’Italia dove il turismo dovrebbe diventare il fattore trainante di tutta l’economia. Promuovere qualsiasi forma di attrazione di alto valore convegnistico o sportivo internazionale è uno strumento essenziale per far conoscere l’Italia al mondo e invogliare gli stranieri a visitarci di nuovo. In questo la ristorazione gioca un ruolo strategico: è addirittura il primo motivo per cui uno straniero decide di tornare in Italia”.

MA E’ SOLO UNA QUESTIONE DI CONTI.  Tanti quindi gli scontenti, gli arrabbiati, i delusi. In fondo, solo per banalizzare un po’ il tutto, che cosa ha fatto Monti da ‘padre di famiglia’ e da ‘buon economista‘? Una botta di conti. E la conclusione ha mostrato una realtà che è da tempo sotto gli occhi di tutti: l’Italia non ha i soldi per permettersi le Olimpiadi.

E’ un po come dire ‘in famiglia le spese sono sempre più pesanti, le entrate non crescono, ma intanto ci compriamo una televisione a 42′ e andiamo a trascorrere la settimana bianca a Cortina’. Alla fine gli amici saranno ben contenti di venire a trovarci in salotto e in montagna ci divertiremo un casino. Per fortuna che Monti c’è, ora mi  verrebbe da pensare. Con quel aplomb molto british e con quella chiarezza nella dialettica che lo contraddistinguono, prima ci ha spiegato – soprattutto a chi non lo avesse ancora capito – la realtà del dissesto finanziario di questo Paese. Poi ci ha mostrato il baratro al quale ci stavamo avvicinando e alla fine ha preso quella serie di provvedimenti che, pur trattandosi di ‘lacrime e sangue‘, dovrebbero dare all’Italia – grazie a tutti noi che pagheremo – quel riassesto finanziario che l’Europa e il mondo ci chiedono.

Di fronte ad un simile quadro economico, che già ha iniziato a farsi sentire, viene da domandarsi: come si sarebbero potute firmare nero su bianco le garanzie finanziarie per organizzare un tale evento?

Il presidente del Coni Gianni Petrucc iha espresso rammarico poichè la comunicazione gli è venuta ‘solo all’ultimo minuto’.  Mancanza di riguardo? Forse sì, ma nei confronti dell’Italia e degli italiani da parte di chi voleva trascinare tutti in questo suicidio economico. E il no poteva arrivare prima? Ecco l’aspetto infantile della vicenda. Monti e il governo non hanno preso, probabilmente, la decisione a cuor leggero.

Se sono chiare e del tutto legittime  le speranze in termini di rilancio, amalgama e condivisione  che solo lo spirito olimpico può infondere, è altrettanto vero che l’impegno dei ‘ cinque cerchi’ è un impegno economico notevole, dove, come spesso è accaduto in Italia, non mancano sprechi e soldi che vengono inghiottiti dalle tasche di qualche singolo personaggio.

UNA POLITICA IMMATURA. Fa tristezza, quindi, il teatrino della politica che ogni volta viene allestito da destra, sinistra, centro, Lega e affini che cerca solo di dare addosso e screditare i rispettivi avversari, piuttosto che cercare di dare una risposta concreta e matura alla situazione.

Chi non sarebbe orgoglioso di poter ospitare un simile evento come le olimpiadi? Ma siamo onesti, tra i vincoli dell’Unione Europea e gli artigli della Merkel, meglio coltivare qual poco che resta e farlo fruttare per il prossimo futuro, piuttosto che sperare in un’erba ancora troppo acerba per diventare verde.

Ben venga, quindi,  un’azione ‘lacrime e sangue‘. Ma che a piangere e a pagare questa volta siano gli stessi artefici del malaffare. Strano Paese…

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