Forlì. Carcere a grave ‘rischio sanitario’. Scatta la minaccia di sgombero.
INDAGINE SUL CARCERE DI FORLI’. L’allarme è squillato tempo fa. Allorquando s’è cominciato a segnalare che la situazione del carcere forlivese versava nel più totale degrado e a grave rischio per la salute. Le istituzioni denunciarono l’emergenza. L’assessore comunale al Welfare Davide Drei, infatti, puntualizzò: “In qualità di presidente del Comitato degli Enti locali che segue i temi del carcere, mi preme precisare che da mesi questa situazione è stata evidenziata e denunciata da Comuni e Provincia, anche con iniziative dirette verso il Ministero della Giustizia, in particolare per quanto riguarda il sovraffollamento, la carenza di organico e le condizioni in cui si trova la struttura”.
Relativamente alle problematiche di carattere igienico – sanitarie evidenziate dall’Ausl, il comune di Forlì si adopererò affinché gli interventi di pulizia venissero eseguiti quanto prima, continuando comunque a far presente lo stato di abbandono in cui la struttura carceraria era lasciata , di fatto, a livello centrale.
“Nella eventualità poi che non vengano ripristinate nei tempi previsti le condizioni di garanzia minime per la salute dei detenuti e del personale e, più in generale, della salute pubblica, l’Amministrazione comunale – aveva detto Drei – è pronta ad emettere un’ordinanza di sgombero delle strutture interessate da questa grave situazione di disagio e di incuria”.
L’AGGIORNAMENTO. Sul tema Carcere s’è quindi acceso un vivace dibattito. Che abbiamo cercato di ricostruire, almeno in quello che abbiamo potuto recuperare, se non altro per fare il punto su una realtà spesso misconosciuta. Al fondo della nostra inchiesta, poi, abbiamo aggiunto tutti i dati sul Carcere circondariale forlivese. Poco noti e quindi da conoscere.
LA POSIZIONE DELLA CGIL. Una puntualizzazione molto dura è arrivata comunque, e di recente, dalla Cgil di Forlì , che non ha sottaciuto l’allarmante e critica condizione igienico – sanitaria in cui versa il carcere di Forlì. L’Asl di Forlì, tra l’altro, ha emesso infatti due distinti verbali nei quali vengono denunciati i gravi rischi per la salute di chiunque entri a vario titolo nel carcere seppur in forma assolutamente temporanea. Il carcere risulta letteralmente infestato da topi, che girano ovunque compreso la cucina detenuti ed il piano terra delle sezioni, così come da scarafaggi e zanzare. Presente anche animali necrofagi che si sviluppano nel nuovo eco sistema creatosi sia nelle cantine che nei solai a causa degli ingenti liquami dei piccioni con relative carcasse in decomposizione.
“Esistono gravi rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione detenuta così come certificato dalla ASL. Servono finanziamenti per derattizzazioni, disinfestazioni e interventi strutturali”, è stato quindi l’appello accorato della Cgil.
“Chiediamo quindi un impegno preciso, puntuale e concreto, non più rinviabile, per risanare le criticità derivanti dalla grave carenza di organico di Polizia penitenziaria in relazione all’insostenibile sovraffollamento della popolazione detenuta, in combinazione con le drammatiche condizioni igienico – strutturali dell’Istituto” hanno ulteriormente spiegato alla Funzione pubblica della Cgil.
Insomma, parliamo di un carcere che non regge più.
IL DIBATTITO IN CORSO. Ragni, consigliere comunale del gruppo Pdl, in merito alle osservazioni della Cgil pubblicate ( e da noi recuperate) sulla stampa locale, qualche tempo fa ha tenuto ad evidenziare di avere già da tempo sollevato il problema del sovraffollamento della Casa circondariale di Forlì con apposita interrogazione rivolta al sindaco Roberto Balzani, dopo avere effettuato personalmente un sopralluogo all’interno della struttura carceraria con la direttrice dell’Istituto ed il comandante della Polizia penitenziaria.
“Il Sindaco non può continuare a tacere – dichiarò Ragni -. Anche perchè il Comune avrebbe gli strumenti per intervenire favorendo l’accesso dei detenuti a lavori socialmente utili da svolgersi all’esterno del carcere sulla base di quanto previsto dall’Ordinamento penitenziario”.
“L’iniziativa gioverebbe sia alla Polizia penitenziaria – che si troverebbe a gestire un minor numero di presenze durante il giorno – sia ai detenuti ( sono infatti in aumento le azioni di autolesionismo a causa della difficile situazione), sia alla società civile, destinataria del lavoro degli internati – ha proseguito il consigliere Pdl-. Circa le condizioni igieniche – sanitarie ed ambientali del Carcere – rincarò il consigliere Ragni -. Il Sindaco è in possesso di una preoccupante relazione dell’Ausl sin dal maggio scorso”.
LA RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE. La “situazione di grave disagio e di incuria” della casa circondariale di Forlì “da mesi è stata evidenziata e denunciata da Comuni e Provincia, anche con iniziative dirette verso il Ministero della Giustizia, in particolare per quanto riguarda il sovraffollamento, la carenza di organico del personale e le condizioni in cui si trova la struttura”. È quanto ha tenuto a precisare Davide Drei, assessore al Welfare del comune di Forlì, in qualità di presidente del Comitato degli Enti locali che segue i temi del carcere. “Relativamente alle problematiche di carattere igienico – sanitarie evidenziate dall’Ausl – aveva aggiunto Drei nella sua risposta – il comune di Forlì è in stretto contatto con l’Azienda sanitaria per quanto riguarda i rischi per la salute pubblica, con un’attenzione mirata a supportare la direzione carceraria nella messa in pratica dei provvedimenti di pulizia e di ripristino. Il Comune si adopererà e vigilerà affinché gli interventi di pulizia vengano eseguiti quanto prima, continuando comunque a far presente lo stato di abbandono in cui la struttura carceraria è, di fatto, lasciata dagli organismi competenti del Governo nazionale. Nella eventualità poi che non vengano ripristinate nei tempi previsti le condizioni di garanzia minime per la salute dei detenuti e del personale e, più in generale, della salute pubblica, l’Amministrazione comunale – concludeva la nota – è pronta ad emettere un’ordinanza di sgombero delle strutture interessate da questa grave situazione di disagio e di incuria”.
Tommaso Montebello, Idv, già lo scorso 20 ottobre, emise un comunicato per molti versi attuale. “ La Situazione carceraria della nostra Regione- scrisse – ben rappresenta quella che è la situazione dell’ intero Paese e, volendo riassumerla in un unico aggettivo potremmo definirla allarmante. Il sovraffollamento preoccupante che non accenna a diminuire rende infatti la condizione della popolazione carceraria e delle persone preposte alla sorveglianza oramai insostenibile. In un Paese dove si tagliano drasticamente i fondi alla cultura, quelli alle disabilità, alla sanità, non ci sarebbe da meravigliarsi rispetto ad una tale trascuranza rispetto al sistema carcerario, non fosse che, come stabilito dalla costituzione , articolo 27 comma 3: ‘ le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato‘. Certezza della pena dunque, ma umanità della pena. Una soluzione, per l’Emilia Romagna ma anche per tutto il sistema carcerario, potrebbe essere quella di importare modelli vincenti, come quello di Bollate, dove il tasso di recidiva per chi segue percorsi riabilitativi è del 12%. Invece, a livello nazionale, il 67% di chi sconta la sua pena stando semplicemente in cella torna a delinquere. Un primo passo dovrebbe essere dunque costruire nuove strutture, a partire proprio da quella che era stata progettata a Forli, ma ferma a tal punto da convincere l’amministrazione a operare lavori di ristrutturazione sul vecchio. Non è una novità del resto che il governo preferisca ‘ristrutturare’ ciò che è decrepito piuttosto che investire sul nuovo: a buon intenditore…”.
TUTTI I DATI SULLA CASA CIRCONDARIALE DI FORLI’. Sulla Casa circondiariale forlivese ci sono pervenuti dati che forniamo. Naturalmente con la precisazione che, nel frattempo, potrebbere avere subiuto variazioni. Che se segnalate possono essere integrate con il materiale di seguito esposto.
Casa circondariale di Forlì, via della Rocca 4, tel. 0543/33208. Maschile e femminile, dislocazione: urbana, Tribunale e Ufficio di sorveglianza: Bologna, UEPE: Bologna
NODI IDENTIFICATIVI E PROBLEMATICI. Il bacino di utenza dell’istituto è legato al maggior numero di arresti effettuato nella riviera romagnola per fatti di droga e soprattutto di prostituzione durante l’estate. Come carcere femminile copre, infatti, anche i distretti di Ravenna e Rimini.
I detenuti del giudiziario rappresentano la metà dell’utenza, così come gli extracomunitari. Il carcere di Forlì si presenta relativamente pulito, con le pareti e i cancelli recentemente dipinti, anche se la vecchia costruzione della struttura penitenziaria, ubicata presso una vecchia rocca medievale, tradisce segnali di umidità e la presenza di qualche crepa.
Sufficientemente vivibile rispetto ad altre carceri, ma struttura vecchia e angusta, Forlì soffre di problemi di sovraffollamento; si è in parte sottoposta a lavori di manutenzione.
Il sovraffollamento esiste anche nella sezione femminile dotata di sole sei celle. In questo momento il tasso di sovraffollamento è il più alto registrato negli ultimi 10 anni. La situazione è al limite della sostenibilità, a paerere del direttore iltre la soglia dei 180-200 detenuti l’istituto non sarà più governabile.
Ci sono 4 sezioni: Maschile, Femminile e sezione a Custodia attenuata semilibertà. La sezione attenuata ospita detenuti tossicodipendenti, che gli educatori avviano ad un percorso di responsabilizzazione, coinvolgendoli nella gestione della cucina e del budget destinato alle spese alimentari. In questo momento sono presenti detenuti comuni nella sezione attenuata e ciò crea problemi ai percorsi educativi in atto . L’istituto ospita prevalentemente detenuti condannati a pene non superiori a cinque anni, con i quali è possibile avviare un percorso di recupero e un rapporto basato sulla conoscenza personale.La struttura risale ai primi del Novecento, e dà problemi di manutenzione. Sono stati già stanziati i fondi, sin dal 2004, ed è stata individuata l’area per il nuovo penitenziario, destinato ad ospitare 250 detenuti ma ancora non è iniziata la costruzione . In questo momento non si riesce più a separare i giudicabili dai definitivi. La sezione maschile è disposta su tre piani; le altre tre su due piani.
LA STRUTTURA. L’edificio risale alla fine del XIX secolo inizi del XX. Le condizioni sono all’esterno buone, all’interno si intravedono i segni del tempo. Le celle definite sono definite ‘loculi’ dagli stessi operatori. Ci sono i reparti Maschile e quello Femminile. Per la socialità ci sono i passeggi e sale attrezzate (con biliardini, ping- pong, giochi di società)
All’esterno però mancano spazi comuni.
IL NUMERO DEI DETENUTI. Il numero: 230 di cui 20 donne ca, 262 di cui 25 donne al 25.09.2009; capienza regolamentare: 135 capienza tollerabile 165; posizioni giuridiche: giudicandi 103, appellanti 37, ricorrenti 27; condannati a pene detentive fino a 5 anni, 95; Stranieri: 50% circa (130); tossicodipendenti: 82 di cui 7 donne ; 7 HIV di cui 2 donne.
LO STAFF. direttore: 1 dr.ssa A. Casella; Polizia penitenziaria, 100 su un organico previsto di 125; educatori, 2; Personale sanitario: 1 dirigente sanitario; 4 medici di guardia, 10 specialisti ASL (dermatologo, ginecologo, cardiologo, psichiatra, psicologo, dentista); 4 infermieri (a convenzione).
SERT: attivo con un educatore, un assistente sociale, psicologi 1+1 psichiatra
I VOLONTARI. All’interno del penitenziario di Forlì operano 3 associazioni di volontariato: Gruppo Preghiera; Centro solidarietà sociale; Contatto. Vi è poi la Caritas, che svolge servizio guardaroba per detenuti indigenti.
LE CONDIZIONI MATERIALI. Orari: aria 9.15-11.15; 13.10-14.40; 17-19; accesso alle docce: di mattina e durante l’ora d’aria. Mediamente ci sono 2 detenuti per cella.
La sezione Maschile articolata su tre piani (54 detenuti per piano in media) con ballatoi un tempo aperti adesso chiusi. a piano terra si trovano aule scolastiche, le stanze di socialità, la moschea. Il cortile è circondato da muri, tutto in cemento con le strutture minime per giocare a calcetto (una porta rudimentale). Le celle sono piuttosto anguste, umide e con l’intonaco cadente. In molte zone, soprattutto al secondo piano, la struttura appare in condizioni peggiori quanto a pulizia e stato dei luoghi. Le celle sono stanze sostanzialmente singole adattate a doppie (ma è probabile che la situazione di affollamento imponga la costituzione anche di triple). In generale la struttura mostra tutti i segni del tempo. Il bagno è ricavato in un angolo della cella e divide a metà la finestra. Essendo vecchia la struttura i tetti sono molto alti. I letti a castello occupano quasi tutta la stanza, di fatto in due non ci si può muovere e non si ha la possibilità di sedersi contemporaneamente ad un tavolo per scrivere etc.
C’è una sala per la socialità ricavata da due celle dove c’è biblioteca e si tiene il laboratorio di pittura. La sezione femminile presenta celle che, al pari delle altre, hanno una superficie di 9 metri quadrati. Vi sono 6 stanze al primo e 2 stanze al piano terra. Le finestre interne alle celle e al corridoio non sono sufficientemente ampie, così come quelle dei corridoi. Alcune celle delle sezione femminile contano sei posti letto, disposti a castello su brande arrugginite. Alle detenute viene però consentito di trascorrere la maggior parte della giornata fuori dalla cella, tranne che in due ore del pomeriggio. Vi è un’ampia sala per la socialità con biblioteca, simile a quella maschile anche se più ariosa. Gli spazi sono pochi ma non vi sono molte detenute, queste hanno inoltre la possibilità di accedere, in alternativa al classico passeggio (un cortile di cemento circondato dalle mura di cinta del carcere e dalle pareti dello stabile) ad una area verde, un cortile interno con diverse piante un tavolo delle sedie che nelle giornate di sole sembra essere un luogo più piacevole dove trascorrere l’ora d’aria. Il femminile si serve della cucina centrale in cui, però. Lavorano solo i maschi. Semilibertà (al momento non c’è nessuno in semilib., ci sono 16 art. 21 e 2 comuni dislocati per mancanza di spazio); Custodia attenuata ospita 58 detenuti con alcuni comuni dislocati al secondo piano per mancanza di spazio, la sezione è nello stabile che un tempo ospitava il vecchio carcere minorile, dislocata su due piani a ballatoio aperto che consentono alla luce delle finestre di diffondersi meglio all’interno dello stabile. A piano terra c’è una sala tv, una sala lavoro, la sala colloqui, il refettorio e la cucina. Le celle sono 9 singole e (…) doppie, sono più ampie delle celle nelle altre sezioni, anche se le celle doppie, con due letti uno accanto all’altro, mancano di spazio. I detenuti in regime di custodia attenuata sono 9 e hanno le celle aperte dalle 9 alle 20. Seguono progetti di lavoro, di istruzione e di socialità.
La cucina, al pari degli altri locali comuni dell’Istituto, presenta un ottimo stato di manutenzione e apparecchiature recentemente acquistate, come i fornelli. Un problema è relativo alla mancanza di tettoie antipioggia all’interno dei cortili per la socialità, che non dispongono di grate a copertura e sono piccoli. C’è una cappella. Vi è uno spazio di preghiera per i detenuti di religione musulmana, non molto frequentato. Vi sono anche un ministro dei testimoni di Geova e un prete ortodosso.
I CONTATTI CON L’ESTERNO. Colloqui: bisettimanali, venerdì e sabato dalle 8.30 alle 16.00; colloqui con avvocati 9-12, 13-15 ci sono apposite salette. Pacchi dei familiari: quanto peso e cosa è vietato niente in particolare. Telefonate: nessun limite particolare.
GLI EVENTI CRITICI. Ci sono casi di autolesionismo, soprattutto di extracomunitari, dovuto secondo il personale sanitario, alle condizioni di angustia in cui versa la struttura.
Nel 2008 due casi di autolesionismo. Tra agosto e settembre del 2009 4 casi: 1 morte nel 2008, 2 tentativi di suicidio negli ultimi due anni.
LA SANITÀ. Guardia medica: h. 12 nei giorni feriali, h. 24 nei giorni festivi. Attrezzature: infermeria attrezzata e amplia, un gabinetto odontoiatrico attrezzato. Spazi angusti, data la struttura, ma la relativa vivibilità non crea problemi. Tossicodipendenti: trattamento con somministrazione metadone da parte del presidio Ser.T
Esiste un protocollo col Ser.T, che assicura la somministrazione del metadone e la presenza di un medico, un’infermiera e uno psichiatra. I tossicodipendenti spesso sono afflitti da doppia patologia, cioè anche da problemi mentali, per cui si è reso necessario stipulare una convenzione col SIMAP per il trattamento di questi casi.
In alcuni dei casi più gravi si inviano in osservazione all’OPG di Reggio Emilia, dove rimangono mediamente un mese., in quanto non vi è reparto di osservazione psichiatrica. All’interno del penitenziario di Forlì non si riscontra un massiccio uso di psicofarmaci. Attualmente, nella struttura detentiva, la gestione dei casi clinici risulta relativamente agevole.
LE ATTIVITA’. La socialità si articola nell’utilizzo di sale predisposte con biliardini, tavoli da ping- pong, giochi di società. Vi sono tre sale per la ‘socialità’, una nella sezione maschile, una per la sezione femminile più spaziosa e una per la custodia attenuata. Le sale di socialità della sezione maschile e femminile ospitano anche una biblioteca discretamente fornita. Nella saletta di socialità maschile si tiene anche un’attività, curata dall’attiguo laboratorio di pittura, di produzione lampade in convenzione con un’azienda del territorio a cui partecipano 20 detenuti.Al laboratorio di pittura accedono 10 detenuti. Vi è una mediatrice culturale che ha colloqui settimanali. Nella custodia attenuata vi è un laboratorio di informatica.
IL LAVORO. 32 detenuti sono impiegati nei lavori domestici ( cucina, pulizia) più un barbiere e uno scrivano che opera nella biblioteca. Si accede al lavoro tramite graduatoria unica a revisione quadrimestrale. Gli altri in art. 21 lavorano: 3 per l’amministrazione della CC; e tutti i restanti (tra cui vi è solo 1 straniero) all’esterno, in genere presso aziende per cui erano impiegati in precedenza, l’amministrazione cerca in questi casi di evitare che i detenuti perdano il lavoro quando ne possiedono uno.
LA FORMAZIONE PROFESSIONALE. In passato è stato attivo un corso d’informatica, attualmente non ci sono attività di formazione professionale.
L’ISTRUZIONE. Vi è un corso di alfabetizzazione a cui partecipano 19 detenuti, una scuola media a cui accedono 18 detenuti un corso di ragioneria a cui partecipano 7 detenuti il tutto i svolge in tre aule site nella sezione maschile.



