Lutto. Renato Dulbecco, Nobel per la Medicina, si è spento a 97 anni.
ROMA & PREMIO NOBEL. Un grave lutto per l’Italia. Renato Dulbecco, premio Nobel per la Medicina nel 1975, si è spento infatti a 97 anni. Dulbecco, nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, è morto nella notte a La Jolla, in California. Aveva lavorato a lungo negli Stati Uniti, e aveva la cittadinanza americana.
Medico, biologo e genetista, si era aggiudicato il Nobel con la scoperta del meccanismo dei virus tumorali nelle cellule animali. Nel 1999 aveva presentato il Festival di Sanremo assieme a Fabio Fazio. Aveva devoluto il suo compenso a favore dell’attività degli scienziati attraverso la fondazione del Dulbecco Telethon Institute.
I PRIMI COMMENTI. Con la morte di Renato Dulbecco – dichiara il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, prof. Luigi Nicolais – la comunità scientifica mondiale perde uno dei suoi più autorevoli testimoni. Curioso, rigoroso, ottimista, aperto ai giovani e all’integrazione fra saperi diversi, era riuscito, soprattutto attraverso il Progetto Genoma, ad avvicinare e a chiarire alla gente il ruolo e la funzione sociale del lavoro dello scienziato. Voglio ricordare con orgoglio e commozione che la sua avventura, professionale e umana, ha vissuto al CNR una tappa fondamentale.
” Per Dulbecco – prosegue il presidente Nicolais – la ricerca scientifica è stata una testimonianza d’amore verso l’umanità, una delle più alte forme di solidarietà. Non si è mai sottratto alle polemiche, neanche a quelle per le possibili strumentalizzazioni del suo operare lungo i delicati e fragili confini di quella che oggi conosciamo come bioetica. È andato coerentemente avanti, portando la sua testimonianza anche in contesti molto diversi da quelli consueti per uno scienziato del suo livello, senza imbarazzo alcuno ma anzi con la semplicità e l’autoironia che contraddistinguono i grandi. Dobbiamo impegnarci, ciascuno per la propria parte, nelle nostre istituzioni, affinché questa sua lezione non vada dispersa. La sua attenzione verso i giovani e il senso che ha saputo dare al suo lavoro di scienziato devono trovare la loro continuità in tutti noi ricercatori”.
CHI ERA RENATO DULBECCO. Dulbecco, passerà alla storia della scienza come il Nobel che decifrò i tumori. Vediamo quindi i passaggi della sua straordinaria carriera, in soccorso ai grandi problemi dell’Umanità.
LA BIOGRAFIA. Premio Nobel per la Medicina, Renato Dulbecco si è spento in California, sulla soglia dei 98 anni: li avrebbe compiuti mercoledì 22. Nato a Catanzaro e laureato a Torino, fu compagno di altri 2 futuri Nobel: Salvador Luria, scomparso nel ‘91, e Rita Levi Montalcini, vicina ai 103 anni.
A Torino aveva anche partecipato alla Resistenza. Il Progetto Genoma, cioè la decifrazione del nostro patrimonio ereditario, è stato il suo ultimo impegno scientifico: ne sta nascendo la nuova ‘medicina personalizzata‘ che caratterizzerà questo secolo. Figlio di un ingegnere di Imperia, a 16 anni Dulbecco si iscrive a Medicina. Da Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg) impara l’istologia e l’antifascismo. Gli piaceva anche la fisica. Da studente inventò il primo sismografo elettronico, poi usato da Herlitska per registrare le contrazioni dei muscoli. E a fisica si iscriverà parecchi anni dopo la laurea in medicina per padroneggiare meglio la biologia molecolare.
All’attività antifascista nel CLN segue una breve esperienza politica nel primo consiglio comunale postbellico di Torino. Ma presto torna nel laboratorio di Giuseppe Levi. Qui rivede nel 1947 Salvador Luria, che lo invita a lavorare con lui negli Stati Uniti. Rita Levi Montalcini incoraggia questa scelta e accetta a sua volta l’offerta di un’altra università americana. Si imbarcano sulla stessa nave, la Montalcini andrà a St. Louis, lui alla Indiana University.
Negli Usa Dulbecco studia certi virus che attaccano i batteri, per ciò chiamati batteriofagi. Fa la prima scoperta quasi per caso, quando si accorge che questi virus vengono riattivati dalla luce ultravioletta di un tubo al neon. Intanto aveva conosciuto Max Delbruck, un collaboratore di Luria. Delbruck (Nobel 1969) lo invita al California Institute of Technology. Qui sviluppa ricerche sui virus animali che si dimostreranno utili per la preparazione del vaccino contro la poliomielite.
Negli Anni ’60 incomincia a studiare i tumori di origine virale e i meccanismi genetici che trasformano le cellule sane in cancerose. Scopre che il virus polioma ha un Dna ridotto ma analogo a quello delle cellule più complesse e intuisce che il virus è capace di inserire il proprio Dna nelle cellule sane: così il virus prende il comando della cellula invasa e attiva un gene che avvia il processo tumorale. Sono i lavori più importanti di Dulbecco, compiuti a partire dal 1963 in un nuovo istituto fondato da Jonas Salk a La Jolla. Nel 1975 il Nobel (diviso con Baltimore e Temin) premia la scoperta del meccanismo d’azione dei virus oncogeni.
Due anni più tardi, tornato al Salk Institute dopo una parentesi all’Imperial Cancer Research Laboratory di Londra, Dulbecco si dedica allo studio del cancro della mammella, riuscendo a preparare anticorpi specifici per combatterlo. Mette quindi a punto la tecnica degli anticorpi monoclonali, una delle armi più efficaci nella lotta ai tumori. A partire dal 1985, pur andando incontro a qualche delusione, trascorre lunghi periodi in Italia e lavora a Milano all’Istituto di tecnologie biomediche avanzate del Cnr. Gentile, modesto, riservato, fino a pochi anni fa ha contribuito a divulgare il Progetto Genoma: nel libro ‘La mappa della vita’ (2001) descrive le straordinarie prospettive aperte dalla genetica. Nel 1999 sbarca al Festival di Sanremo per sostenere la ricerca sul cancro. A Torino tornava volentieri, invitato ora dall’Accademia di Medicina ora dall’Università o da ‘GiovedìScienza’. Erano per lui rimpatriate che rinverdivano i ricordi di una stagione irripetibile della sua vita e della cultura torinese.



