Turismo, la tassa di soggiorno nei Comuni? Un grave errore.
TURISMO: TASSA DI SOGGIORNO NEI COMUNI? ” Come si fa a definire il turismo “il petrolio dell’Italia”, a considerarlo il volano dell’economia, a sperare che il suo peso sul Pil passi dal 13 al 20% e poi pensare di estendere la tassa di soggiorno a tutti i Comuni?” È quanto si chiede retoricamente Lino Stoppani, presidente Fipe, la federazione che riunisce 290mila imprese di fondamentale importanza nel comparto turistico.
” La tassa di soggiorno – spiega Stoppani – è sbagliata nel principio, oltre che nei fatti, perché alimenta inflazione e allontana i turisti. Il problema non si risolve neanche suggerendo di spalmare il contributo su tutti gli operatori del settore, ma cercando di recuperare le risorse negli sprechi. È l’approccio verso le potenzialità del turismo che deve cambiare. Se ci fossero politiche adeguate nel turismo, non ci sarebbe bisogno di altre vessazioni contributive per dare forza a tutto il comparto».
Albergatori e associazione dicono ‘no’ all’ipotesi che, nel decreto sulle Semplificazioni fiscali al quale il governo starebbe lavorando, possa essere attribuita a tutti i Comuni la possibilità di istituire l’imposta di soggiorno da applicare ai turisti. Tra le novità, il fatto che a decidere siano i sindaci. In tal modo gli albergatori sarebbero trasformati in sostituti d’imposta per questo tributo: in pratica dovrebbero incassare e riversare la nuova imposta.
La notizia è piombata come un macigno sugli operatori del mondo del turismo, che in questi giorni sono riuniti a Milano dove è in corso la Bit.
“Sbalordito e senza parole” è anche il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. “Da un lato – osserva Bocca - si parla di raddoppiare il Pil del turismo dal 10 al 18%, contestualmente si dà la possibilità a tutti i Comuni di applicare la tassa di soggiorno senza un regolamento nazionale che possa vincolare nella quantità e nella finalità del gettito ricavato della tassa e soprattutto dicendo che gli alberghi sono sostituti d’imposta, dunque responsabili nei confronti dell’erario. Non credo che questo sia un gesto propedeutico allo sviluppo del settore e all’ambizione di voler raddoppiare il Pil: certo non lo si raddoppia mettendo ulteriori tasse“. Tutto questo avviene poi a fronte dell’entrata in vigore dell’Imu che per gli alberghi significa un incremento intorno al 50% delle tassazioni sugli immobili alberghieri.
“Non è vero, poi – conclude Bocca – che la tassa di soggiorno la paga il turista: un conto è introdurre una tassa da 1 euro, ma poiché i primi esempi di tassa introdotta in alcune città sono di 8 euro, gli alberghi, per non uscire dal mercato, sono costretti a includere la tassa nel prezzo di vendita e quindi ad assumersi questo onere”.
Contraria anche Confcommercio. “Siamo di fronte a un nuovo, macroscopico segnale di disattenzione che il settore del turismo riceve in una fase già pesantemente critica” afferma rilevando, inoltre, l’effetto negativo sul turismo dell’applicazione anche ai turisti stranieri del limite di 1.000 euro per pagamenti in contanti, “decisione che non ha uguali in tutta Europa”. Critiche anche sulla soppressione della fonte più importante per il finanziamento del sistema dei ‘buoni Vacanza‘ per le famiglie in difficoltà.



