Fra Otto e Novecento. La crisi della Fede e la straordinaria fortuna delle ‘madonne’ riminesi.

Fra Otto e Novecento. La crisi della Fede e la straordinaria fortuna delle ‘madonne’ riminesi.
Copertina Arte e storia Chiesa riminese ( ridotta)

 RIMINI & ALLE RADICI DELLA FEDE.  Un dipinto di Lorenzo Pasinelli – rivela Pasini in ‘Arte e storia della Chiesa riminese’ – raffigurante la Madonna ( ora a Vaduz) è indirettamente all’origine di tutta una serie di miracolose immagini mariane riminesi.

Dal dipinto deriva una incisione ‘ in controparte’ di Domenico Bonavera, servita da base ad un dipinto settecentesco in casa parri, considerato il ritratto della Beata Vergine nell’aspettazione del parto. Nel 1730 Giovan Battista Costa ne derivò una copia ‘variata’ per un oratorio annesso alla chiesa della confraternita di San Girolamo. Nel 1976, quest’ultimo dipinto, divenuto miracoloso, fu copiato da Giuseppe Soleri per farne una incisione, realizzata da Francesco Rosaspina, e un quadretto per una suora clarissa, dalla quale fu collocato nel 1810 nella parte pubblica della sua chiesa monastica.

E’ nata così la Beata Vergine della Misericordia, meglio nota come la Madonna di Rimini, diffusa in ogni parte del Globo attraverso una infinità di ‘repliche’. Quel che è più curioso è il fatto che tutte, o quasi, le immagini derivate dal prototipo del Pasinelli, sono state protagoniste di un identico fenomeno miracoloso. Hanno mosso gli occhi, le prime due alla vigilia dell’invasione francese, mentre l’altra subito lo ha fatto subito dopo la caduta della Repubblica Romana.

QUEI LUNGHI CONVOGLI DIRETTI A PARIGI. Comunque sia, fra Otto e Novecento, il patrimonio di fede arte, andò rapidamente saccheggiato. Soprattutto dai Francesi di Napoleone. All’occupazione francese, infatti, s’associò indelebilmente l’immagine ‘ di lunghi convogli carichi di sculture e dipinti che attraversavano le Alpi, diretti a Parigi’.

Non aveva quindi del tutto torto Luigi Tonini quando lamentava che “ fra il declinare del secolo XVIII e il sorgere di questo XIX fu per noi tale un’epoca di distruzione che per poco non cambiò la faccia di questa Città”.
Sottrazioni, furti, distruzioni. Ad essere colpiti non furono soltanto gli edifici sacri, ma tutto il loro secolare carico di socialità. Piazza Malatesta, ad esempio, cambiò connotati nel breve volgere di qualche anno. Così anche la statua bronzea di Paolo V davanti al palazzo comunale e che , privata delle chiavi e del triregno, era stata trasformata nella statua di San Gaudenzo, almeno fino al 1940, quando fu ripristinata. Forse per tutto questo, dopo il 1815, dalla restaurazione ci si attendeva il recupero di situazioni che, in realtà, per motivi diversi, non avvennero. Il bibliotecario Antonio Bianchi, infatti, pur annoverandosi tra i conservatori, affermò in tutta coscienza che “ a Rimini s’era passati di male in peggio”.

GLI ANNI DELLA CRISI. E infatti, gli anni della restaurazione furono anni di crisi anche per l’arte. Non tutti gli artisti, per i loro trascorsi giacobini, erano ritenuti affidabili. L’eccezione era il sacerdote pittore Stefani Montanari, di Gatteo, ma con bottega a Rimini. Le sue opere si trovano un po’dappertutto, fra Romagna e Montefeltro.
Don Stefano morì nel 1851, lasciando spazio ad Agostino Boldrini e ad un suo nipote savignanese, Angelo Trevisani. Sia Boldrini che Trevisani lasciarono innumerevoli copie della Madonna di Santa Chiara, miracolosa nel 1850.

Dal 1809,  la cattedrale è definitivamente il Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti. Che però restava , come si sa, pur sempre opera incompiuta. L’interno lo si completò alla meglio tra il 1854 e il 1860, a cura dell’architetto papale Luigi Poletti, mentre per quel che concerneva l’esterno si rinunciò una volta per tutte ad ogni tentativo. Nei decenni ‘polettiani’ , decenni centrali di quel secolo, ci si indirizzò verso un’arte aulica, composta, classicheggiante che influenzò soprattutto l’architettura. Con opere anonime e, sostanzialmente, fuori del tempo. E qui s’aprì quel solco profondo, o anche ‘divorzio’ tra Chiesa ed arte, soprattutto, che nei fatti mai più s’è mai più colmato. L’ultimo ‘decoratore’ di chiese fu Mario Valentini ( 1904/1980), attivo nello stesso tempo come pittore e come conservatore. Le vicende del Novecento, da poco trascorso, dunque, non riferiscono più d’una vitalità che s’era improvvisamente esaurita. L’intervento più importante fu il recupero di quelle parti del Tempio Malatestiano colpite dalle bombe. Per il resto tutto si concentrò sul ‘restauro’ di quel che era possibile salvare dall’incombere impietoso del tempo.
L’ATTESA DEL FUTURO.  Come per una sorgente rimasta straordinariamente zampillante per secoli e, poi, inopinatamente inaridita, sembra imposto il momento di una pausa. Forse amara. Certo, da lasciar perplessi. E comunque in attesa di riscoprire acqua a radici ben piantate a su questa terra antica tra mare e collina, e ‘segnata’ più di quel che non si creda da secoli di ‘scambi‘ ininterrotti tra fede ed arte.

Roberto Vannoni

( Parti da I a VII, sono rintracciabili su questo stesso giornale)

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