Emilia Romagna. Legalità: protocollo d’intesa tra Regione e Prefetture.

Emilia Romagna. Legalità: protocollo d’intesa tra Regione e Prefetture.
Un'immagine di legalità (foto di repertorio)

RIMINI & LEGALITA’.  E’ stato siglato  a Rimini il Protocollo d’intesa tra Regione e Prefetture dell’Emilia  Romagna in materia di promozione della legalità.
Trasmettiamo l’intervento tenuto questa mattina dal presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, all’incontro sul Protocollo. Riportiamo anche l’intervento del sindaco di Rimini Andrea Gnassi.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI RIMINI STEFANO VITALI.

“Signor Ministro, Presidente Errani, signor Prefetto, gentili convenuti, La graditissima presenza del ministro Cancellieri che oltre a ricoprire un ruolo di primissimo piano nel Governo del Paese è persona che avuto la possibilità di provare le gioie e le difficoltà dell’azione di governo locale, mi consente di evidenziare un paradosso con la certezza di essere capito. E cioè che mentre ci accingiamo a sottoscrivere un atto importantissimo che riguarda la promozione della legalità e la semplificazione del settore delle costruzioni in riferimento agli appalti, il rischio è che di appalti- certamente il discorso vale per quelli pubblici- in questa come in altre regioni, se ne possano indire davvero ben pochi.

E non si tratta, semplicemente, di rallentare quella crescita che tanto servirebbe per dare un po’ di respiro al Paese.
Se c’è una lezione che la storia ci ha chiaramente impartito, infatti, è che la migliore condizione per promuovere la legalità è quella di garantire lo sviluppo.
Per questo credo che vada fatto ogni sforzo per fare in modo che il Patto di Stabilità, che oggi paralizza la spesa pubblica, si possa correggere in direzione di una spesa virtuosa che tagli gli sprechi ma che faciliti quegli investimenti in infrastrutture che promuovono sviluppo, danno ossigeno all’economia e migliorano la competitività dei territori.

Oggi gli Enti locali sono oggettivamente di fronte ad una scelta drastica e poco sensata: fermare gli investimenti o mantenerli sapendo che i pagamenti alle imprese avverranno in tempi insostenibili e decisamente incivili.
E’ assolutamente vero che quello degli appalti è un terreno nel quale la criminalità organizzata tenta sistematicamente di infiltrarsi e lo fa utilizzando i metodi che sono propri di quella “mafia imprenditrice” che ne caratterizza la presenza nelle aree sviluppate del Paese.
Ed è altrettanto certo che accanto ad un ottima Legge regionale, alla quale noi oggi diamo le gambe per poter camminare, occorre che le istituzioni- a tutti i livelli- assumano come problema di primissima grandezza quello di fare il possibile per affrontare la falla attraverso la quale, in questa fase, può insinuarsi la presenza della criminalità organizzata.

Mi riferisco alle dinamiche che la crisi scarica sulla miriade di piccole e medie imprese che rappresentano tante parte della nostra economia: i problemi oggettivi legati al ciclo economico, quelli non sempre oggettivi determinati dal combinato tra la difficoltà di incassare i crediti e le difficoltà crescenti a poter usufruire di finanziamenti bancari, ne aumenta la permeabilità di fronte alla pressione di interessi illeciti.
Chi è qui presente sa, quanto me, che oggi i mezzi per rilevare un’azienda in crisi e per renderla funzionale ad interessi malavitosi non sono più quelli della preistoria mafiosa.
Non girano picciotti con la lupara ma, sempre più spesso, persone con la fedina penale immacolata e dotate di un’apparente rispettabilità.

Fonti autorevoli hanno calcolato in 138 miliardi di euro all’anno la liquidità che la mafia finanziaria può mettere in campo, avvalendosi di prestanome, di scatole aziendali apparentemente pulite e potendo contare su un’area grigia in cui non mancano consulenti e specialisti di elevata qualità tecnica e professionale.
Di fronte a questo potenziale enorme e ai pericoli nuovi che derivano dalla recessione, abbiamo capito con chiarezza che non possiamo più cavarcela dando per scontata una reattività della società economica e civile della nostra regione e contando sulla saldezza delle nostre istituzioni.

Ce lo testimoniano le vicende drammatiche che stanno vivendo i territori della provincia di Reggio Emilia e di Modena e ci preoccupano non poco episodi, vicende e segnali che riguardano la stessa area romagnola.
La Regione Emilia Romagna ha accompagnato l’iniziativa legislativa che oggi è al centro di questo appuntamento con l’adozione di altri strumenti: in particolare con la messa in campo di una rete di Osservatori dei quali la Provincia di Rimini è già pronta ad esserne parte attiva.
Dobbiamo attrezzarci per sapere leggere con le lenti giuste uno spartito che è cambiato.
Dobbiamo sapere rivisitare tutta l’attività pubblica, tenendo conto di quanto sia importante individuare gli strumenti giusti… strumenti che aumentino l’efficacia della prevenzione e non la burocrazia: perché sappiamo che anche questa può contribuire a soffocare un tessuto economico in difficoltà.
E dobbiamo anche saper fornire stimoli ed esempi virtuosi alla società civile, perché è anche di sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni che si nutre un tessuto criminale che nella disgregazione sociale trova il migliore nutrimento.

Chi parla ha scontato incomprensioni e ricevuto accuse di moralismo per avere evidenziato come oggi la legalità economica -che ha inizio dal rispetto del patto fiscale che lega i cittadini e dal contrasto deciso dell’evasione- sia un tema su cui non è ammesso alcun relativismo. Una società reattiva è una società in cui c’è una capacità diffusa di assumersi responsabilità ed in cui la normalità deve essere fare il proprio dovere fino in fondo. Mi pare che questa consapevolezza si stia facendo piano piano strada in un territorio dove su questo si è fatto abbondante sfoggio di giustificazionismi sociologici.

Se vogliamo contrastare la criminalità organizzata abbiamo bisogno di istituzioni esemplari ed efficienti, di cittadini ed imprenditori attivi e consapevoli, di un ruolo efficace delle forze di polizia. Ma abbiamo anche bisogno di strumenti di indagine più adeguati ad una realtà che non è più rappresentabile come solo lambita dalla penetrazione criminale. Per questo trovo fondamentale la volontà annunciata dal Ministro, che anche per questo ringrazio, di istituire un’ Agenzia operativa della DIA in Emilia Romagna. E’ un impegno su cui contiamo e di cui abbiamo bisogno, consapevoli che nel difendere l’economia e la società di questa regione si difende una parte importante del patrimonio di civiltà e sviluppo che è fondamentale per costruire il futuro del nostro Paese”.

 

INTERVENTO DEL SINDACO DI RIMINI ANDREA GNASSI.

“Signor Ministro, Signor Presidente della Regione, Signori PrefettiSindaci, Presidenti di ProvinciaAutorità civili e militari
Vi do il benvenuto della Città di Rimini e vi ringrazio per essere qua.

Nei giorni scorsi mi è stato chiesto più volte quale significato aveva, per il Sindaco, il fatto che Rimini fosse la sede di una iniziativa come quella odierna che ha per argomento il contrasto alla penetrazione della criminalità organizzata. Siamo questa Città, dove arriva la Flaminia. Il passaggio a nord di Roma, con il resto delle sue terre, partiva dalla Via Emilia che qui nasce dal Ponte di Tiberio. Ma non è certo un motivo geografico.

Siamo questa città dove i valori la forza le energie, le imprese, le fatiche, di questa terra Emiliano Romagnola si manifestano e scorrono idealmente da Piacenza fino ad incontrare il mare. Un puntino sull’Adriatico che è una grande piattaforma di relazioni umane con 16 milioni di presenze fatte di persone che parlano lingue diverse trovando i tratti di questa terra nei volti e nel lavoro delle persone di una Regione che, anche in tempi di crisi, sa che non bisogna chiudersi, ma al contrario aprirsi al mondo. Sa che è indispensabile ancor di più saper interpretare il Mondo che cambia per darsi una possibilità di sviluppo che sia sostenibile e sicura. Questa è Rimini. Questo è il patrimonio che dobbiamo e vogliamo difendere.
Un patrimonio costituito da un tessuto economico-imprenditoriale e civile sano, ma che è insidiato e comincia a essere anche penetrato da insidie e criminalità.

Questo il senso che ha per noi ospitare la firma di questo importante protocollo.
Un protocollo, che è giusto ricordare, prende vita dall’iniziativa legislativa della Regione interpretando al meglio la cultura amministrativa di questa terra che coniuga analisi ed azione, riflessione e pragmatismo.

Affrontando di petto i problemi, per tenere alto il fronte della legalità, fattore indispensabile per il buon vivere, per la coesione sociale, per la prosperità dell’economia.
Ecco allora che si può ben comprendere perché il Comune di Rimini è orgoglioso di ospitare la firma del protocollo d’intesa tra Regione Emilia Romagna e Prefetture alla autorevole presenza del Ministro dell’Interno Cancellieri.
Questo della firma del protocollo, unito alla visita a Rimini del Presidente Napolitano e del suo discorso, rappresentano, a nostro giudizio, due momenti esemplari della fase nuova del nostro Paese. Una fase dove lo Stato, gli enti territoriali e locali devono segnare la necessità di quell’approccio diverso che è oggi richiesto alle istituzioni, ai cittadini e alla società civile.

Parole di verità, consapevolezza dei problemi, coesione istituzionale civile e sociale per risolverli. Su questi assi si possono, anzi si devono, superare le diverse crisi del nostro Paese. Su questi assi una nuova sinergica lotta al crimine e alle mafie con nuovi strumenti.
(Su questo tema della nuova coesione, anche istituzionale, confidiamo di poter contare anche per arrivare alla soluzione della criticità rappresentata dalla sede della Questura di Rimini. Ci sono tutte le condizioni perche si torni su questo ad un “idem sentire” tra le istituzioni locali e nazionali coinvolte. La soluzione può essere alla portata di mano.)

Concludo ribadendo che la firma di oggi costituisce passaggio importante, tutt’altro che simbolico nel senso della nuova coesione tra le istituzioni.
L’Emilia – Romagna, Rimini, per il suo tessuto e dinamicità economica di cui prima ho accennato, ha la consapevolezza di essere potenziale terreno di infiltrazione della criminalità organizzata. Soprattutto in tempi di crisi economica, sociale e del credito. Ospitando questa iniziativa vogliamo indicare, alla città, un cambio di passo sapendo che non è il tempo di minimizzare, di voltare lo sguardo.
E’ ora di agire, insieme, per tutelare il tessuto economico della nostra Comunità. Siamo sicuri che a questo diverso approccio da parte della Amministrazione dello Stato e di quella Comunale si affiancherà un diverso atteggiamento del resto della comunità locale, in primo luogo delle imprese e degli ordini professionali. Solo coesi sarà possibile tutelare la nostra economia, la sua competitività e con essa la nostra qualità della vita. In fondo anche la nostra libertà.

Grazie a tutti di essere qua, grazie Signor Ministro”

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