Libri & novità a Faenza. Il catalogo d’arte ‘Luigi Bertelli (1832-1916)’.

Libri & novità a Faenza. Il catalogo d’arte ‘Luigi Bertelli (1832-1916)’.
Luigi Bertelli, Paesaggio,1893

FAENZA & LIBRI. Continuano gli appuntamenti dedicati alle novità editoriali arganizzatio dal Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza.

Giovedì 15 marzo, alle 18, Gianarturo Borsari e Chiara Tinonin presentano “Luigi Bertelli (1832-1916)”, Allemandi & C, Torino, 2011. Testo a cura dell’Associazione Bologna per le Arti con testi di Francesco Arcangeli, Enrico Somarè, Chiara Tinonin.
l libro è il catalogo della mostra che da dicembre 2011 a gennaio 2012, in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, è stata dedicata, dall’Associazione Bologna per le Arti e dal Comune felsineo, al più celebre pittore bolognese del periodo risorgimentale (1832 – 1916). Illustra la produzione artistica del maestro Luigi Bertelli ripercorrendo i passi fondamentali che i maggiori critici d’arte bolognesi – come Nino Bertocchi, Enrico Somarè, Francesco Arcangeli e Franco Solmi – hanno composto sull’autore. Grazie alla selezione di un prestigioso comitato scientifico, sono stati pubblicati alcuni tra i maggiori capolavori di Bertelli riemersi da collezioni private, dai depositi dell’Istituzione Galleria d’Arte Moderna di Bologna-MAMbo e una ricca sezione didattica curata in collaborazione con il Museo del Risorgimento di Bologna.

PROSSIMI APPUNTAMENTI.
Giovedì 29 marzo, ore 18
Dario Valli presenta Andrea Papi, Quando ero «la dada coi baffi» – Educare e auto educarsi, 2011, Editore La Fiaccola, Ragusa.
Giovedì 5 aprile, ore 18
Flaminio Balestra e Ruggero Sintoni presentano Tinin Mantegazza, “Il giocoliere”, con inchiostri di Ilario Fioravanti, 2011, Edizione Fondazione Balestra, Longiano
Giovedì 12 aprile, ore 18
Josune Ruiz de Infante, Daniele Ferroni e Muki presentano il libro d’artista “Il vestito”, Edizioni Lumacagolosa di Villanova di Bagnacavallo (RA)
Giovedì 26 aprile, ore 18
Stefano Dirani e Giuliano Vitali, “Botteghe d’Arte ceramica a Faenza dal 1945 al 2000”, 2012, Edit, Faenza
Giovedì 10 maggio, ore 18
Cecilia Chilosi presenta il Thesaurus della ceramica ligure: “Ceramiche della tradizione ligure”, 2011, Silvana editoriale

Info: 0546 697311, 0546 697308, info@micfaenza.org, www.micfaenza.org
Descrizione: Immagine rimossa dal mittente.
Ingresso libero. Info: 0546 697311, www.micfaenza.org

In parallelo continua fino al 17 giugno la mostra dedicata alla “Scultura ceramica all’epoca di Adolfo Wildt”, un percorso all’interno delle collezioni del Mic che contestualizza il periodo storico artistico in cui è cresciuto grazie all’esposizione di ceramiche di scultori amici, altri contemporanei e alcuni suoi allievi come Melotti e Fontana.

Biografia Luigi Bertelli (tratta dalla enciclopedia Treccani)

BERTELLI, Luigi. – Nacque il 19 dic. 1833 (e non il 27dic. 1832, come taluni riportano erroneamente) a Caselle, frazione a settentrione di San Lazzaro di Savena, nella tenuta dei conti Malvasia di cui il padre Giuseppe era fattore. Sin da giovanissimo s’appassionò alla pittura di paesaggio e – per forza di cose autodidatta – inizialmente guardò al Basoli ed ai contemporanei paesisti della vicina Bologna. Tuttavia i contatti con Bologna furono del tutto saltuari e non servirono ad affinare la mano del B. che esprimeva, con una pittura spontanea, semplice e spesso rude – come ben dimostrano l’Autoritratto giovanile e le opere intorno al 186o (per es. Studio, Bologna, Gall. d’arte moderna) – le emozioni provate di fronte alla natura e cercava di risolvere i problemi di luce e di immagine, riuscendo talvolta anche a dipingere opere, sotto tal riguardo, intense (Cascinale, Bologna, coll. Romagnoli).

Utile al B. fu il viaggio a Parigi intrapreso nel 1867 in occasione della Esposizione universale: nonostante l’interessamento del Malvasia, la speranza di affermarsi in quella città fu delusa, ma egli ebbe modo di scoprire “che vi sono, in Francia, artisti specialmente di paesaggio, che in Italia non abbiamo confronti” (cfr. Raimondi); e si riferiva per lo più ai pittori della scuola di Barbizon, a Courbet, Corot e Millet, al quale, forse per la comune origine contadina, il B. guardò in particolar modo, fino ad, eseguire la copia di una sua opera. Al ritorno in patria egli cercò di mettere a frutto la lezione dei paesisti francesi e di Millet, rafforzandola con reminiscenze di pittura lombarda, i cui modi, secondo alcuni (Ojetti, Buscaroli, 1933), avrebbe assimilato in un soggiorno a Milano.

In seguito si stabili a Bologna con la numerosa famiglia (aveva sposato nel 1857 Matilde Benetti); ma la sua situazione economica divenne sempre più disastrosa anche per debiti contratti per rimettere in funzione un’antica fornace di mattoni.

Nel 1870 ottenne una medaglia d’argento alla Mostra nazionale di Belle Arti di Parma, dove espose Luogoameno, e intorno a questa data vanno collocati molti paesaggi, tra cui Muro merlato (Firenze, coll. Crespi) e Il crepaccio. Nel 1880 fu presente alla Esposizione nazionale di Torino con “un bosco assai pettinato” (L. Chirtani, in Illustr. ital.,8 ag. 188o, p. 86) e nel 1883 si guadagnò la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte sacra a Roma con Due frati.

Sempre alla ricerca di nuovi effetti, prese a dipingere frequentemente nelle ore mattutine e serali, attratto dalle diverse possibilità di luce: Stagno al mattino (circa 188o; Bologna, coll. Minelli); Pineta al mattino e Pineta al tramonto (tutt’e due del 189o circa); Luna sul lago (circa 1895; Bologna, coll. Minelli); Stradina all’alba (circa 1900). E forse per questa esigenza di nuovi effetti il pittore cominciò a cercare soggetti al di là del suo Savena (Il Savena a S. Ruffilo,circa 1885, Bologna, coll. Roda; Valle del Savena,Firenze, coll. Crespi), che, come scrive il Bertocchi, “ha avuto per B. l’importanza di un luogo dell’anima” (1946, p. 84): dapprima sull’Appennino emiliano, quindi nella pineta di Classe, presso Ravenna, poi a Venezia, dove soggiornò intorno al 1890, dipingendo, tra l’altro, La chiesa della Salute (Bologna, coll. Minelli) e Piazzetta di S. Marco (già proprietà Beliossi, trafugato dai nazisti), ed infine, intorno al 1895, sul lago di Como, dove dipinse numerose vedute. Più tardi trasse ispirazione dalle cave di roccia: Cave di Monte Donato; La cava e la macina; Scoppio nella cava (Bologna, propr. Pedrazzi), databili intorno al 1900.

Mori a Bologna il 23 gennaio 1916.

Pittore spontaneo, corposo, non di rado ingenuo, il B. fu rivalutato solamente dopo la morte, a partire dal 1920,anno in cui gli fu dedicata la prima retrospettiva a Bologna. Da allora i giudizi critici sulla sua pittura, per certi aspetti accostata a quella dei macchiaioli, sono stati anche troppo benevoli. La sua natura incolta e passionale, vera causa dei limiti di metodo e di respiro del B., è messa in luce dal consiglio, che il pittore dettò per il figlio Flavio: “Osserva che le cose anche più strapazzate, ma con arte e non a caso, riescono di maggiore effetto; non dico per regola, ma per farti comprendere che non si riesce pittore con la sola pazienza, e non perdere tempo in studi inutili che non conducono direttamente a questo scopo” (Raimondi).

Dei suoi nove figli, Flavio (San Lazzaro di Savena 15 ag. 1865-Rimini 29 dic. 1941) si dedicò alla pittura, dapprima sotto gli insegnamenti del padre, poi sotto quelli del Puccinelli e del Signorini, riuscendo mediocre pittore divisionista.

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