Riforme. Una bussola sulla riforma del lavoro: di seguito, le ipotesi in discussione.

Riforme. Una bussola sulla riforma del lavoro: di seguito, le ipotesi in discussione.
IL MINISTRO ELSA FORNERO

MINISTERO DEL WELFARE & LAVORO. Riforma del lavoro, ipotesi in discussione. Da un testo pubblicato in Disegni di legge a cura di Lilla Laperuta, qualche delucidazione sulle ‘novità’ in arrivo. Intanto gli obiettivi della riforma sono molteplici. Innanzitutto, occorrerà rendere più dinamico il mercato di lavoro soprattutto a vantaggio dei giovani, contrastando al contempo il deprecabile fenomeno della precarizzazione.
L’attenzione del Ministro, in particolare, si è poi focalizzata sulla prassi dell’utilizzo improprio degli esistenti strumenti contrattuali di lavoro flessibile, da cui si sono originate pratiche scorrette ed elusive dei meccanismi ordinamentali di tutela e garanzia del lavoratore. Di qui l’affidamento ad un’attività ispettiva più mirata ed efficace nonché ad una revisione e razionalizzazione delle sanzioni già previste. Nel pacchetto di riforma sono inclusi anche gli ammortizzatori sociali e la proposta di modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

LA RIFORMA DEL LAVORO.  Dopo il summit con i leader dei partiti ( con l’incontro tra il premier Mario Monti e i segretari di Pdl, Pd e Udc) e un primo accordo con i sindacati, la riforma del mercato del lavoro è pronta per essere varata. Ma cosa prevede? Ecco un breve vademecum delle principali novità.

Articolo 18

E’ sicuramente la parte più complicata, il vero nodo da risolvere. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori tutela chi lavora in imprese con più di 15 dipendenti garantendo il reintegro in caso di licenziamento “senza giusta causa”. Chi lavora nelle imprese con meno di 15 dipendenti ha invece diritto a un indennizzo economico. Con l’accordo il diritto al reintegro rimarrebbe solo per i licenziamenti discriminatori, al quale sarebbe accompagnato un risarcimento pari a 24 mesi di stipendio. I licenziamenti per motivi economici sarebbero compensati con un indennizzo, come avviene in Germania. Ogni decisione resterebbe appellabile ai tribunali del Lavoro, com’è adesso, ma con una “procedura d’urgenza” per i processi in materia di licenziamento, così da velocizzarli e far sì che durino al massimo 24 mesi.

Contratti
Il canale principale di ingresso nel mondo del lavoro diventa il contratto di apprendistato. Il contratto di apprendistato potrà essere stipulato solo dalle imprese che negli anni precedenti hanno confermato “una certa percentuale” di apprendisti e la formazione dovrà essere garantita dalla “presenza obbligatoria del tutore”. I contratti a tempo costano di più alle aziende rispetto ai contratti a tempo indeterminato, ma la differenza potrà essere recuperata dalle aziende se il lavoratore precario viene assunto a tempo indeterminato. L’aumento dell’intervallo temporale tra un contratto a termine e l’altro sarà aumentato, per limitarne gli abusi. La riforma comprenderà anche misure volte a contenere l’abuso delle partite Iva nei casi di collaborazioni coordinate e continuative.

Ammortizzatori sociali
Gli ammortizzatori sociali sono gli strumenti di sostegno del reddito per chi perde il lavoro o lo sta cercando. Oggi i principali sono: la cassa integrazione ordinaria, che integra parte dello stipendio dei lavoratori che lavorano a orario ridotto o non lavorano del tutto a causa di un momento di difficoltà della loro azienda; la cassa integrazione straordinaria, che si può applicare anche ai lavoratori di imprese fallite o in corso di fallimento, e non solo a quelle che attraversano un momentaneo periodo di difficoltà; la cassa integrazione in deroga della quale, soprattutto dal 2008, possono usufruire anche le piccole imprese. Con la riforma è introdotta l’Aspi, Assicurazione Sociale Per l’Impiego, che sostiuisce le indennità di mobilità e di disoccupazione ordinaria. Per accedervi basterebbero due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni.

Transizione
La riforma entrerà pienamente in vigore nel 2017, due anni dopo quanto proposto dal ministro Fornero, così da dare ai sindacati e alle imprese più tempo per gestire le oltre 200 crisi aziendali già aperte.

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