Cesenatico. Un appello per ‘Santa Maria in capo alla Vena’ o anche ‘ Madonna del noce’.

Cesenatico. Un appello per ‘Santa Maria in capo alla Vena’ o anche ‘ Madonna del noce’.
via Cesenatico

SALVIAMO LA MADONNINA DEL NOCE. ” Salve, sono un professore di Cesenatico, ho scritto un articoletto sulla chiesetta diroccata della Vena (detta di Madonnina), vorrei sapere se è pubblicabile, al fine di poter stimolare un dibattito per un possibile restauro dell’edifico. Ho già fatto leggere l’articolo a Bruno Ballerin e Davide Gnola che lo trovano interessante (ovviamente andrebbe correlato da fotografie adeguate). A voi il giudizio! Grazie dell’attenzione, Mauro Altini”.
LA CHIESETTA DELLA MADONNINA. La chiesetta di ‘S. Maria in capo alla Vena‘, anche detta Chiesetta della Madonnina o ‘Madonna del Noce‘, è un esempio della difficoltà italiana di mantenere i suoi numerosi beni storico-culturali. L’edificio attuale, fatiscente e pericolante, sta lì all’ingresso di Cesenatico, a sinistra della strada che va a Cesena, per ricordarci come sia difficile tutelare il nostro sterminato patrimonio artistico. Ma allo stesso tempo è un richiamo verso i proprietari attuali, che permettono un abbandono tale, e verso le amministrazioni comunali che non hanno trovato soluzioni a riguardo. Inutile ripetere che oltre al valore simbolico della chiesetta, questo spazio recuperato potrebbe diventare un’area di aggregazione straordinaria, il punto di partenza (o di arrivo) di un percorso culturale che passa dal parco della Rocca al nostro porto canale. Qui vorremmo semplicemente partire da alcuni cenni storici, per far comprendere alla popolazione (ed all’attuale amministrazione) cesenaticense l’importanza di questo edificio di culto, considerando anche ciò che si può fare a riguardo.

CENNI STORICI. La chiesetta fu costruita nel 1674 e consacrata nel 1676 nel luogo in cui, si dice, la Madonna era apparsa sopra un albero, alla fine del canale che prosegue il porto-canale verso Cesena, chiamata appunto ‘Madonna della Vena‘ o ‘del Noce’. La sacralizzazione di un luogo di canalizzazione di confine simile a questo è usanza antichissima, che riprende l’antico concetto delle erme segnacolo poste agli incroci della centuriazione romana, dalla quale sono derivate numerose cappelle votive. In questo caso è interessante la costruzione come a benedire un canale vitale per il porto, quale appunto la vena. Da notare che se l’edificio è del ’600, l’immagine della Madonna che lì si conservava come diremo è almeno del secolo precedente, segno di radicamento della devozione del luogo . L’edificio religioso è alla sinistra di una casa colonica, o piccolo oratorio; l’interno è ad una navata semplice, con altare sul fondo.Fu a lungo un santuario venerato nel quale si depositarono numerosi ex-voto (omaggi Per Grazia Ricevuta). Fino al dopoguerra fu frequentata soprattutto nel mese di maggio, nel quale si svolgeva una processione con festa popolare nell’aia antistante. Una nota del 1763 ci dice che la chiesetta era officiata in occasione della Festa della Madonna della Vena, che cadeva il giorno dell’Ascensione del Signore (non si conosce il perchè di questa coincidenza), mentre da quel momento la festa sarebbe stata giustamente celebrata in un giorno dedicato alla Madonna.
Con la costruzione della chiesa parrocchiale nel quartiere Madonnina, la chiesetta perse ogni funzione e si abbandonò del tutto, tanto che nel 1995 fu sconsacrata e gli arredi (tra i quali la pregevole statua della Madonna) spostati nella vicina chiesa di S. M. Goretti allora in via di ristrutturazione.

ARREDI INTERNI. L’interno dell’edificio era come detto a navata semplice, con un altare rialzato sul fondo e una nicchia posta sopra. Risulta dalle note della soprintendenza che alcune pareti fossero affrescate, ma non si è attualmente in grado di stabilire quali, non potendo accedere all’interno.

La statua votiva della Madonna, come detto conservata attualmente nella nuova chiesa di S. M. Goretti, è un’opera in cotto dipinta a smalto datata al XVI secolo. Quindi un secolo prima dell’edificazione della chiesetta, dato che fa presupporre lo spostamento dell’opera da un altro edificio religioso. L’immagine è posta su un basamento di legno e mostra una delicata Madonna incoronata, vestita di una tunica rossa e di un mantello porpora, che regge il bambino benedicente. Il restauro del manufatto ha mostrato cinque sovrapposizioni di strati di colore, fatte nel tempo allo scopo di mantenere vivace la colorazione, dal quale risulta una conseguente deriva del pigmento originario. L’ultimo restauro prima dell’attuale risale al 1959, come risulta da una piccola pergamena arrotolata, rinvenuta nel basamento che così recita: “Questa statua è stata restaurata da Marconi Spartaco con tanta devozione che à per detta immagine. Cesenatico Marconi Spartaco 20-5-1959”.
Lo studio di F. Faranda al momento del restauro, ha considerato l’artista della statua come inserito fra le esperienze pittoriche di Innocenzo da Imola e Bartolomeo Passerotti, cioè di influenza emiliana sulla scorta ovvia del lavoro su ceramica variegato dei Della Robbia, datandola così alla metà del XVI secolo .

LA SITUAZIONE. Leggiamo da un resoconto fatto nel 2004 (ultima ispezione di cui siamo a conoscenza) dall’allora assessore alla Cultura Bruno Ballerin , che l’edifico ed il podere annesso di 24 ettari della Fondazione Almerici-Montevecchi di Cesena, furono venduti alla società immobiliare di Rimini ‘Bulgaria SPA’ a nome di Athos Lombardini. La vendita fu autorizzata dal Ministero (con nota n. A29924, del 21-11-97), che vincolava comunque il complesso alle originali destinazioni d’uso e alla tutela del bene. Al momento attuale l’amministrazione e il parroco di S. M. Goretti non possiedono le chiavi e non è possibile constatare la situazione di degrado interno.

La situazione è quindi molto semplice nei fatti: il bene è vincolato dalla Soprintendenza, ma è di proprietà privata, la quale ha obbligo di tutela e conservazione (quindi anche di restauro). La stessa Soprintendenza fino ad ora non è mai intervenuta a riguardo. Allo stesso modo, non si capisce la società ‘Bulgaria’ che compra un edificio simile, già in degrado al momento dell’acquisto ma comunque vincolato, e non ne fa nulla per 20 anni.
E’ anche evidente quello che si può fare: dato che l’amministrazione non ha la possibilità concreta di intervenire direttamente sul bene (i tentativi di trovare fondi degli assessori Ballerin e Rossi ne sono la prova), potrebbe però stimolare i privati perchè si attivino nel restauro, anche fornendo un finanziamento adeguato (si intende adeguato anche alle casse comunali in tempo di crisi, ovvio) o stimolando sponsor privati. Soprattutto perché in base al nuovo PSC l’area attorno risulta come detto edificabile, la società “Bulgaria” visti i benefici avuti dovrebbe provvedere quantomeno al restauro. Ricordiamo che un bene vincolato (come questo) dovrebbe essere tutelato proprio dal degrado!
A nostro avviso quindi, i passi da fare sarebbero questi: interpellare la proprietaria ‘Bulgaria‘, chiedere almeno di poter visionare l’interno per accertare eventuali necessità urgenti di restauro, trovare finanziamenti pubblici e privati, avviare il recupero dell’edificio. Tutto si potrebbe finalizzare poi con la creazione di un percorso ciclabile che arrivi dal portocanale.

E’ chiaro che il vero problema risulta la non efficienza dell’investimento: cioè, come spesso accade in Italia, il bene culturale è un peso, non un bene. Ovvio che non c’è ritorno economico dietro il restauro della Chiesetta, non darebbe nessun incasso. Ma ancora una volta non possiamo fare a meno di urlare che stiamo perdendo tutti, se lasciamo degradare un manufatto simile. Perdiamo tutti, amministrazioni recenti o attuali, destra e sinistra, privati e cittadini. La nostra storia è in queste chiesette, al di là del valore religioso che hanno. Fanno parte dei nostri paesi, dei nostri ricordi e ci parlano delle persone che ci hanno preceduto qui. Siamo convinti che proprio perchè il periodo economico è così incerto, bisogna ricordarsi di produrre e conservare la nostra cultura.

Mauro Altini 

BIBLIOGRAFIA

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