Inediti. Caro Adriano canta, ma lascia stare la politica. Quella vera è una cosa seria.
( A posteriori) CARO ADRIANO… Come altri milioni di Italiani non ho potuto fare a meno di seguire in TV la prima serata del Festival di Sanremo,nome alternativo del Festival della canzone italiana. Non seguire quella manifestazione sarebbe stato come venir meno all’orgoglio di sentirsi italiano. Non mi aspettavo di ascoltare bellissime canzoni e grandi voci,meno che mai un comizio politico.
Li per li ho pensato che Adriano Celentano stesse per annunciare la fondazione di un movimento oppure di un partito politico mentre i poveri cantanti emozionati avranno pensato di avere sbagliato posto.Come per tutti quelli della mia età anche per me Celentano è stato un ‘ mito’: mi piacevano e ancora mi piacciono le sue canzoni e la sua voce,il suo modo di interpretarle,ma sento l’obbligo di fare due osservazioni,altrimenti mi restano sullo stomaco. Le faccio per lui,per me stesso, per tutti noi.
Caro Adriano continua a cantare, ma lascia stare la politica. Quella vera è una cosa seria e mai come oggi dovrebbero farla solo e soltanto quelle poche persone che l’hanno sempre fatta bene e non si devono vergognare di nulla. Mi basta ricordare il nome di Giorgio Napolitano.
Caro Adriano, la politica non è pane per i tuoi denti e le cose che hai dette quella sera sono cose che sappiamo già tutti,sono come l’acqua calda. Mentre parlavi davi l’impressione di avere preparato a tavolino una specie di recita. E’ stata una tua iniziativa ? Continua a cantare, ma lascia stare i comizi. Per ottenere gli applausi ti bastano le tue canzoni mentre i tuoi monologhi sono retorici,cose sapute e risapute, non dici una parola che già non conosciamo. Riguardo poi alla tua dichiarata intenzione di voler regalare il tuo compenso ad alcune famiglie povere,la cosa non mi ha commosso nemmeno un pochino.
E sai perché? Perché quei 360 mila euro che ti da la RAI, sono una vergogna in questo momento di crisi che vede tanta gente ridotta allo stremo,che non ha più pane da mettere sulla tavola. Una vergogna non solo per quanto danno a te,ma per quanto continuano a dare a Bruno Vespa, a Milli Carlucci, a Fazio, a Pippo Baudo,a tutti quelli noti che appaiono in tivù.
Nel momento che ricordi gli operai che hanno perso il posto di lavoro, le famiglie che muoiono di fame, le ingiustizie e quant’altro,dovresti anche dire che i 350mila euro dati a te per una serata, sono una vera vergogna. Quei soldi che tu regali ai poveri sono di tutti noi che paghiamo il canone, come l’8 per mille dato al Vaticano per farlo distribuire a chi ne ha di bisogno. Tutto sommato,ciascuno di noi potrebbe fare da solo quel piccolo gesto di solidarietà. Non ce l’ho con te e sarei felice se il prossimo Festival venisse interamente dedicato alle tue canzoni per risentire ‘La via Gluck‘, ’24mila baci’e tutte le altre tue canzoni che sono autentici capolavori. Insieme a tanti altri giovani amavo scimmiottarti e per farlo indossavo anche quei pantaloni che tu hai lanciato e che avevano il ‘cavallo basso’,tanto basso da schiacciarmi e lasciarmi doloranti i testicoli. Fino a quella sopportazione arrivava la mia ammirazione per te. ‘Absit iniuria verbis!’.
FRANCO CORTESE



