Tonino Guerra. Franca Fabbri: ‘ La Romagna, i suoi ‘mangiari’, e il ricordo del Poeta’.

Tonino Guerra. Franca Fabbri: ‘ La Romagna, i suoi ‘mangiari’, e il ricordo del Poeta’.
Guerra

‘ IN RICORDO DI TONINO GUERRA’. Io Tonino Guerra lo voglio ricordare con le parole già scritte per lui sul mio libro: ‘ A tavola, il girotondo della vita‘, tratte dal capitolo: ‘Tonino Guerra a tavola’. << Come riuscire a parlare di lui, così lieve, così tenero e struggente, così bambino, così tutto e solo ‘natura’? La sua tavola la posso pensare sull’erba, in mezzo ai fiori, tra foglie e frutti e lui seduto lì, a nutrirsi di sole, di nuvole, di pioggia, di vento, di neve, oh sì, di quella neve che tanto l’incanta…

Dovendo parlare dei suoi piatti preferiti, potrei azzardare una ‘misticanza fiorita‘, ‘erbe saltate con gli aglietti selvatici’, ‘crostini con verdure e fiori di campo’, ‘frutti dimenticati’…      o forse piatti vuoti, solo illuminati da lampi di felicità, altri, dipinti con tocchi di malinconia, altri, con scene di fantasia…
Ma metterò da parte questi menù surreali immaginati per un ‘poeta‘ come lui e, per quel che ne so, perchè lui stesso me l’ha detto, e per quel che ne ho sentito dire, parlerò di quelli veri, reali, del Tonino Guerra, ‘umano‘ come noi. Intanto voglio sottolineare con i suoi versi il ricordo della fame patita quando era prigioniero in Germania, e prima di tutto il rispetto per il pane, atavico simbolo di nutrimento e sazietà:
Eun lè stè parsonìr in Germania/ e da trènt’ an us ferma a guardè/ è pèn cumè ch’l’ avess la fèma d’una vòlta…”( uno è stato prigioniero in Germania/ e da trent’anni si ferma a guardare/ il pane come se avesse la fame di una volta…
E ancora: “ … a sò stè pròpri cuntènt, piò di tòtt, quant ch’i m’a liberè, ch’a m sò mèss a guardè una farfàla sènza la vòia ad magnèla“. ( Sono stato proprio contento, più di tutto, quando mi hanno liberato, che mi sono messo a guardare una farfalla, senza la voglia di mangiarla).
Una volta libero, dopo un lungo viaggio in treno e a piedi, capì di essere tornato in Italia dall’odore e dal gusto di un bicchier di vino bianco bevuto a Trieste.Giunto a Santarcangelo, il padre, vistolo malconcio e magrissimo, non a caso pronunciò queste parole, scarne, ma concrete:‘T’ è magnè?’.
Finiti i tempi della miseria, del ‘poco’, per fortuna, a cominciare da Roma dove si era trasferito, ecco arrivare i tempi del ‘molto‘ e allora ci sono le ‘mangiate’ con gli amici, attori, registi, scrittori, e dalla Romagna il frequente arrivo delle ‘cibarie romagnole’, come piada, tagliatelle, cappelletti, conigli e polli arrosto, con numerose bottiglie di rosso sangiovese.
Dopo i successi e i premi nel cinema come sceneggiatore, il ritorno nell’amata Romagna, prima a Santarcangelo, poi a Pennabilli. Qui crea intorno alla casa le rare meraviglie del ‘Santuario dei pensieri‘ e dell’ Orto dei frutti dimenticati.
Più crescono gli anni, più cresce la sua ingegnosa attività di eclettico artista. Lotta per la difesa del suo territorio, contro i disastri del selvaggio modernismo, fa rivivere l’arte dei vecchi luoghi abbandonati, crea fontane ‘poetiche’, dipinge, scolpisce, gira per convegni e conferenze, si bea con le sue poesie, i suoi scritti, i suoi racconti.
In giro lungo i calanchi della Valmarecchia si ferma a parlare con i vecchi che vivono isolati, che vivono semplicemente, che sanno parlare con gli animali; invidia la loro rustica maniera di vivere, di capire il mondo, la loro beata ignoranza. Il nostro poeta, però, non finisce mai di credere nella bontà dei mangiari romagnoli. Apre molto volentieri la porta ai santarcangiolesi che lo vanno trovare a Pennabilli. Basta che abbiano filoni di ciambella e dei cascioni! Per casa girano delle ‘azdore‘ che tirano la sfoglia come una volta per fare tagliatelle e cappelletti, suoi piatti preferiti. Molti club e associazioni lo invitano per manifestazioni, inaugurazioni, spettacoli, seguiti da pranzi o cene e lui non si risparmia, intrattiene gli ospiti con discorsi, memorie, episodi, creando attorno a sè un’atmosfera calda, cordiale con le sue sapienti, ma anche divertenti e ironiche considerazioni >>.

Con queste brevi pennellate ho voluto tracciare un ritratto dove più che l’artista, il poeta, emergesse l’uomo, un uomo semplice, come era lui. Mentre scrivevo, staccando gli occhi dal computer, guardavo un suo dipinto appeso alla parete: delle piantine di basilico dentro due grossi barattoli da conserva. Un soggetto semplice, come era lui.
FRANCA FABBRI

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1 Commento

  • Kliaghina Larissa

    Sono donna russa,di Mosca,insegnante pianoforte,adesso abito a Ferrara.Sono venuta per i funerali di Antonioni (2007 Ferrara) per vedere Tonino Guerra,uomo,che adoravo da sempre.Suo modo vivere,amare la vita,ottimismo senza fine mi sta molto vicino,anchio sono ottimista incorregibile.Sua frase “Ottimismo-sapore della vita” conoscono tutti miei alievi.Purtroppo Tonino G. piu famoso in Russia,qui in Italia sul tv hanno detto pochi parole.Spero portare i fiori per lui piu presto possibile.

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