Mentre lo spread sale e i mercati tremano, dove sono finiti i tagli alla politica?

Mentre lo spread sale e i mercati tremano, dove sono finiti i tagli alla politica?
tagli alla politica, foto di repertorio

ITALIA & CRISI. Ci risiamo: la spread è salito ancora superando anche i 400 punti, parallelamente sale la tensione sui mercati. In queste ore Piazza Affari sta tentando un recupero ma la situazione è chiara: l’Italia precipita ancora, dopo qualche settimana di ‘respiro’. Le grandi banche d’affari e la stampa mondiale stanno gradualmente spegnendo la loro ‘lode’ a Mario Monti. Viene ‘ritirato’ il ‘complimento’ fatto al primo ministro italiano quando era stato paragonato alla Thatcher: Mario Monti non è una Thatcher; insomma non è ‘un uomo di ferro’.
Ma il punto è un altro: si è detto tante volte che l’economia e la finanza pubblica del Bel Paese non ‘barcollano’ come quelle spagnole ma i broker stanno vendendo le attività finanziarie italiane in maniera massiccia, più di quanto lo stiano facendo con quelle spagnole.

SPECULAZIONE. Lo stato di salute della finanza italiana peggiora nuovamente, influenzato dalla situazione di Madrid. Ricordiamo che la Spagna ha il tasso di disoccupazione più alto d’Europa e le banche rischiano nuove perdite sui prestiti immobiliari.
La speculazione internazionale fa la padrona della situazione: approfitta dei problemi spagnoli per attaccare l’euro attraverso il mercato italiano. Cosa succederà a novembre e dicembre? Per prepararsi alla crisi dei debiti sovrani si era detto che i governi dovevano provvedere a risanare le finanze pubbliche. E’ quello che il governo sta facendo, e la Bce ha fornito liquidità alle banche. Il punto è che tutto questo non sembra bastare e le banche si ritrovano una liquidità di cui non sanno bene cosa fare. Restituirla alla Bce? Due settimane fa l’amministratore delegato di UniCredit ha proposto di investirla in titoli a medio termine.

TENSIONI ITALIANE. C’è un altro aspetto da considerare: nei giorni pasquali in cui ‘gonfiava’ la tensione sui mercati, forse il contrasto tra Mario Monti ed Emma Marcegaglia è stato un po’ come buttare benzina sul fuoco. Probabilmente la tensione tra i due – ricordiamo che la Marcegaglia ha duramante criticato le ultime mosse di Monti sulle riforma del mercato del lavoro – ha agitato i mercati finanziari in giorni in cui, essendo festivi, l’attività è abbastanza ridotta. L’allarme finanziario andrebbe fatto rientrare al più presto, prima che il mondo inizi nuovamente a perdere la fiducia nei confronti dell’Europa.
Entro la settimana Mario Monti incontrerà i leader dei tre partiti che lo sostengono per mettere in campo, nel più breve tempo possibile, le prossime mosse di governo.
E mentre ‘gli addetti ai lavori’ continuano, tra mille ostacoli, slanci in avanti e passi indietro, a ‘sfornare’ azioni anti-crisi, il malcontento nella popolazione è sempre più palpabile. Le ultime magre buste paga hanno già gettato nel panico – ormai la parola giusta inizia ad essere questa – molte famiglie che ora aspettano con timore il ritorno dell’Ici sotto forma di Imu. Il pericolo concreto è che gli italiani non riusciranno a sostenere il sacrifico che viene loro chiesto, messi già alle strette da affitti, mutui, lavoro che non c’è. A tutto questo si aggiunge la difficile situazione delle imprese in un Paese che sembra paralizzato. L’unico movimento possibile sembra ormai quello verso il basso, di chi viene schiacciato dalle tasse e dalle spese.

L’ESEMPIO. Il segnale che tutti vorrebbero, che potrebbe fornire una vitale fiducia, è quella dell’esempio della classe politica: tutti gli italiani (o quasi) vorrebbero vedere il taglio dei parlamentari, dei loro stipendi (un taglio vero, non fittizio) e – considerando i recenti casi Lusi e Belsito – del finanziamento pubblico ai partiti. Queste azioni sarebbero esempio di serietà e di comprensione verso la situazione italiana, verso il Paese che dovrebbero rappresentare, oltre ad un risparmio di soldi pubblici che potrebbero essere usati in modo più fruttuoso per i cittadini.

 

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