Beni di lusso quotati alla borsa di Hong Kong. Le borse di Prada e non solo.

Beni di lusso quotati alla borsa di Hong Kong. Le borse di Prada e non solo.
Prada, foto di repertorio

LUSSO & BORSA. Borse di lusso in borsa: a Hong Kong ‘stanno volando’. La quotazione di Prada e di altre società di beni di consumo di lusso all’Hong Kong Exchange hanno attirato l’attenzione del settore finanziario. In tre punti Manuela Geranio, docente di Financial markets alla Bocconi, affronta l’argomento:

1. Il principale fattore che incentiva le imprese occidentali a quotarsi sulla borsa di Hong Kong è rappresentato dall’abbondante liquidità di cui dispongono attualmente gli investitori cinesi e l’HKEx è il principale crocevia per intercettare tali risorse, non dimentichiamolo.
Tale liquidità implica infatti per l’azienda che si quota una maggiore probabilità di ottenere un prezzo di collocamento più elevato rispetto ad altri mercati.
Questo vantaggio, pur se rilevante, non basta però a spiegare il perché sia proprio il settore del lusso ad essere catalizzato dalla borsa di Hong Kong.

2. Come conferma la ricerca empirica sul foreign listing, le imprese tendono a quotarsi in quei mercati esteri che rappresentano una parte importante del loro fatturato attuale e prospettico, per consolidare la propria immagine commerciale e sfruttarla anche in ambito finanziario.

E oggi i mercati più rilevanti e promettenti per il settore del lusso sono proprio quelli asiatici. Solo per fare un esempio, Prada realizza oltre il 30% del proprio fatturato in Cina. Le migliori previsioni sulla crescita reale del continente asiatico, comparate a quelle dei mercati occidentali, inducono quindi a pensare che, superata l’attuale fase di crisi dei mercati azionari, HKEx tornerà a rappresentare un mercato molto importante per le Ipos (Initial Public Offering).

3. In terzo luogo alcune caratteristiche della piazza finanziaria di Hong Kong favoriscono l’ingresso delle società straniere rispetto ad altri mercati asiatici. Tra queste, ad esempio, la regolamentazione di stampo britannico, la presenza di expertise internazionali, l’impiego di procedure di ammissione chiare e dalle tempistiche definite, criteri di disclosure e costi in linea con le prassi internazionali.

Per quanto riguarda il trattamento fiscale di Hong Kong non pare incidere direttamente sulla scelta di quotazione per le imprese estere, poiché solitamente le stesse restano sottoposte al regime fiscale del proprio paese di origine.

 

Autore Manuela Geranio, docente di Financial markets alla Bocconi

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