25 aprile. Sindaco di Ravenna: ‘Nei momenti difficili si vede se una comunità ha cuore e coraggio’.

25 aprile. Sindaco di Ravenna: ‘Nei momenti difficili si vede se una comunità ha cuore e coraggio’.
Liberazione, foto di repertorio

RAVENNA. Si sono svolte ieri in una affollata piazza del Popolo, le celebrazioni del 67° anniversario della Liberazione. Nello spazio antistante il palazzo della Prefettura erano schierati i Gonfaloni dei Comuni della provincia, le associazioni combattentistiche e dei partigiani, le autorità militari e cittadine, tra cui il Sindaco Fabrizio Matteucci, il prefetto Bruno Corda e il presidente della Provincia Claudio Casadio, il picchetto militare la banda cittadina.
Alla deposizione delle corone d’alloro, in omaggio alla lapide dei caduti per la liberazione dal nazifascismo, sono seguiti i discorsi commemorativi del sindaco Matteucci, del presidente della Provincia Casadio e di Massimo Manzoli della presidenza dell’Anpi provinciale. Al momento della celebrazione è giunto in Piazza il corteo proveniente dal Ponte dei Martiri dove la Presidente del consiglio comunale, Livia Molducci, aveva svolto un intervento celebrativo.

Intervento del sindaco Fabrizio Matteucci.
Autorità, partigiane e partigiani, cittadine e cittadini, è nei momenti difficili che si vede se una comunità ha cuore e coraggio. Quei giovani che, 67 anni fa, rinunciarono ad una parte importante della loro giovinezza per imboccare la strada della lotta partigiana.
Quelle ragazze che, al pari dei loro mariti, fratelli, fidanzati, compagni di scuola e di lavoro fecero la stessa scelta, sfidando i posti di blocco per fare la spola fra i centri abitati e distaccamenti partigiani per portare munizioni, viveri e messaggi.
Quelle famiglie che sotto l’apparenza della quotidianità proteggevano, accudivano, nascondevano.
Quei soldati venuti da altri paesi del mondo per combattere insieme al ricostituito esercito italiano e alle forze partigiane la nostra battaglia per la libertà. Tutti i protagonisti di quel mosaico composito e corale che fu la lotta per la Liberazione, di cuore e coraggio ne ebbero da vendere.
Oggi li ricordiamo con affetto e rispetto, insieme alle migliaia di vittime innocenti dei bombardamenti e dei rastrellamenti che portiamo sempre nel nostro cuore. “Noi ravennati – voglio dirlo con le parole del Sindaco Pier Paolo D’Attorre – siamo gente schiva, sobria, di poche parole ma forti sentimenti. Conserviamo di tutti la memoria più intima, radicata e profonda”.
Senza il sacrificio di quelle donne e di quegli uomini non potremmo oggi celebrare la festa della libertà. Il 25 aprile è anche l’occasione per rinnovare il nostro orgoglio di essere stati protagonisti di quel momento cruciale per il nostro Paese perché, come recitano le ultime parole della motivazione della medaglia d’oro al valor militare, “ Ravenna scrisse nella storia dei nuovo Risorgimento italiano pagine mirabili e da ricordare ad esempio per le future generazioni”. Ed è soprattutto un’occasione per dare più forza alla riflessione collettiva sul presente e sul futuro della nostra comunità. Quando penso ad uomini come Benigno Zaccagnini di cui in questi giorni abbiamo ricordato la vita e l’impegno nel centenario della nascita, o come Arrigo Boldrini. Oppure quando penso ai giovani, alle donne, agli uomini che hanno combattuto “per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro” e vedo quello che oggi sta accadendo in Italia, cresce in me la convinzione che abbiamo bisogno di recuperare quell’orizzonte di ideali che, 67 anni fa, portò migliaia di persone con idee diverse a combattere per un obiettivo comune e dare così una prospettiva di futuro al nostro Paese. Lo scenario oggi è cambiato, certo, ma c’è il rischio che il clima di sfiducia e insicurezze alimentato dalla crisi economica feroce che sta attraversando il mondo, ci porti a fare clamorosi passi indietro, tradendo quegli ideali per i quali tante persone hanno combattuto e sono morte. E’ più che mai necessario costruire nuove opportunità per l’Italia. Ma questo non può avvenire se non ricreiamo quel clima di fiducia fra i cittadini, i partiti e le istituzioni che negli ultimi anni è calato paurosamente fino ad arrivare ai minimi storici, e non certo per colpa dei cittadini. La disaffezione nei confronti della politica è reale e motivata dal crescendo di manchevolezze di molti degli attori che si sono avvicendati sulla scena politica in questi tempi. Ma questa disaffezione non si supera, come ha detto in più di un’occasione il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, negandola alla radice, ma ripristinandone le regole e l’obiettivo prioritario; facendo crescere una classe dirigente seria e capace. Non c’è democrazia senza alcuna forma di rappresentanza. In questi giorni le pagine dei quotidiani sono piene degli scandali della politica. Non l’antipolitica. Solo la buona politica può battere la cattiva politica. Ecco, la buona politica è Maria Carmela Lanzetta il giovane sindaco donna che non si dimette nonostante le minacce di morte della ‘ndrangheta, non è Belsito. Sono le centinaia di amministratori locali in prima linea con i loro cittadini per cercare di uscire dal tunnel della crisi, non Lusi. Sono quei giovani che si pongono l’obiettivo di un mondo più giusto e dai quali è giusto che passi il ricambio della classe dirigente, non le disinvolte ragazze di via Olgettina. Ecco allora che celebrare il 25 aprile assume il significato di dare nuova forza a quei valori cui oggi se ne se sente più che mai il bisogno, ma di cui si è perso per strada il vero significato. Idealità, etica, rispetto, impegno e senso civico, che guidarono chi animò la battaglia della libertà e poi trasmisero quei valori anche nella nostra Costituzione, devono tornare di nuovo al centro della politica. E’ questo il modo migliore per onorare il 25 aprile.
Il presidente della Provincia Claudio Casadio, ha sottolineato, tra l’altro, l’importanza di dare forza a questo anniversario perché “ci aiuta ad avere fiducia nel futuro, fornendoci l’occasione di rinnovare l’importanza dei valori democratici e della loro salvaguardia, senza darli per scontati”. “L’Italia è stata liberata grazie alla forza straordinaria di uomini e donne che hanno vinto grazie alla loro determinazione di ricostruire un paese distrutto mettendo alla base del loro impegno l’orgoglio, l’inventiva e la coesione sociale. Oggi, se vogliamo uscire dalla crisi occorre riapartire da queste basi, prendendo come insegnamento questa pagina di storia gloriosa del nostro Paese”.

Intervento di Massimo Manzoli dell’Anpi.
Partigiane, partigiani, patrioti, autorità militari e politiche, amici, ospiti presenti oggi, 25 aprile, nella nostra città, oggi festeggiamo il giorno della liberazione dal nazifascismo. Questa è una data simbolica, ma la parola Liberazione ha un sentimento profondo e radicato nella storia italiana.
Significa Liberazione dalla barbara invasione nazista, dal fanatico totalitarismo del Terzo Reich che occupa, comanda, uccide, spesso civili inermi ed indifesi, costringe il Paese ad essere diviso in due parti.
E significa Liberazione dalla dittatura fascista, coi suoi vent’anni di violenze, di esiliati, di torturati, di fucilati o di impiccati, di ebrei perseguitati ed inviati nei lager nazisti, di renitenti alla leva che non vogliono più combattere per Hitler o per Mussolini mandati nei campi di lavoro in Germania, dai quali molti non tornano più. E di soldati affranti, sfiduciati, malconci reduci dai vari fronti di guerra che portano negli occhi la visione della disfatta dovuta a mancanza di vestiario, di viveri, di armi e di mezzi adeguati che sottolineano l’impotenza, l’incapacità, la leggerezza con le quali sono stati inviati a combattere. Liberazione significa la fine della guerra voluta dal fascismo. Liberazione significa finalmente la riunificazione del Paese sotto un’unica bandiera, un unico Stato indipendente e sovrano.
Liberazione significa anche possibilità di scegliere finalmente uno stato democratico, di scrivere una Costituzione. E in questo splendido testo le nostre madri e i nostri padri hanno scritto nero su bianco:
- che è compito della Repubblica, cioè nostro, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali
- che l’Italia ripudia, non rinnega o rifiuta…hanno scritto proprio che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
- hanno scritto che tutti devono avere il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
- che la scuola deve essere aperta a tutti. E che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
- hanno scritto che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore
- che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere: non è vero che i giudici sono politicizzati o criminali se sentenziano che diritti e doveri sono medesimi per tutti, senza distinzione se ricchi o meno ricchi o poveri, se uomini o donne, se credenti o non credenti, se di un partito al governo o un di partito all’opposizione;
- e hanno scritto all’inizio, davanti a tutto e su tutto, che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro… Che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa … e che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
E mi rivolgo ai giovani come lo farebbe Calamandrei: voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventú, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in piú, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.
Vedete, dopo l’8 settembre, dopo l’Armistizio, quando gli Angloamericani stavano vincendo, Mussolini volle continuare la guerra a oltranza fondando la Repubblica Sociale Italiana, a Salò, continuando la guerra al fianco della Germania che ci aveva invasi.
E dopo quell’8 settembre furono altri 20 mesi di guerra, 20 mesi di battaglie, di morti, di sofferenze…20 mesi in cui gli italiani furono visti come traditori per i tedeschi e voltagabbana per americani, inglesi.
A ridarcela la dignità di italiani furono le donne e gli uomini del popolo che avevano già iniziato la Resistenza antifascista e che si organizzarono in esercito di liberazione.
Qui a Ravenna nel marzo 1944 il comando del CLN fu affidato a Benigno Zaccagnini, partigiano “Tommaso Moro”, e il comando militare fu affidato ad Arrigo Boldrini, partigiano Bulow.
Furono mesi di resistenza e di lotta per la dignità degli italiani che comportò martiri comunisti, popolari, azionisti, repubblicani, socialisti, anarchici: Celso Strocchi, don Mario Turci, Genunzio Guerrini, Settimio Garavini, Terzo Lori, Valter Suzzi, il professor Montanari, Lina Vacchi
E i tanti combattenti caduti che abbiamo nei libri e nei cippi che oggi sono puliti e ornati di fiori.
E proprio alcuni di quei cippi, le “Martiri del Senio”, la “Stele Bartolotti” e la “Stele Cremonini”, sono stati bersaglio di vili e vergognosi attacchi neofascisti nelle ultime settimane. Ai quali si aggiungono i vergognosi volantini trovati per le strade di Alfonsine il 10 aprile scorso.
Questi atti gravissimi hanno visto sollevarsi un’indignazione popolare che mostra ancora una volta come la nostra comunità provinciale abbia una forte convinzione antifascista, ma la gravità dell’attacco non va sottovalutata.Non va sottovalutata perché si inserisce in un contesto di forte crisi economica, di tensione sociale, di sfiducia nella politica.
Un contesto che vede nella nostra provincia un pericoloso aumentare di atti neofascisti:
i simboli della RSI diventano nomi da dare alle piazze,
i rappresentanti di casa Pound, quelli che si definiscono “fascisti del terzo millennio” non si nascondono e, anzi, vengono legittimati da ambienti di destra
Il “Movimento Fascismo e Libertà” ricomincia ad appendere i suoi manifesti coi fasci littori nelle strade della nostra Regione.
Forza Nuova apre le sue sedi nella nostra provincia, torna nelle piazze con slogan razzisti e xenofobi, ostentando simboli fascisti, ed ergendosi a paladina della legalità. Non è accettabile che un movimento che si rifaccia e richiami l’ideologia fascista si ponga come difensore della legalità. La legalità è basata sulla nostra Costituzione che sancisce il reato di apologa del fascismo verso chi pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. E un ringraziamento va allora al nostro sindaco, al questore, al prefetto, che in un momento di forte tensione della nostra città hanno operato evitando una manifestazione che potesse avere connotati razzisti o antidemocratici.
E’ quindi in questo constesto che va inserito il vergognoso oltraggio ai nostri cippi. Va denunciato e non va sottovalutato perché il 25 aprile è stato il punto di partenza di una nuova storia italiana, una storia democratica e antifascista. E da quel 25 aprile non si torna indietro…. Non si torna indietro perché sul fascismo e sui misfatti di dittatura, guerra, occupazione straniera del paese, crimini e stragi c’è un giudizio storico implacabile e non cancellabile da un generico revisionismo. Non si torna indietro perche, anche oggi, occorre essere nuovi partigiani. Perché le battaglie e le lotte per difendere ciò che è stato conquistato non si esauriscono mai. Cambiano i nomi dei nemici, i volti dei protagonisti, le battaglie da combattere, ma lo spirito che ha portato alla luberazione deve continuare ad animarci tutti, sempre.
La festa della Liberazione non è quindi solo un’occasione di ricordo, di riconoscimento, di omaggio per tutte le componenti di quel grande moto di riscatto civile, militare, patriottico che culminò nella riconquista della libertà e dell’indipendenza del nostro paese…ma anche un’occasione di riflessione sullo stato attuale del nostro Paese affinchè la lotta unitaria di tutte queste componenti non sia stata vana.
E il riferimento va alla componente rappresentata dalla lotta, dalle azioni di guerra e di guerriglia, delle formazioni partigiane e dal tributo di solidarietà e di sacrificio delle popolazioni nelle regioni occupate che non chinarono la testa e non smisero di sognare libertà, giustizia e uguaglianza.
E il riferimento va anche alla componente rappresentata dalle prove di dignità, di volontà combattiva e di eroismo dei nostri militari del Nuovo Esercito Italiano.
Onori ai caduti, alle staffette, ai partigiani, ai combattenti del nuovo esercito italiano.
Onori al presidente del CLN, Benigno Zaccagnini,
Onori al comandante Arrigo Boldrini.
E consentitemi un ultimo pensiero a due grandi donne italiane: un saluto ad una donna che aspettiamo tutti a Ravenna a braccia aperte, Rossella Urru. E un saluto alla memoria di una staffetta  che fu donna politica e presidente della camera, Nilde Iotti. Viva il 25 aprile.

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