Elezioni Amministrative. Astensionismo, voto di protesta e voglia di rinnovamento.

Elezioni Amministrative. Astensionismo, voto di protesta e voglia di rinnovamento.
Beppe Grillo, foto di repertorio

AMMINISTRATIVE. Male il Pdl, tiene a fatica il PD, cerca di resistere la Lega Nord nonostante gli scandali, bene il Movimento 5 Stelle che raccoglie consensi in questa epoca di allontanamento dai “soliti” partiti e dalla “solita” – spesso deludente – politica. Ma molti delusi non hanno votato nemmeno il movimento di Grillo, non hanno votato, semplicemente.

ASTENSIONISMO. L’astensione cresce del 7% rispetto alle precedenti amministrative, i votanti sono scesi da 73.7% a 66.9%. Un elettore su tre non ha votato: a Monza i votanti sono scesi al 45.1%, a La Spezia  ha votato addirittura solo il 38.5%. Il sindaco leghista Flavio Tosi vince a Verona con un ottimo risultato ma anche lì l’estensione c’è stata, ha votato solo il 52.3%. A Parma ha votato il 49.8%, a Palermo ha votato il 47.4%. Alcuni dati che parlano di un fenomeno atteso e che si è puntualmente verificato.

I GRILLINI. Il movimento di Beppe Grillo ha guadagnato terreno: a Parma il candidato grillino conquista il ballottaggio, a Genova e Verona il Movimento 5 Stelle supera il 10%, e comunque la lista oscilla ovunque dal 4 al 10%. C’è anche il primo sindaco grillino, a Sarego (Vicenza).  ”Questo e’ solo l’inizio. Ci vediamo in Parlamento. I cittadini si riappropriano delle istituzioni. La destra, il Pdl, il centro: non c’ e’ piu’ nulla. I partiti si sono liquefatti. Siamo passati dalla rigenerazione alla liquefazione” dice  Beppe Grillo sul suo blog.

VOTO DI PROTESTA? Mentre Angelino Alfano ammette la sconfitta, il dibattito si è aperto e si parla molto – soprattutto rispetto al successo delle liste del Movimento 5 Stelle – di voto di protesta. E’ solo protesta? Protesta sì ma – vine da pensare – forse una “protesta ragionata” che risponde alla voglia di cambiamento, di vero rinnovamento. Rinnovamento che – al di là dei buoni propositi annunciati – non è stato percepito nelle forse politiche “tradizionali”, a parte rare eccezioni. Tutto questo però va letto senza dimenticare il grande dato di fatto dell’astensionismo.

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