Giovani e mancanza di lavoro. Neolaureata di 28 anni si getta dal balcone. Ma non sono troppi?
GIOVANI E OCCUPAZIONE. Non ci occupiamo, abitualmente, di cronaca, Per varie ragioni. E perchè la nostra ragion d’essere è altra. L’eccezione sorge quando tra cronaca e costume il confine si assottiglia fino a scomparire. Ponendo necessarie riflessioni, possibilmente non ‘gettale là‘ giusto per strappare qualche intervento. Fatto è che, in questi ultime settimane ( settimane) , stiamo notando una serie di casi drammatici che coinvolgono i giovani. Quasi tutti con lo stesso movente. Secondo il rapporto dell’Eures infatti negli ultimi 3 anni ci sarebbe stata un’impennata di suicidi: solo nel 2010 i disoccupati che si sono tolti la vita sono stati 362. Dietro alla tragica decisione la mancanza di lavoro o comunque una ragione economica.
SUICIDA DAL BALCONE DI CASA. «È sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo… o forse no, perchè, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, tutti, ci avrebbe dato di più”. Ha scritto la madre di Lucia al Quotidiano della Calabria raccontando la storia di sua figlia, una storia molto simile a quella di migliaia di altri giovani costretti a confrontarsi con una realtà molto dura, specialmente al Sud.
Certo appare molto facile ‘ banalizzare e liquidare il suo gesto‘ come ‘ un suicidio dettato dalla depressione‘. Ma è stato proprio così? Chi l’ha conosciuta respinge queste soluzioni. “ Laureata in ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110 – testimonia la mamma di Lucia – si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le difficoltà che già conosciamo noi donne… e noi donne del Sud. Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Lei non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. È una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo…E voi, mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto”.
UN COLTELLO IN PANCIA. Un altro caso. In un’altra Regione. Ha tentato di uccidersi infilandosi un coltello in pancia – spiega la cronaca – e ora lotta tra la vita e la morte al Policlinico Umberto I di Roma. Si tratta di un ragazzo del Frusinate, in cerca di lavoro. Ventuno anni, di Boville Ernica, paesino a pochi chilometri da Frosinone. Stando a quanto riferiscono i carabinieri di Alatri, che stanno indagando sulla vicenda, il giovane era disperato dopo numerosi tentativi di ricerca del lavoro. Ha quindi ha tentato di togliersi la vita davanti ai genitori. Immediato l’intervento del 118. Subito le condizioni del ragazzo sono apparse gravi. Quindi il trasferimento a Roma. A quanto si apprende da fonti sanitarie i medici non hanno ancora sciolto la prognosi.
IL CASO LAZIO. Non a caso si segnala la regione Lazio. Dove, la Ciociaria è una delle zone d’Italia dove è più tangibile la crisi economica, con una disoccupazione giovanile che tocca il 30 per cento. Ma anche Roma, le settimane scorse, è stata teatro di tragedie. In due giorni si sono tolti la vita due imprenditori attanagliati dai debiti. Senza futuro. Deve essersi sentito così, Mario Frasacco, l’imprenditore di 59 anni che si è ucciso – sparandosi un colpo di fucile – all’interno della sua azienda, la Cpa, centro di progettazione alluminio a Pietralata. Il giorno prima, un corniciaio di Centocelle che, assediato dai debiti, s’è impiccato nel retrobottega.
IL SIT IN MAI PIU’ SUICIDI. Il sit-in, già chiamato ‘mai più suicidi’ del 18 aprile ha visto in piazza da Casartigiani a Coldiretti, da Confagricoltura a Confartigianato e poi Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop, Unindustria fino a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Secondo i dati Istat gli italiani in cerca di lavoro sono aumentati del 20,6% rispetto allo scorso anno. Il tasso di disoccupazione è a 5,4% per gli uomini e a 8,7% per le donne. Il Lazio a giugno contava 196mila persone in cerca di primo lavoro, con un tasso di disoccupazione all′8%, in netto aumento rispetto al 7,3% del primo trimestre 2008 e al 5,6% di un anno prima. Se si considera il tasso di attività, ossia la percentuale della popolazione attiva in ambito lavorativo rispetto al totale dei residenti: in Ciociaria, il tasso di attività maschile è fermo al 50,9% mentre quello femminile al 35,1%. Numeri che segnano la distanza dal dato medio del Lazio che è del 58,5%.
LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE NEL LAZIO. Un dossier delle Acli, ha confermato i dati sulla disoccupazione giovanile nel Lazio. Esattamente l’8,2% contro l’8% per quanto riguarda le persone di età compresa fra i 15 e 74 anni mentre per ciò che riguarda i giovani dal 15 ai 24 anni i dati si attestano al 32,5% contro il 27,9% della media italiana. Sono quei ragazzi che uscendo dal percorso formativo trovano grandi difficoltà ad accedere nel mercato del lavoro, sia perché quest’ultimo è stagnante, sia perché le qualifiche dei neo diplomati e laureati non sono considerate appetibili. E anche per la Cgil il quadro è nero. In sei mesi, nel Lazio, hanno perso il lavoro quasi 80mila lavoratori, di cui 50mila uomini e 29mila donne, mentre negli ultimi tre mesi sono stati bruciati 30mila posti di lavoro coinvolgendo mila dipendenti maschi e 21 mila femmine. I settori più colpiti sono il commercio e il turismo con 11mila posti in meno e l’edilizia con 33mila posti in meno. Il tasso di disoccupazione negli ultimi tre mesi del 2011 compie un balzo in avanti del 2,25% passando dal 8,74 al 10,99%, percentuale che non si registrava da 12 anni a questa parte.
TRA GLI UOMINI PIU’ ISTRUITI. Ma il fenomeno tocca di più gli uomini o le donne? Anche questa è una bella domanda. Secondo le cifre il fenomeno risulterebbe più diffuso tra gli uomini, soprattutto con un alto grado di istruzione, anche se i tentativi di suicidio sono più numerosi tra le donne. Ma è il malessere tra i giovani , come accennato, a preoccupare di più: nella fascia 10-24 anni si registrano 5 casi di suicidio per 100 mila abitanti. E, secondo l’Oms, il 40% dei ragazzi che non è riuscito nel primo intento, ripete il gesto.
POTENZIARE I SERVIZI PUBBLICI DI PSICOTERAPIA . «E’ necessario potenziare i servizi di psicoterapia pubblici avvicinandoli ai giovani – sottolineano gli psicoterapeuti - spesso accompagnata e dettata dalla depressione clinica. C’è la necessità di mettere a fuoco una strategia complessa ed efficace contro la depressione, contro cui disponiamo di armi cliniche di primo livello, ma di comprendere anche il disagio e di contenerlo». Tra i politici, ad esempio, la senatrice Burani Procaccini ha chiesto alle Regioni di «potenziare i servizi di psicoterapia pubblici e di avvicinarli ai giovani»; aggiungendo: «Spero che il Ministro voglia occuparsi di una possibile ed auspicabile concertazione di servizi e di obiettivi fra la Scuola e le Istituzioni sanitarie per agire meglio in chiave preventiva».



