Riccione. Addio al Partigiano Emilio: una folla commossa all’ultimo saluto.

Riccione. Addio al Partigiano Emilio: una folla commossa all’ultimo saluto.
Addio al Partigiano Emilio, Riccione

RICCIONE. Addio al Partigiano Emilio. Una folla commossa ha seguito la cerimonia funebre in forma civile svoltasi ieri pomeriggio nella Sala del Consiglio comunale. Oltre 300 persone hanno salutato per l’ultima volta la salma di Nazzareno Trappoli, il Comandante Emilio. Momenti di grande commozione e canti della resistenza in onore di un uomo mite. Tra le tante persone che hanno testimoniato con la loro presenza l’affetto, la stima e la riconoscenza verso la figura dell’anziano partigiano, il Sindaco Massimo Pironi, a nome dell’intera cittadinanza, l’Assessore del Comune di Rimini Sara Visintin, il Presidente dell’ANPI Rimini Daniele Susini, il Presidente dell’ANPI Pesaro Giuseppe Scherpiani.

Il Saluto del Sindaco Massimo Pironi

Ci sono momenti nella vita di un uomo, ci sono momenti nella storia, in cui bisogna scegliere da che parte stare. Nazzareno Trappoli, il partigiano Emilio, ha saputo scegliere da che parte stare: dalla parte della libertà, dalla parte degli uomini e delle donne libere di questo Paese. La scelta di salire sulle montagne attorno al suo paese, Fossombrone, e di prendere le armi contro i nazi-fascisti non è stata una decisione facile. Ci si giocava la vita, quella propria, quella dei famigliari, quella di chi ti aiutava a nasconderti e a darti da mangiare.
Di Nazzareno voglio ricordare non solo il suo coraggio di comandante e partigiano, le sue azioni in battaglia, ma la sua grande umanità. “Certo che ho ucciso – ammetteva nella sua lunga intervista, raccolta da Fabio Glauco Galli nel suo libro di testimonianze “La città invisibile – ma non ho mai ucciso a sangue freddo, sono contrario alla violenza e alla morte. Ho ucciso solo in combattimento, rispondendo alle imboscate del nemico. E quando non ero minacciato, quel nemico tornava ad essere un uomo, un povero disgraziato come me.”

Quella lunga intervista, quel pezzo di storia vissuta sulla propria pelle, va riletta nelle scuole. I ragazzi devono sapere cosa è stata la guerra. Cosa vuol dire dover lasciare la propria casa per andare sui monti a combattere. “Dormivamo sulle fascine” racconta il Comandante Emilio “ perché di pagliai ce n’era solo uno, ma era di un contadino povero con quattro figli e non gli si poteva togliere anche quel poco che aveva”. E vedere gli amici morire in combattimento, oppure impiccati dai nazisti per una spiata.
Abbiamo il dovere della memoria, rispetto a questa parte della nostra storia recente. Abbiamo il dovere del rispetto di fronte a persone che, come Nazzareno, hanno saputo scegliere da che parte stare. Come partigiano, come combattente al fianco del Comando alleato sulla Linea Gotica e come appartenente al Gruppo Combattenti Legnano del ricostituito esercito italiano – il reparto in cui militava anche il futuro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Voglio dire anche come uomo, come padre e capofamiglia.

Di fronte alla morte di Nazzareno, del comandante Emilio non può esserci solo il dolore. Certo, il distacco è sempre duro. Ma qui siamo in presenza di un uomo che ha vissuto la sua vita in modo pieno, intenso, che ha saputo fare la sua parte in tempo di guerra e in tempo di pace. Arrivato a Riccione nel 1960, Nazzareno ha saputo conquistare il suo posto nella collettività, con le sue capacità e il suo lavoro, fino a diventare il presidente del gruppo di piccoli commercianti che poi hanno dato vita al Conad Romagna. Di fronte ad una vita vissuta fino in fondo, che viviamo come un esempio di coraggio, integrità morale, equilibrio, proviamo un sentimenti di rispetto, di ammirazione e gratitudine. Oggi salutiamo per l’ultima volta un uomo che ha dato molto a questo Paese, alla sua famiglia e a questa città.
Il Sindaco
Massimo Pironi

Nazzareno Trappoli - ma da sempre tutti lo chiamavano Emilio – è morto lunedì 15 maggio all’età di 93 anni. Ne avrebbe compiuti 94 il prossimo 20 luglio. Era nato infatti il 20 luglio del 1918, a Fossombrone, quando la Grande Guerra non era ancora finita. Nella seconda Guerra aveva dato il suo contributo alla lotta di liberazione partigiana: dapprima come comandante di un distaccamento partigiano sulle montagne attorno alla Gola del Furlo, poi come arruolato nell’esercito alleato sulla Linea Gotica. Quindi come volontario nel Gruppo Combattenti per la Libertà del ricostituito esercito italiano. Nel 1960 si era trasferito a Riccione, dove per molti anni ha gestito un’attività commerciale e, in questo ambito, era divenuto Presidente del Conad Romagna. Faceva parte del Comitato circondariale dell’ANPI, l’Associazione nazionale dei partigiani, ed era socio dell’Istituto Storico della Resistenza.

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