Finale di Champions. Il sorriso del vincitore, Roberto Di Matteo, un italiano vero.

Finale di Champions. Il sorriso del vincitore, Roberto  Di Matteo, un italiano vero.
UEFA Champions League Final - Chelsea Press Conference

LA CRONACA DAL DIVANO. La notizia: per la prima volta una squadra di Londra, il Chealsea, guidato dall’italiano Roberto Di Matteo, vince ( ai rigori, 5-4, dopo che i tempi regolamentari si erano chiusi 1-1)  la Champions League battendo, in casa sua, il favorito Bayern di Monaco.

IL VINCITORE. Perchè vederla? Si chiedeva nella presentazione in prima su La Gazzetta, l’ Arrighetto Sacchi. Bayern- Chealsea, infatti, non era la finale attesa dai più e quella sponsorizzata dai vertici del calcio, che oltre ad un ‘sorteggio’ ad hoc non possono spingersi, e tuttavia non bisogna dimenticare che ‘ le due outsaiders hanno avuto la forza di buttar fuori (nientemeno che) Barca e Real‘, strombazzate ai quattro venti da mille e mille orchestre come il meglio del meglio della storia del pallone.

Ma, esterofilia a parte, il motivo vero che ha spinto tanti di noi a guardare la finale delle finali, è stato quel Chealsea a febbraio dato per cotto ma che ( alla prova dei fatti) dapprima ha  cotto  il Barca del divino Messi e,  poi,  sia pure dal dischetto, nella sua tana di Monaco, il Bayern. Un Chealsea che,  molto probabilmente,  manco lui sa come sia riuscito ad arrivare fin lassù, dopo quel doppio confronto con il Napoli in cui, agli azzurri, sarebbe bastato mettere in rete  una delle tante facili occasioni sprecate per un soffio. Per relegare i Blues  ad una annata inutile e triste.

UN ITALIANO VERO. Sortite del genere, è chiaro, non possono attribuirsi ad un sol uomo. Eppure, per semplificare, necesse est indicare qualcuno che, tra gli altri,  più incarna l’evento. E chi, tra i tanti, se non Roberto Di Matteo?

ROBERTO DI MATTEO. A ben scrutarlo, questo nostro conterraneo migrato nell’isola della perfida Albione, di  italiano sembra avere poco o nulla. Il viso, il taglio degli occhi, i silenzi con cui accompagna i gesti, sembrano ‘caratteristiche‘ desunte da altri popoli. Forse dagli Unni di Attila. O i Mongoli di Gengis Kan.  Chissà, del resto la Penisola di genti ne ha ‘ospitate‘ tante e poi tante, che anche questo sospetto potrebbe risultare fondato!

Poi, se lo si va scoprire, nel suo quotidiano, ecco emergere  l’italiano vero. Che vive a Londra dal 1996 , moglie inglese, tre figli tra cui una graziosa bimba, ma con il cuor  lasciato a Roma. La piccola, infatti,  spesso chiede: ” Papà, quando ci torniamo?”.

Roberto è un uomo riservato, rispettoso. Che ama il suo lavoro. A Londra ci è arrivato ( dalla Lazio) per giocare con i Blues, ora è il suo trainer. Ammira Messi, tantissimo, anche se l’ha eliminato. In realtà non vive a Londra ma vicino a Birminghan, esattamente a circa 135 chilometri dal quartiere londinese che funge  come base d’appoggio dopo le lunghe ore passate sul campo, al lavoro. Roberto non scarta una eventuale esperienza in Germania. Lui, figlio di emigranti in Svizzera, che rammenta spesso, anche perchè è il paese dove il padre lavorava,  a Schaffusen, presso le acciaierie  Fisher.  Roberto, anche se non li vede più come un tempo,  i suoi famigliari,  non li dimentica mai, neanche per un attimo.

” I miei – dice- sono stati un grande esempio di umanità. I miei valori sono nati lì”.

Lasciò il calcio ad appena 30 anni. Il colpo è stato difficile da digerire. Si iscrisse all’Università, facedonsi ‘ un culo pazzesco’. Gli rimase però impressa una frase del presidente americano Coolidge ” Niente al mondo può sostituire la tenacia”. E’, questo, ormai, il suo vero assunto. Champions o no, bastano questi pochi tratti a dirci che non sarà una meteora. Come tutti gli  italiani veri. Che tieni accanto per anni per poi vederteli balzare avanti quando meno te lo aspetti. Imprevedibili. E magari in un momento terribile. Dove altri ( senza offesa per nessuno) si smarriscono, mentre lui no, perchè dentro di lui c’è qualcosa che lo spinge a trovare una soluzione. Qualsiasi soluzione. Come quella, che sa tanto di prodigio, perpetrata col Chealsea, dato per cotto, già messo ( praticamente)  fuori dal Napoli, eppoi ( guarda un po’ questi Italiani) condotto ( per mano)  da uno di loro nientemeno che sul trono d’Europa!

 

Roberto Vannoni

 

( tra le fonti  SW Sport Week – La Gazzetta dello Sport, sabato 19 maggio)

 

 

 

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