Emilia Romagna. AAA Cercasi artigiano. I tanti (redditizi) mestieri che nessuno vuol più fare.
EMILIA ROMAGNA. CERCO LAVORO, LAVORO OFFRO. Tempo di crisi. Ed è difficile trovare lavoro ( anche da noi, in Emilia Romagna) . Ma è veramente così?
“Il giovanotto è uno studente che studia che si deve prendere la laura”. Con queste parole tratte da “Totò, Peppino e la malafemmina” si può riassumere l’ambizione della famiglia italiana media degli ultimi decenni. Crescere, studiare, formarsi perché al successo sui libri equivale il successo sul lavoro.
Eppure , ultimamente, questa equazione non sembra più restituire il risultato ovvio, previsto, sicuro. Negli ultimi anni, diversi settori, specialmente quelli dei servizi ( finanziari, bancari, economici e non solo) sono stati protagonisti di un importante processo di saturazione, assorbendo via via tutti gli effettivi necessari per il funzionamento della società e lasciando gli altri, ora, a spasso in quanto incapace di assorbirli. Certo, poi c’è la seconda possibilità. Mollare gli studi e buttarsi su un mestiere, su una specializzazione autentica, fare l’artigiano.
CONSEGUIRE UNA LAUREA O IMPARARE A FARE UN MESTIERE? Nonostante molte famiglie siano più ansiose del ‘pezzo di carta’, ci sono settori e addirittura ‘antichi’ mestieri che rischiano l’estinzione proprio perchè non si trovano nè apprendisti nè degni successori.
Ci sono alcuni settori che offrono molte opportunità di lavoro, anche ben pagate, ma ai giovani non interessano. E così le aziende fanno fatica a trovare personale. Lavori spesso manuali e faticosi che però vengono pagati molto più di quanto potrebbe guadagnare un impiegato laureato. Proviamo a pronuncia re la parola (quasi ) tabù ‘laboratorio‘ e pensiamo agli artigiani, dai panettieri alle sarte ed alle ricamatrici: intere generazioni sull’orlo di una via senza futuro. Ed allora perché non provare a confrontarsi con queste opportunità invece di lamentarsi che in Italia non c’è lavoro?
AAA… CERCASI ARTIGIANO. DISPERATAMENTE. Dagli artigiani ai cuochi, dai falegnami ai meccanici… sono svariati i settori in cui le aziende trovano molte difficoltà a selezionare nuovo personale. Ci sono aziende che arrivano ad assumere come consulenti esterni gli ex dipendenti che sono andati in pensione proprio perché non riescono a trovare nessuno che li sostituisca. Ed aziende che impiegano mesi e mesi prima di riuscire a trovare qualcuno qualificato a svolgere un particolare compito. Nell’ultimo numero de “l’Espresso” viene dato ampio spazio a questo tipo di professioni. “Cercasi artigiano disperatamente”, ovvero come vivere in un Paese, l’Italia, che ha fatto dello stile, dell’eleganza e della cura del dettaglio un caposaldo della propria economia.
Ovviamente non si tratta di lavori che si possono fare così da un giorno all’altro. E serve un po’ di esperienza e manualità per diventare veramente bravi. Ma magari i giovani alla ricerca di un’occupazione potrebbero mettersi in gioco e decidere di diventare apprendisti, per imparare un mestiere (come si faceva una volta!) che veramente può farli guadagnare e di cui c’è molta richiesta nel mercato del lavoro. Senza aver pausa di sporcarsi le mani e di fare lavori in orari non “tradizionali”.
UNA QUALITA’ CHE VALE.. ORO. A seguire si viene a scoprire che un artigiano può portare a casa come primo stipendio più di duemila euro al mese, che c’è una penuria cronica di sarte capaci di cucire le asole, e che spesso quando uno dei dipendenti arriva all’età pensionabile, rimane in azienda con un contratto da collaboratore perché la sua perizia non è replicabile da nessun giovane, con buona pace dei rottamatori e degli amanti delle novità a tutti i costi. La crisi economica, il costo del trasporto dei beni dai Paesi in via di Sviluppo e le nuove richieste da parte dei clienti che preferiscono la qualità al prezzo stanno portando imprese di varie dimensioni a scegliere di tornare in Italia perché anche se il costo della manodopera è cinque volte più alto che in Bulgaria, la qualità del prodotto rappresenta un valore aggiunto che poi si traduce anche nel prezzo.
Servizi, comunicazione, spettacolo. Questi i nuovi “miti”. L’artigiano? La ruota di scorta, l’ultima spiaggia per non morire di fame, in quanto si tratta di un settore disprezzato dall’immaginario collettivo. Se i lettori del Corriere della Sera criticavano i tremila euro dei panettieri cosa bisogna fare per i 2.200 euro mensili come stipendio d’ingresso di un maglierista? E i 22 mila euro l’anno come orafo junior da Bulgari? Parliamo di Italia, non di chissà quale Paese. Per quale motivo Ikea ha voluto spostare la sua produzione dalla Cina all’Italia? E’ l’affermazione dell’eccellenza, significa dare un valore alla perizia, all’arte, alla tecnica, alla sensibilità.
MA ‘IO NON CI STO’. Non possiamo essere tutti dottori, tutti medici, tutti avvocati, tutti giornalisti. Il sistema salterebbe. Esistono delle eccellenze che riescono a ritagliarsi il proprio spazio ed altri che devono cambiare. Altrimenti salta il banco. Ma molti ‘non ci stanno‘: dove è richiesta la manualità scattano i problemi. L’assioma “tanta fatica-pochi soldi” è un mito duro da sradicare. Come si legge in un interessante articolo de ‘L’Espresso‘ tra i mestieri con pochi addetti che potrebbero regalare emozioni, libertà oltre a un discreto riconoscimento economico: installatori d’infissi, panettieri e pastai, pasticceri e gelatai, cuochi, falegnami, spedizionieri, valigiai e borsettieri, conciatori di pelli, pellicce e pellettieri, sarti e tagliatori artigianali, modellisti e cappellai. Il Corriere della Sera mesi fa aveva dato eco all’allarme lanciato da Vinceslao Ruccolo, presidente dell’associazione panificatori abruzzesi, aderente alla Confesercenti. Ruccolo, fornaio di San Vito Chietino,denunciava la mancanza di almeno 100 panettieri solo nella sua regione: “In Abruzzo sono tanti i forni artigianali che non trovano manodopera e il problema, che esiste da anni, ora si è accentuato. Un fornaio con la qualifica ottiene circa 2.500 euro netti al mese in busta paga. Uno stipendio che, con gli straordinari e la produttività, arriva facilmente a tremila. È vero che si lavora nelle ore notturne, di solito da mezzanotte alle otto, ma c’è anche chi finisce prima e inizia prima. Quasi sempre, invece, rispondono alle offerte di lavoro solo gli extracomunitari e, ultimamente, neanche quelli”.
(Fonte: Giornalettismo)
Mancano le figure specializzate. Non ci sono più manutentori, idraulici, tornitori, posatori. Gi anziani non vanno via da questi posti perché hanno imparato sul campo e possono godere del fatto che i giovani, già inseriti in un sistema formativo diverso non sono quasi capaci di tenere in mano un cacciavite. Le scuole non sono in grado d’insegnare un mestiere e soprattutto sono le famiglie a non lasciare scampo.
VUOTO CULTURALE . Insomma, I potenziali candidati disertano forse perché non ritengono il mestiere adeguato alle loro ambizioni o forse perché non riescono a tenere in mano un vassoio o forse solo perchè desiderano avere un ‘posto fisso, con salario fisso e malattie ( e maternità) pagate‘..Secondo Bortolussi, presidente della Cgia, neanche la scuola può dare quella mano necessaria a cambiare la mentalità di un popolo. “Bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo di perdere”.
A colpire particolarmente sono le parole di una persona, firmatasi goldenchild, la quale ha scritto: ” Invece da un annetto a questa parte, in articoli come questo o anche quelli di Di Vico, si invitano i giovani ad andare a fare panettieri, falegnami, idraulici e a non lamentarsi troppo. Direi che la linea editoriale del corriere va in parallelo col declino dell’economia italiana”. Panettieri uguale declino dell’economia italiana. Così è, se vi pare.
E’ vero che, ad oggi, tra burocrazia e giustizia, mettersi ‘ in proprio’ è cosa alquanto dura se non impossibile, ma ci sarebbero già tante attività , alcune anche ben avviate, in attesa solo di una sferzata di gioventù per continuare il proprio cammino di eccellenza. Invece di lamentarsi della ‘misera busta da disoccupato’ , quindi, perchè non provare a seguire altre strade? Ed evitiamo certi tabù, per cortesia…





at 10:19
ciao.. io sono diventato panettiere dopo aver fatto il corso http://www.corsopanettiere.it
perchè prima nessuno mi calcolava..
bisogna dire che al giorno d’oggi bisogna essere qualificati e avere un esperienza per lavorare come panettiere..