Il 95°Giro d’Italia, sui tornanti dello Stelvio. Oggi, per la ‘rosa’, Rodriguez o Heysedal ?

Il 95°Giro d’Italia, sui tornanti dello Stelvio. Oggi, per la ‘rosa’, Rodriguez o Heysedal ?
Coppi e lo Stelvio

95° GIRO D’ITALIA. Oggi, 20° tappa del 95° Giro d’Italia. Si va da Caldes a Va di Sole/Stelvio, 219 chilometri, pensata apposta per rimescolare le carte prima dell’ultima, domani domenica 7 maggio, da Milano a Milano, 30 chilometri contro il tempo per assegnare una delle due maglie più ambite del ciclismo mondiale. I vecchi suivers l’avrebbero definita ’ da tregenda’, con (nei sessanta finali) il Mortirolo ( Cima Pantani, 1718 m.) e lo Stelvio ( Cima Coppi, 2757 m.).

Gli interrogativi d’oggi sono ( in fondo) quelli di ieri: riusciranno i nostri eroi ( Scarponi a 1’39” e Basso a 1’45”) a mettere in difficoltà lo spagnolo Joaquim Rodriguez ( maglia rosa) e ( soprattutto) il canadese Hesejdal fin al punto di superarli in classifica per, porsi, poi, in posizione tranquilla per la cronometro di Milano? La suspance, soprattutto quella dei giorni finali, alimentata nello specifico, da ‘giganti’ come il Mortirolo e lo Stelvio, è un po’ il segreto della grande attrazione che il Giro esercita su folle ( talvolta) immense. Ma ‘educate‘ ad apprezzare il valore-uomo grazie a  cronisti, esempi e personaggi che sono appartenuti ( per decenni)  solo al grande ciclismo.

LA LEGGENDA DELLO STELVIO. Il Giro del 1953, quando Coppi aveva varcato la soglia dei 33 anni, propose a due tappe dalla fine un rebus mica da poco: il bell’Ugo ( Koblet) saldamente in rosa e il vecchio Fausto ( Coppi) convinto ormai d’essere stato battuto. Molti suivers, giornalisti e addetti ai lavori, infatti, se n’erano già andati a casa. Nonostante ciò erano in tanti, gli irriducibile del Fausto, incollati alla radio in un lunedì pomeriggio di inizio giugno per la cronaca di tappa.

Si andava da Bolzano a Bormio. Alla radio, una voce, la solita voce calda e convincente, quella di Mario Ferretti. Esordì, con poche note: “ E’ un uomo tutto solo, la sua maglia è bianco celeste, il suo nome è …”. Pochi o nessuno sentirono, probabilmente, il nome, perché quanto anticipato era già più che sufficiente per esplodere un ‘boato’ di gioia che forse neppur un gol decisivo al campionato del Mondo di calcio ha eguagliato. Anche perché nelle gambe del ‘grande airone’ pedalava, infatti, l’orgoglio ritrovato d’una Italia devastata, solo qualche anno prima, da una delle sue tragedie più grandi.
Lo svizzero non apparve in buona giornata. Forse le ‘fatiche’ precedenti lo avevano prostrato. Fausto ‘scatenò’ la sua squadra e, quando l’avversario dette segni di cedimento, spiccò uno dei suoi soliti ‘voli’ in solitario,  lungo 32 chilometri, che ( questa volta)  lo portò a vincere la tappa e il Giro, il suo quinto Giro, che gli consentì ( tra l’altro) di eguagliare il primato ( nientemeno che) di Binda.
I passaggi di Fausto sui tornanti dello Stelvio sono patrimonio dello sport, e non solo del ciclismo, oltre che di quanti poterono ( in qualche modo) esserne testimoni più o meno diretti, come per una di quelle straordinarie ‘storie’ da ‘passare’ di padre in figlio.

 LA 20a TAPPA. La fatica è quella di un tempo: immane, soprattutto in alcuni punti, come il Mortirolo ( versione più facile) e lo Stelvio ( solito spauracchio).

Il problema, oggi, è semmai quello d’un livellamento generale ( e quasi pianificato) che preclude le ‘imprese’, ovvero quelle ‘ toccate e fuga di campioni’  attese e imprevedibili allo stesso tempo che solamente alcuni tra gli altri riescono a fare. Magari partendo da lontano, con la sua smorfia triste, come faceva il Fausto, oppure ‘martellando ai fianchi‘, come face il Pirata ( nel 1994 ) con Indurain.

Praticamente, del folto plotone, si sono distinti un certo Zaugg ( vincitore dell’ultimo Lombardia) e Cunego ( gregario di lusso di Michele Scarponi); i due, insieme ad un manipolo di altri compagni di fuga, hanno affrontato in davanti il mitico Stelvio. Pimpante è apparso, tra uno ‘scattino‘ e l’altro, Rodriguez, la maglia rosa; un po’ più spento invece Basso, dal quale Cassani ( il commentatore Rai) s’aspetta va qualcosina ( mai arrivata) già sul Mortirolo. Per questo il taccuino langue di note eclatanti.

Dal gruppetto s’è staccato Thomas Gandt, fiammingo, che per alcuni chilometri ha rischiato di far saltare il banco ( nel senso che stava colmando il ritardo di 5’40″ dalla maglia rosa); dietro di lui Cunego ( poi secondo a 50″) e lo spagnolo Nieve ( terzo a a 2’50″). A circa un chilometro dalla arrivo, le mosse dei grandi: prima quella di Scarponi, po quella di Hesyedal e Rodriguez, con la maglia rosa che si libera del canadese, raggiunge Scarponi, e taglia il traguardo a 3’23 da Gendt ed una decina di secondi sul marchigiano e il canadese.

Ora il divario tra Rodriguez ed Hesyedal è all’incirca di 30″: un divario forse non sufficiente allo spagnolo per aggiudicarsi domani, nella tappa a cronometro di Milano, il 95° Giro d’Italia. Comunque qualche elemento di suspance resta. A questo punto ( con Scarponi  battuto e a 2′, Basso strabattuto e a circa 3′) una cosa appare ( quasi) certa: il trionfatore, quest’anno,  non parlerà in lingua italiana.

 

Ro.Va.

 

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