Terremoto in Emilia Romagna. Il trauma da scosse può mettere in pericolo (anche) la salute?

Terremoto in Emilia Romagna. Il trauma da scosse può mettere in pericolo (anche) la salute?
Terremoto in Emilia, foto di repertorio

SCOSSE & TRAUMI. Sono innumerevoli i danni che un evento come il terremoto può può causare. Non ci riferiamo solo al dramma delle vittime, agli edifici crollati, e a un intero tessuto economico da ricostruire, ma anche ai danni non visibili. Sono danni di cui la consapevolezza non è sempre immediata ma che, allo stesso tempo, sono molto diffusi, e riguardano la salute psicologica di chi si trova a vivere il trauma legato a un fenomeno come le scosse sismiche. Si tratta di un tema tristemente attuale, non sono ‘remote’ le devastazioni dell’Aquila ed è in corso in questi giorni un pesante fenomeno sismico in Emilia Romagna. Vittime, feriti, edifici crollati e molti inagibili, e tanta paura a scandire la quotidianità di migliaia di persone.

DPTS. Depressione, ansia e disturbi post traumatici da stress (Dpts) sono più che mai presenti, o comunque in ‘agguato’. Antonietta Lorenzetti (dell’Almanacco della Scienza – Cnr) riporta le parole dell’esperto Angelo Gemignani dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa. “Quando l’evento sismico si protrae nel tempo innesca effetti legati all’esposizione cronica da stress, tra questi l’alterazione del sonno e le modificazioni del livelli di ormoni quali cortisolo, catecolamine e, nelle donne, anche degli estrogeni. Nel lungo termine si riscontrano poi variazioni cardiovascolari associate a un maggiore rischio di sviluppare ipertensione, tachicardia e talvolta infarti del miocardio” spiega Gemignani.

PREVENZIONE. Anche in quest’ambito la prevenzione “potrebbe aiutare l’individuo con l’aiuto di corsi e tecniche apposite a conoscere le proprie emozioni e a controllarne gli effetti”, prosegue lo psicofisiologo dell’Ifc-Cnr. “A una prevenzione primaria, dovrebbe però seguirne una ‘secondaria’, in cui, mediante centri di ascolto post-emergenza, terapie psicologiche di tipo cognitivo-comportamentale ed eventualmente farmacologiche, vengano programmati interventi di sostegno”.

RISPOSTE DIVERSE. Naturalmente ogni individuo risponde in modo diverso al fenomeno traumatico: “L’esposizione prolungata a un evento traumatico aumenta la vulnerabilità a sviluppare il Dpts, patologia che porta a ‘rivivere’ i momenti scioccanti, con perdita del contatto con la realtà e sensazione di disagio e terrore intensi”, dichiara il ricercatore. “Talvolta si possono manifestare amnesie legate all’evento sismico e, nelle situazioni più gravi, comportamenti di autolesionismo e tentativi di suicidio legati alla visione negativa del futuro”.

IL TEMPO. Come si possono affrontare questi disturbi? Come spesso accade, la differenza può farla anche il tempo, è cioè consigliabile agire tempestivamente:  ”Occorre non far passare troppo tempo tra l’insorgenza di paure immotivate, palpitazione e insonnia e la valutazione di uno psicologo clinico o di uno psichiatra, una terapia cognitivo-comportamentale dovrebbe iniziare direttamente ‘sul posto’ nei primi cinque giorni successivi al trauma” spiega Gemignani.

Le categorie più a rischio sono anziani e bambini. “Nel secondo caso, si deve applicare la psicoterapia anche a genitori e insegnanti, in modo da creare una rete attorno al piccolo”, aggiunge Gemignani. “Studi effettuati su bimbi vittime di traumi importanti hanno evidenziato come, in assenza di un intervento immediato, subentri il pericolo di un ritardo nello sviluppo fisico e cognitivo, difficile da recuperare”.

EMOZIONI POSITIVE. Un altro aspetto da non sottovalutare è la benefica influenza delle emozioni positive: “Un atteggiamento di ottimismo può mediare gli effetti negativi dello stress e permettere un adattamento più rapido alla tensione e garantire una minore vulnerabilità a sviluppare classiche patologie stress-correlate”.

Fonte: http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=3366&giornale=3336

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