Emilia Romagna. I ‘legni’ della tradizione a vela. Con tanti colori, l’uno che ‘sfida’ l’altro.

Emilia Romagna. I ‘legni’ della tradizione a vela. Con tanti colori, l’uno che ‘sfida’ l’altro.
Associazione Vecchie Vele ( foto SANTE RIGHI) 1

PORTO CAVALE DI CESENATICO. Dea, Eolo, Asso, Audace, Alga, Ozio, Gilda ... Sono solo alcuni dei nomi delle piccole barche e lance a vela ‘d’epoca’ che i loro proprietari hanno rimesso a nuovo e all’ormeggio nel porto canale di Cesenatico. Tutte quante assieme, l’una di fila all’altra sull’acqua, fanno di Cesenatico un borgo di mare e un approdo con ben pochi eguali in Italia. Il risultato prodotto è di primordine. Una visione e un colpo d’occhio da meraviglia, per questo porto canale adriatico, che volgendosene a profitto dell’oggi, ha saputo mantenere e conservare tipicità e storia.

Nella bella stagione e, per tutta l’estate, la parte superiore del canale urbano torna a riempirsi di tante vele multicolori, messe le une di rimpetto alle altre a fileggiare al vento. A popolarsi di tanti piccoli ‘battelli’ in legno, che pescano a piene mani nella tradizione. I loro proprietari, appassionati di vela e di mare, le hanno recuperate pezzo dopo pezzo, le hanno riscoperte perlopiù in disarmo, alla fonda in darsene secondarie e vecchi squeri. Restaurate con impegno e certosina cura per i dettagli, orgogliosi del lavoro fatto, le hanno rimesse di nuovo a galleggiare in acqua, alla prova del vento. Oggi il turista, il frequentatore anche occasione, che metta piede su ponte di Garibaldi (la ‘Piazza’ naturale che riunisce le sponde del paese diviso dall’acqua), gli parrà di essere giunto per davvero un luogo fuori dal tempo. Alla vista di tante barchette così linde, tirate a specchio, allestite con paranchi e cime ben ordinare, con inalberate le vele colorate rosso e giallo ocra, anche chi di navigazione e di mare non se ne intende o diffida, è colto all’istante dal desiderio di mettere il piede da bordo. Preso dalla voglia di andare con quelle barchette anche solo su è giù per uell’acqua appena scossa che si muove entro il canale urbano. E’ grazie alla passione per le barche tradizionali d’epoca dei loro ‘armatori’, se si è arrivati a questo risultato, ancora solo una decina di anni fa impensabile ottenere. Quanti non conoscono la storia di un paese, non possono aspirare di comprenderlo, di capirlo, né tanto meno apprezzarne ciò che sopravvive nel presente. Oggi la parte più antica del porto canale leonardesco si mostra con ormeggiate alle banchine, da parte a parte, più di venti barche della tradizione adriatica. Lo tramutano, in un paesaggio marino da copertina illustrata. In pagina raccontata ove si dà sfoggio a una vivida e presente cultura marinara. Di fronte alla quale ciascun viaggiatore vero non può sottrarsi al gusto di leggerne la storia.

Le barche del Museo della Marineria di Cesenatico hanno dato stura alla passione, allo slancio dei privati, nel recuperarne, ricostruire e salvaguardarne i vecchi scafi a vela. Chi non vi è riuscito a farvi fronte con la propria manualità si e fatto aiutare nei restauri e negli allestimenti, da uomini esperti, maestri d’ascia e carpentieri; i pochi a far rivivere i legni dalla tipica vela ‘al terzo’. Si tratta perlopiù di lance, lancioni, battane, topi veneziani, barchette da portolata: barche fabbricate per il duro mestiere del mare e della pesca costiera, oggi, tuttavia, rimesse in ghingheri per lo svago nautico. In tal modo giovani e anziani si sono ‘rincontrati’: hanno appreso e perfezionato la navigazione a vela, si sono dati voce nell’innamorarsi del mare. Hanno formato il team: ‘Associazione vele al terzo Cesenatico’ , mettendosi in tal modo a ‘servizio’ del loro paese: collaborano a manifestazione, a rievocazione storiche, a feste, ad avvenimenti, issano ogni giorno le vele cinte con gran pavese. Federico Ricci, uno dei più giovani della minuscola ‘squadra navale’ ed anche il loro coordinatore. “Ritengo che una flottiglia così non ce l’abbia nessuno -scandisce tra l’entusiasmo e una punta di malcelato orgoglio-. Siamo ora una folta compagine di barche storiche, e una gran bella compagnia di amici”. “Ognuno di noi, in base all’esperienza che ha maturato aiuta gli altri -assicura Ricci- Partecipiamo a raduni, manifestazioni, feste, collaboriamo con il Comune organizziamo eventi. D’estate tutte le mattine issiamo le nostre vele”.
Di cosa vi compiacete? “I più giovani di noi si sono arricchiti con l’esperienza e i consigli degli anziani. Hanno imparato ad ascoltare i racconti dei vecchi pescatori ”.
Cosa vi apprestate ad organizzare per l’estate? “Abbiamo alcune idee che ci piacerebbe mettere in campo – abbozza Federico Ricci- Ci sono poi tutte le uscite in mare e le veleggiate da fare in collaborazione con Museo della Marineria. In questi tre anni ci siamo fatti conoscere perbene tra le Mariergole di Romagna. Abbiamo dalla nostra anche uno sponsor che affianca le nostre iniziative. La Lombardini di Reggio Emilia, un prestigioso marchio di motori marini che ci sostiene”. Non resta che augurar loro ‘buon vento’.

Antonio Lombardi

GLI ARMATORI. L’elenco degli ‘armatori’ e i nomi delle barche: Federico Ricci – Franco Marconi lancia ‘Le tre F’ e ‘Makallè’, Carlo Piccoli battana ‘Audace’, Eugenio e Paolo Montagna lancia “Sofia”, Lando Casali lancia “Alba”, Flavio Casali lancia “Giuseppina”, Quinto Pagliarani lancia “Alga”, Marcello Manuzzi – Andrea Lucchi lancia “Cuspis”, Luigi Quadrelli battana “Ad Novas”, Francesco Baldini lancia “Dea”, Alice Canducci – Luciano Donini battana “Eolo”, Federico Cortesi battana “Denise”, Andrea Pagliarani lancia “Du Strambul”, Italo Bartolini lancia “Asso”, Claudio Zavalloni Giovanni Bazzocchi lancia “Ozio”, Claudio Cola lancia ‘Annina C ‘, famiglia di Luca Paganelli battana ‘Pensa per te’, Angelo Papperini lancia ‘Gilda’, Biancamaria e Angelo Ori lancia ‘Venere’, Giuseppe Montanari -Alessandro Del Bene battana ‘Coza’ , Stefano Budini “Dulcinea”, Gabriele Del Bene “Garampina”.

 

Ti potrebbe interessare anche...