Emilia Romagna, l’ultimo saluto a Giuseppe Bertolucci.

Emilia Romagna, l’ultimo saluto a Giuseppe Bertolucci.
Giuseppe Bertolucci e Roberto Benigni. Immagine di repertorio

EMILIA ROMAGNA.  “La prematura scomparsa di Giuseppe Bertolucci ci addolora e rende più povero il mondo della cultura del nostro Paese. Non scorderemo l’amore per la sua terra emiliana, i suoi importantissimi lavori, l’appassionato impegno sociale e per le istituzioni culturali fino al contributo per la Cineteca di Bologna. Voglio rivolgere alla sua famiglia, al fratello Bernardo, le mie più sentite condoglianze anche a nome della Regione Emilia-Romagna”. Così il presidente Vasco Errani ha commentato la perdita del regista e sceneggiatore parmigiano.

E’ una gravissima perdita per il cinema e per l’intera espressione artistica – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti - credo ora sia ancora più necessario che venga attentamente riletta la sua opera, un grande patrimonio ricco di raffinatezza e originalità che Giuseppe Bertolucci ha generosamente prodotto nel corso della sua vita”.

BREVE BIOGRAFIA. Giuseppe Bertolucci, nato a Parma il 27 febbraio del 1947 mosse i primi passi nel mondo del cinema facendo da aiuto del fratello per“La strategia del ragno”(1970),  è morto ieri a Diso un paesino assolato della provincia leccese dove aveva scelto di passare gli ultimi mesi della sua vita assieme alla moglie, la professoressa Lucilla Albano, e da dove aveva salutato con gioia il ritorno al cinema del fratello Bernardo anche lui molto malato.

Regista surreale e garbato, Giuseppe Bertolucci ha saputo amalgamare nei suoi film l’ispirazione piu’ intimistica e familiare del padre, il poeta Attilio amico di Pier Paolo Pasolini, e il guizzo lucido e a volte crudele presente nelle opere del fratello maggiore Bernardo. Più introspettivo il primo, più esplosivo il secondo.

Il regista esordì con il mediometraggio “I poveri muoiono prima“, e collaborò alla sceneggiatura di “Novecento” (1976), ma il successo arrivò nel 1975 quando scrisse un monologo teatrale, “Cioni Mario di Gasparre fu Giulia“, per uno sconosciuto menestrello toscano tale Benigni Roberto con cui due anni dopo girà un film che diverrà un cult: “Berlinguer ti voglio bene”.E’ stata la volta poi di ‘Oggetti smarriti’ (1980), in cui ha manifestato la predilezione per un cinema surreale e grottesco. Dopo ‘Segreti segreti‘ (1984), lucido e penetrante film sul terrorismo, ha realizzato ‘Tuttobenigni‘ (1986, antologia delle esibizioni riprese dal vivo di R. Benigni), ‘I cammelli‘ (1988, con Diego Abatantuono e Paolo Rossi), ‘Strana la vita’ (1988), ‘Amori in corso‘ (1989), un episodio del film ‘La domenica specialmente‘ (1991). E ancora: ‘Troppo sole‘ (1994, con una camaleontica Sabina Guzzanti) e ‘Il dolce rumore della vita‘ (1999), tutte opere attraversate dalla sottile vena di assurdo che ha caratterizzato tutta la sua produzione. Nel 2001 ha girato ‘L’amore probabilmente‘ e poi ‘Luparella’ (2002) e ‘Pasolini prossimo nostro’ (2006) e il documentario ‘La rabbia di Pasolini’ (2008), di cui e’ stato anche produttore. Nel 2010 e’ tornato alla regia teatrale con ‘L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro‘, che gli e’ valso il Premio Ubu. Per molti anni fu presidente della Cineteca di Bologna.

Eccellente direttore d’attrici, instancabile talent scout, Bertolucci era da tempo malato. Aveva scritto un anno fa, nel suo diario autobiografico “Cose da dire”: “L’unica cosa che conta è continuare a porsi delle domande, tante domande. Sarà perché, tra tutti i segni grafici che quotidianamente usiamo nella pratica della scrittura, il punto interrogativo è il più elegante e l’unico che non chiude, ma spalanca le porte dell’ignoto e della sorpresa?”.

Benigni ieri è stato tra i primi a giungere a Diso. Raccolto in un impenetrabile silenzio e accompagnato dalla moglie, Nicoletta Braschi, con occhiali scuri, cappello bianco e giacca nera ha affermato: “Gli devo tutto, anche gli anni più belli della mia giovinezza. Era il mio migliore amico. Il mio primo amico, il mio primo regista, il mio primo autore. Mi ha insegnato a leggere la poesia, a camminare nel mondo, a guardare il cielo per capire da che parte arriva la bellezza”.

 

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