Valmarecchia. Solstizio d’estate. Quando il fantasma di Azzurrina torna nel castello di Montebello.

Valmarecchia. Solstizio d’estate. Quando il fantasma di Azzurrina torna nel castello di Montebello.
Castello di Torriana da Montebello

UN ANTICO MISTERO. Che cosa è davvero accaduto durante quell’estate torrida e dai tratti misteriosi di quel 20 o forse 21 giugno del 1375, quando la piccola Guendalina Malatesta, meglio conosciuta con il nome di Azzurrina, scompare nel nulla, inghiottita, eclissata, senza lasciare nessuna traccia di se, volatilizzata in una delle tante stanze labirintiche del castello di Montebello di Torriana, in provincia di Rimini. Un fatto di vera cronaca italiana del XIV secolo che tutt’ora ancora appassiona coloro che sono alla meticolosa ricerca di una testimonianza, di un messaggio dall’aldilà, di una presunta «presenza spettrale» riguardo appunto, la misteriosa sparizione della bambina dai capelli turchini che infesta, giocherellando e uggiolando, la fortezza millenaria di Montebello.
GLI STRANI MUGOLII. Che cosa sono, dunque, quei strani mugolii da brivido, «raccapriccianti», maggiormente udibili soprattutto in estate e di notte, provenire nella stanza che in un tempo passato serviva da ghiacciaia, l’odierno frigorifero, dove la ragazzina, forse attratta da una forza oscura, secondo una triste leggenda del luogo, sparì. Una misteriosa sparizione che ancora oggi, nonostante siano trascorsi più di seicento anni, cattura l’attenzione, anzi la curiosità di migliaia di visitatori a recarsi ogni anno nell’omonimo luogo, ritenuto quest’ultimo nella classifica dei castelli italiani, tra i più «infestati».
Apparizioni inspiegabili, strani rumori, abbassamento drastico della temperatura ambientale, «sinistri lamenti», strilli e una flebile voce provenire dall’oltretomba di una bambina che sussurra, piano piano, lontano, la parola «mamma». O forse c’è dell’altro che colpisce ancora di più, riguardo appunto una strana sagoma di colore azzurro che si aggira giocherellando con una palla di pezza, per poi di colpo scomparire proprio nel punto in cui, molto probabilmente è successo la tragedia che vede come protagonista, la piccola Azzurrina. Perché, parlare appunto di Azzurrina e del suo «spettro» che solo agli inizi del XVII secolo si è diffusa per la prima volta la notizia di questa misteriosa scomparsa, ritenuta quest’ultima, una delle storie più «oscure e agghiacciante» dell’Italia medioevale. Come ho scritto poc’anzi, solo agli inizi del Seicento si parlò, forse, dei primi «avvistamenti» del fantasma della bambina, vista appunto vagare anche fuori le mura del castello, dagli abitanti del luogo che per precauzione, non uscivano di casa il primo giorno d’estate, per paura di incontrare lo spettro temibile della ragazzina. Una strana leggenda di borgo che nel corso dei secoli, ha preso larga padronanza per chi andava a caccia di fantasmi, pur di ottenere uno straccio di prova o testimonianza dell’esistenza dello spiritello della bambina oppure alla ricerca «inedita» di altre entità, ignote e ritenute nascoste proprio all’interno della roccaforte malatestiana. Difatti, tutto ebbe inizio, durante l’estate del 1375 quando una certa Guendalina Malatesta, aveva tra i sei o forse dieci anni circa quando di lei si persero, purtroppo, le sue tracce. Intorno al suo appellativo di «Azzurrina», forse così comunemente chiamata e ricordata a causa dei suoi capelli azzurri-violacei, celesti, colore alterato con la mescolanza di vari pigmentazione per coprire, l’albinismo, malattia molto rara da cui era già affetta fin dalla nascita. La caratteristica principale di questa anomalia genetica, sta proprio nell’alterazione del colore bianchissimo dei capelli, dei peli e della pelle. Infatti, all’epoca in cui era vissuta la piccola Azzurrina, l’albinismo, malattia quasi del tutto estranea, per chi era affetta, erroneamente si pensava che fosse figlia del male oppure una strega, visto le sue anomale caratteristiche «bianche» ben visibili sul volto, ma soprattutto accentuato il colore dei suoi capelli. Difatti, per metterla al riparo dai falsi pregiudizi e dalle maldicenze di coloro che non aspettavano altro che infierire cattiverie contro la figlia del castellano che i genitori per la sua incolumità, la tenevano appunto nascosta, anzi segregata tutto il giorno dentro le mura del castello e sorvegliata ininterrottamente, anche quando giocava oppure mangiava o dormiva, da due guardie. Azzurrina, descritta come una bambina molto vivace e dall’animo gioviale, il giorno della sua prematura scomparsa, stando ai racconti dell’epoca, giocava animatamente con la sua inseparabile palla di pezza quando, all’improvviso, s’infuriò un terribile temporale. Tuoni e pioggia torrenziale non distrassero niente affatto, la tranquillità di Azzurrina intenta a giocare beatamente senza sapere che da lì in poi, il tempo cancellerà di lei ogni sua traccia. Le guardie, infatti, non vedendo più la bambina giocare, immediatamente si affrettano a cercarla, presi dal panico, in tutte le stanze del castello, quando tutto ad un tratto, sentono udire il rumore del pallone rimbalzare, dei passi affrettati, un tonfo, un pianto angoscioso e poi silenzio assoluto, ma di Azzurrina, purtroppo, inspiegabilmente, non c’era più. Ricerche che durarono per giorni interi, settimane, per giunta mesi mettendo di soqquadro tutto il castello, sotterranei, cunicoli, stanze segrete, tutto in pratica, ma della piccola Azzurrina, nessuna traccia. Nessun ritrovamento del suo corpo. Nessun indizio riconducibile per ricostruire, punto per punto, gli ultimi istanti di vita di Guendalina-Azzurrina, prima della sua improbabile, per alcuni misteriosa e oscura, scomparsa. Sparita nel nulla. Come se non fosse mai esistita. O peggio, ancora, uccisa e di seguito nascosta altrove, per non essere mai più ritrovata, da persone del luogo o forse caduta vittima nelle mani traditrici dalle guardie stesse, a causa del suo handicap, riguardo appunto, il colore dei suoi capelli, perché ritenuta un’adoratrice del male e responsabile, quest’ultima, di fatti strani che succedevano proprio tra gli abitanti del paese. Ma la cosa che colpisce di più di questa terribile leggenda che insieme ad Azzurrina, sparì anche il suo pallone di pezza che la piccola, gelosamente portava con se, anche quando, non giocava. Una storia da «brivido estivo» che da qui e in poi, il castello malatestiano diventerà oggetto d’infestazioni dello spettro della bambina che ancora oggi, in ogni «solstizio d’estate», puntualmente, si manifesta. Eppure ci sono testimonianze di persone che dicono di aver visto, anche per pochi secondi, il fantasma della bambina vagare da sola oppure in compagnia del pallone, sia dentro e fuori dal castello. Visioni, apparizioni e rumori inspiegabili, testimonianze «choc» da far venire la pelle d’oca, anche per coloro che sono scettici di fronte a queste storie avvolte da sempre, da inquietanti leggende di borgo. Suggestione, oppure una pura e semplice, invenzione, come si è sempre pensato quando si parla appunto, come in questo caso, di antichi castelli e di luoghi del passato incorniciati fin dalla notte dei tempi, da sinistre storie di spettri. Una tra questi, classificata tra le più conosciute e secondo alcuni aspetti, tra le più affascinanti leggende italiane di tutti i tempi, è proprio questa della piccola Azzurrina, lo spettro dalla voce eterna d’angelo che ancora dimora, giocherellando con il suo pallone di pezza, come se fosse nata ieri, senza mai abbandonare, per chi ama i racconti del paranormale, le mura millenarie e segrete del castello di Montebello che forse, nasconde una leggenda ultrasecolare, legata appunto, alla scomparsa della bambina albina, minuta e spesso ritratta dagli «occhioni grandi e azzurri, come la folta chioma dei suoi capelli».

QUALE SOLUZIONE? La soluzione del mistero, forse si troverebbe proprio in quella stanza cosiddetta della «ghiacciaia», dove si sono appunto registrate, il maggior numero di apparizioni spettrali di Azzurrina. Una domanda che tutt’ora ancora è alla ricerca di una risposta per capire, appunto, il perché di queste frequenti «infestazioni» della bambina albina dentro le mura antiche di uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti d’Italia. Una delle tante storie leggendarie da «brivido», «gotico e intrigante» come quella della bella e seducente donna Laura di Città di Castello, del marchesino birichino del castello di Fumone oppure della «triste e segregata per amor adultero» della poetessa Isabella Morra e di molti altri sinistri aneddoti che ci portano dritti lungo quel cammino millenario di «misteri» italiani.

di Claudio Esposito.

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